Il cielo sopra l’India

Kashmir, Ladakh e le sorgenti del Gange Il nostro viaggio in realtà inizia un anno fa, di ritorno dal Rajasthan e Varanasi: non eravamo ancora atterrati in Italia che già pensavamo alla nostra prossima meta indiana. Eh sì, perché l’India ti si appiccica addosso e non te la levi più: un anno a leggere libri indiani e guide di vario tipo, a...
Scritto da: biba1966
il cielo sopra l’india
Partenza il: 20/08/2007
Ritorno il: 11/09/2007
Viaggiatori: in coppia
Spesa: 2000 €
Kashmir, Ladakh e le sorgenti del Gange Il nostro viaggio in realtà inizia un anno fa, di ritorno dal Rajasthan e Varanasi: non eravamo ancora atterrati in Italia che già pensavamo alla nostra prossima meta indiana. Eh sì, perché l’India ti si appiccica addosso e non te la levi più: un anno a leggere libri indiani e guide di vario tipo, a vedere film indiani (Bollywwod e non) e finalmente eccoci qua in aeroporto…

Abbiamo conosciuto un’India diversa, fatta di panorami immensi, di cieli blu e di silenzi. La forza e l’intensità della natura ci ha accompagnato fino a Gaumukh dove la madre Ganga nasce e scorre con lo stesso impeto e forza che avevamo visto nelle pianure, centinaia di chilometri più a valle.

L’India è sempre “un gran casino”: tante realtà differenti, tante etnie, religioni e modi di vita diversi che convivono tra loro. Ma come base sempre e comunque la disponibilità delle persone, che si può esprimere con caotica e intraprendente e sfacciata curiosità, con timidezza e pudore, o con seriosa riservatezza, ma sempre disponibili alla conoscenza del diverso, senza pregiudizi o remore.

Il nostro viaggio ha avuto inizio in Kashmir, terra intrisa di contrasti: montagne verdi e rigogliose con pinete, funghi, tipici odori del sottobosco e fiori selvatici, abitate da famiglie di boscaioli, lasciano il posto improvvisamente a una “vita nell’acqua” con houseboat e insolite gondole che fungono da trasporto merci e passeggeri. Sì, perché Srinagar si può visitare in due modi: da terra e dal lago. Da una parte il frastuono tipico di una città dal sapore mediorientale, con i negozietti di alimentari e ferramenta varia, con le moschee dove le persone di incontrano in allegria (tipo la nostra “vasca” per le vie del centro), con i militari. Dall’altra parte nessun rumore, solo la voce di qualche bimbo che gioca su un ponticello e lo sciabordio del remo nell’acqua: ti adagi sul divanetto colorato della shikara e scivoli lentamente, percorrendo verdi canali che si intrufolano tra le case maestose (e purtroppo diroccate) della città vecchia, tra ninfee e orti galleggianti. Ti senti come sospeso nel tempo e poi ti ritrovi a bere il tipico thè kashmiro nel terrazzino della houseboat sotto la luce infuocata del tramonto. E ti chiedi cosa ci stanno a fare centinaia di militari, quando intorno a te tutto parla di pace, serenità e quieto vivere. Di notte sentiamo degli spari, ma sono i festeggiamenti per un matrimonio; anche a Gulmarg e Kargil è la natura che parla, il sorriso delle persone, lo sguardo di occhi azzurri che ti scrutano nella folla del mercato…

Ci allontaniamo dal Kashmir vero e proprio per entrare in Ladakh: in un turbinio di tanka colorati e pregiatissimi, di statue e rappresentazioni dei vari Buddha (e chi sapeva che ce n’erano così tanti?), di offerte fatte col burro dipinto e di oggetti cerimoniali, ci addentriamo nei vari monasteri della regione. Le bandierine, i piccoli stupa e i muri-mani ci accompagnano in questa sorta di pellegrinaggio costellato di incontri per noi unici ed emozionanti: la preghiera del mattino a Spituk che ci ha visto condividere pane e chai con i monaci; il lungo discorso con il monaco di Hundar (aiutati dalla guida che fungeva da traduttore) sulle piccole-grandi regole di vita quotidiana; i dolci sorrisi delle monache bambine di Julichen che ci hanno accompagnato nelle varie stanze del convento facendoci intuire la dura vita che affrontano stagione dopo stagione; i passi affrettati e silenziosi dei monaci che si preparano per la cerimonia.

I canti e le preghiere, alternati al suono dei corni e al rintocco delle campane, si avvicendano ad altre emozioni che solo la natura può offrire: percorriamo i passi carrozzabili più alti al mondo (che fatica fare una passeggiata fino al tempietto!), assistiamo a un impareggiabile tramonto sul Golden Peak, attraversiamo con i cammelli batriani il deserto di dune di Diskit (quasi irreale con lo sfondo di montagne innevate) incontriamo animali indisturbati consapevoli forse di non aver nemico alcuno che si aggirano a pochi metri da noi (parlo di marmotte, yak, dzo, gru dal collo nero, aquile…). La Valle del Nubra, lo TsoMoriri e lo TsoKar sembrano luoghi immaginari e fantastici, dove le persone si sono adattate all’ambiente, senza rovinarlo, condividendo i momenti magici e le avversità: dopo chilometri e chilometri senza presenza umana scorgi qualche tenda nomade, un recinto per animali, muri-mani e tarcho (l’asta con le bandierine buddiste) o un frutteto di albicocchi. Sulle vette più alte dei pascoli, in prati soffici come batuffoli di cotone, scopriamo un ritrovo di tribù nomadi intenti nella benedizione dei loro rosari, mentre bambini “moccolosi” ci attorniano curiosi e sorridenti. Alla sera, dentro la tenda, ci addormentiamo col rumore forte del vento e il raglio di un asino selvatico, consapevoli come mai prima d’ora di quanto piccoli siamo.

Leh ci accoglie come una vecchia amica: monaci scalzi con gli occhiali da sole e il cellulare; fruttivendole sedute nel marciapiede a vendere i prodotti del loro orto; riposanti passeggiate tra i vicoli della città vecchia che si inerpicano su fino al castello; giovani in blujeans e anziani in goncha (il vestito tipico ladakho) ci salutano divertiti e incuriositi mentre entriamo in un “internet slow point” con la foto del Dalai Lama sulla porta.

Julee julee salutiamo e ampi sorrisi ci rispondono, trasmettendo a noi un senso di pace che ci fa desiderare la serenità e compassione buddiste.

Prima di partire assistiamo all’inaugurazione del Festival del Ladakh, che vede sfilare le comunità dei villaggi della vallata in costumi e danze tradizionali. Turchese, argento e corallo a go-go: Michele è praticamente obbligato a regalarmi qualcosa di simile!!! “Goooooood morning India”: il personale dell’albergo così ci saluta a colazione prima di proseguire.

La terza tappa del viaggio ci vede ritornare nella tipica confusione induista di Haridwar e Risikesh, per noi luoghi di sosta pre e post trekking. La puja serale è stracolma di gente, le donazioni di fiori se ne vanno nella corrente fortissima del Gange, statue fanno capolino dalle acque (le statue rotte non si buttano, ma si immergono nelle acque sacre), strani templi-castello lasciano nel vento suoni di campane e una fila a serpentina interminabile di persone si addentra nel tempio in collina .

Ma la nostra meta principale è andare a Gangotri per il trekking alle sorgenti della madre Ganga! Beh… la strada da Haridwar a Gangotri non è proprio una passeggiata: 12 ore di auto, di cui le ultime 5 in condizioni orribili, insomma munitevi di cornetti, amuleti e anti-sfiga vari e arriverete a destinazione sani e salvi! Ma l’arrivo a Gaumukh fa dimenticare tutto, persino le nove ore di trekking a quote che per noi non sono poi così normali. Vedere l’acqua che sgorga dal ghiacciaio ed essere consapevoli che siamo lì, in un luogo fra i più sacri al mondo, fa nascere in noi la sensazione di un nuovo battesimo… Però l’abluzione la rimandiamo: siamo troppo sudati per immergersi ai piedi di un ghiacciaio!!! La mattina dopo il ritorno è leggero, nonostante la notte in camerata a Bhojibhasa non sia stata proprio riposante.

Di ritorno a casa, il viaggio non è finito e forse non finirà mai: troppo forte l’emozione di questo cielo sopra l’India. Nel bene e nel male questo sub-continente deve essere metabolizzato un po’ alla volta… Qualcuno pensa che per visitare l’India bisogna essere “pronti”: non credeteci e preparatevi a stupirvi sempre di qualche cosa.

Sabrina e Michele Itinerario 1) Italia – Dehli e volo per Srinagar 2) Srinagar 3) Srinagar-Gulmarg-Srinagar 4) Srinagar-Sonmarg-Kargil 5) Kargil-Mulbeck-Lamayuru –Ulleytopko 6) Ulleytopko-Ridzong-Alchi-Likir-Leh 7) Leh- Thiksey – Hemis- Leh 8) Leh – Valle del Nubra 9) Valle del Nubra 10) Valle del Nubra – Leh 11) Leh – Phyang-Shanskar – Spituk – Leh 12) Leh- Tso Moriri 13) Tso Moriri 14) Tso Moriri – TsoKar – Leh 15) Leh – Dehli (aereo) – Haridwar 16) Haridwar – Gangotri 17) trekking con notte a Bohjbasa 18) trekking con notte a Gangotri 19) Gangotri – Risikesh 20) Risikesh – Haridwar 21) Haridwar – Dehli e partenza Ringraziamo anche quest’anno Marina e Ali di www.Vivindia.Com



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