Kashmir, Ladakh e le sorgenti del Gange Il nostro viaggio in realtà inizia un anno fa, di ritorno dal Rajasthan e Varanasi: non eravamo ancora atterrati in Italia che già pensavamo alla nostra prossima meta indiana. Eh sì, perché l’India ...
Kashmir, Ladakh e le sorgenti del Gange Il nostro viaggio in realtà inizia un anno fa, di ritorno dal Rajasthan e Varanasi: non eravamo ancora atterrati in Italia che già pensavamo alla nostra prossima meta indiana. Eh sì, perché l’India ti si appiccica addosso e non te la levi più: un anno a leggere libri indiani e guide di vario tipo, a vedere film indiani (Bollywwod e non) e finalmente eccoci qua in aeroporto...
Abbiamo conosciuto un’India diversa, fatta di panorami immensi, di cieli blu e di silenzi. La forza e l’intensità della natura ci ha accompagnato fino a Gaumukh dove la madre Ganga nasce e scorre con lo stesso impeto e forza che avevamo visto nelle pianure, centinaia di chilometri più a valle.
L’India è sempre “un gran casino”: tante realtà differenti, tante etnie, religioni e modi di vita diversi che convivono tra loro. Ma come base sempre e comunque la disponibilità delle persone, che si può esprimere con caotica e intraprendente e sfacciata curiosità, con timidezza e pudore, o con seriosa riservatezza, ma sempre disponibili alla conoscenza del diverso, senza pregiudizi o remore.
Il nostro viaggio ha avuto inizio in Kashmir, terra intrisa di contrasti: montagne verdi e rigogliose con pinete, funghi, tipici odori del sottobosco e fiori selvatici, abitate da famiglie di boscaioli, lasciano il posto improvvisamente a una “vita nell’acqua” con houseboat e insolite gondole che fungono da trasporto merci e passeggeri. Sì, perché Srinagar si può visitare in due modi: da terra e dal lago. Da una parte il frastuono tipico di una città dal sapore mediorientale, con i negozietti di alimentari e ferramenta varia, con le moschee dove le persone di incontrano in allegria (tipo la nostra “vasca” per le vie del centro), con i militari. Dall’altra parte nessun rumore, solo la voce di qualche bimbo che gioca su un ponticello e lo sciabordio del remo nell’acqua: ti adagi sul divanetto colorato della shikara e scivoli lentamente, percorrendo verdi canali che si intrufolano tra le case maestose (e purtroppo diroccate) della città vecchia, tra ninfee e orti galleggianti. Ti senti come sospeso nel tempo e poi ti ritrovi a bere il tipico thè kashmiro nel terrazzino della houseboat sotto la luce infuocata del tramonto. E ti chiedi cosa ci stanno a fare centinaia di militari, quando intorno a te tutto parla di pace, serenità e quieto vivere. Di notte sentiamo degli spari, ma sono i festeggiamenti per un matrimonio; anche a Gulmarg e Kargil è la natura che parla, il sorriso delle persone, lo sguardo di occhi azzurri che ti scrutano nella folla del mercato...
Ci allontaniamo dal Kashmir vero e proprio per entrare in Ladakh: in un turbinio di tanka colorati e pregiatissimi, di statue e rappresentazioni dei vari Buddha (e chi sapeva che ce n’erano così tanti?), di offerte fatte col burro dipinto e di oggetti cerimoniali, ci addentriamo nei vari monasteri della regione. Le bandierine, i piccoli stupa e i muri-mani ci accompagnano in questa sorta di pellegrinaggio costellato di incontri per noi unici ed emozionanti: la preghiera del mattino a Spituk che ci ha visto condividere pane e chai con i monaci; il lungo discorso con il monaco di Hundar (aiutati dalla guida che fungeva da traduttore) sulle piccole-grandi regole di vita quotidiana; i dolci sorrisi delle monache bambine di Julichen che ci hanno accompagnato nelle varie stanze del convento facendoci intuire la dura vita che affrontano stagione dopo stagione; i passi affrettati e silenziosi dei monaci che si preparano per la cerimonia