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Tra paesaggi incontaminati e ricchi di storia..

Il nostro viaggio inizia martedì 18 agosto: un gran bacione a babbo e mamma, un po’ preoccupati per i luoghi che mi appresterò a visitare con Andrea e via…in direzione Aeroporto di Fiumicino. Alle 19 e 20 partirà il volo ...

  • di Paola Roscioni
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Il nostro viaggio inizia martedì 18 agosto: un gran bacione a babbo e mamma, un po’ preoccupati per i luoghi che mi appresterò a visitare con Andrea e via...In direzione Aeroporto di Fiumicino. Alle 19 e 20 partirà il volo IBERIA per Madrid da dove alle 01:00 di mercoledì mattina decollerà l’altro volo IBERIA che ci condurrà fino a Città di Messico, fantastica megalopoli che però ci siamo riservati di visitare solo gli ultimi 2 giorni di viaggio. Tutto procede regolare: voli in orario e bagagli consegnati e già questo non è poco; solo una perturbazione che mi fa un po’ tremare (incredibilmente, per la paura, passo dal freddo per l’aria condizionata ad un caldo tremendo!) Dopo quasi 14 ore di viaggio arriviamo a Città di Messico; da qua ripartiremo con un volo MEXICANA alla volta della capitale dello stato del Chiapas: la città di Tuxtla Gutierrez, che per noi però, rappresenta soltanto un punto di passaggio per arrivare alla città di San Cristobal de Las Casas, dove trascorreremo il nostro primo, vero, giorno di vacanza. L’aereo parte puntuale ed alle 12:00 circa (ora locale), arriviamo a Tuxtla Gutierrez dove, una volta rientrati in possesso delle nostre valigie, acquistiamo 2 biglietti per un taxi autorizzato collettivo per San Cristobal de Las Casas (i biglietti si acquistano ad un banco posto subito dopo la zona di ritiro bagagli). Arriviamo a destinazione dopo un’ora di viaggio; l’hotel (Hotel La Noria), con cui Andrea si era messo in contatto per riservare una camera durante l’attesa all’aeroporto di Città di Messico, si rivela particolarmente carino, pulito, con 2 bei lettoni, tv, bagno in camera con acqua calda e la proprietaria, molto simpatica, ci riserva un’accoglienza calorosa.

Non c’è tempo da perdere: abbiamo solo un pomeriggio per visitare la città quindi, nonostante la stanchezza ed il sonno, saliamo in camera giusto dieci minuti, per far prendere aria alla valigia ed andare in bagno e via pronti alla scoperta di San Cristobal. Andrea, in realtà, ha già visitato anni fa questa città e muore dalla voglia di farmi conoscere i suoi angoli più belli.

Ci concediamo una veloce pausa per il pranzo e cominciamo a girellare senza meta cercando di cogliere scorci tipici della città. Arriviamo fino alla chiesa di Santo Domingo: tutto attorno si trova un grande mercato dove quotidianamente gli indios si recano per vendere i loro prodotti, soprattutto oggetti in cuoio. Andrea, però, vuole assolutamente che io veda il piccolo villaggio di San Juan Chamula distante circa 10 chilometri da San Cristobal e per questo contratta il prezzo di una corsa in taxi per arrivare fin là. San Juan Chamula è soltanto uno dei villaggi Tzotzili che si trovano nella zona: nel villaggio non è consentito fare fotografie, soprattutto in prossimità della chiesa ed anche gli indios non sono particolarmente entusiasti di essere oggetto di foto da parte dei turisti: ritengono infatti, che l’obiettivo della macchina fotografica risucchi loro l’anima. Ci rechiamo all’ufficio del turismo dove, per pochi pesos ci rilasciano il permesso per visitare la piccola chiesa. La facciata è di un bianco splendente e gli archi che delimitano il portone d’ingresso e la finestra in alto, sono rifiniti con decorazioni ed intarsi verdi ed azzurri. All’interno non ci sono banchi per sedersi od inginocchiarsi ed il pavimento è ricoperto da aghi di pino; ai lati statue di santi si succedono ed al centro alcuni indios hanno creato dei cerchi utilizzando candele accese e pregano mescolando strumenti del culto cattolico ad elementi della loro tradizione. E’ strano vedere i bambini che giocano tra loro, quasi noncuranti delle preghiere dei loro genitori, ma ancor più strano è vedere signore dalle quali ti aspetteresti di veder bere di tutto tranne che la coca cola, attaccarsi a questa bibita continuamente al fine di favorire il rutto, gesto che secondo la loro tradizione consente di estirpare il male. L’aria è pesante, l’odore di incenso si mescola al fumo delle candele che bruciano, c’è poca luce e le varie litanie cantate dagli indios unite ai visi scuri delle statue dei santi rendono l’ambiente un po’ inquietante. E’ un’atmosfera strana, ma sicuramente molto affascinante

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