Il Friuli, emblema del Triveneto di frontiera

È una regione eterogenea. Presenta alcuni tratti del Veneto, punti in comune col Trentino e carsiche contaminazioni di popoli venuti dalla ex Jugoslavia

  • di anniaffollati
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Il Friuli è una regione eterogenea. Presenta alcuni tratti del Veneto (il suo dialetto sembra una estremizzazione della lingua serenissima), alcuni punti in comune col Trentino (genti sulle prime piuttosto schive, ma che poi svelano il proprio buon cuore); carsiche contaminazioni di popoli venuti dall'ex Jugoslavia, frutto di forti emigrazioni, di deportazioni fuori e dentro confini labili come granelli di sabbia al vento.

Terra di passaggio, di frontiera s'è detto. Popoli in grado di resistere a tutto, anche a guerre come la Prima combattute in trincee gelate, non sempre finite bene per noi: la vicina Caporetto, oggi in territorio Sloveno ma fino al '47 terra d'Italia, ne è la prova vivente. Genti sopravvissute a terremoti, l'ultimo quello del 1976, e sempre pronte a tirarsi su le maniche e ripartire a costruire da zero.

Regione capace d'un verde rigoglioso senza pari, interrotto poi a sprazzi da zone pesantemente urbanizzate, numerose industrie e piene di centricommerciali. Terra di importantissimi cantieri navali e porti - Monfalcone tra i primi, Trieste come attracco - proprio per questo ha visto la sua popolazione crescere drasticamente dopo anni di forti partenze, a seguito di una massiccia immigrazione di popolazioni provenienti non solo dall'Italia meridionale, ma anche da oltre confine. Ciò è constatabile ancora oggi, in quanto le zone residenziali e i centri storici sono spesso ben più disarmonici rispetto ad altre zone d'Italia.

Se in Veneto sono il Brenta e il Piave, i fiume cui son stati titolati più comuni, qui sono l'Isonzo, il Tagliamento, il piccolo Timavo, i corsi d'acqua più rappresentati dalla toponomastica. Poche città di modeste dimensioni e una miriade di piccoli comuni dalle tradizioni tenacemente resistenti: nonostante le esigue dimensioni, girare il Friuli non è semplice. In pochi chilometri si passa dal mare alla montagna, dalle paludi all'alta collina. Non vi è un senso in cui procedere, ma molti itinerari possibili a seconda di ciò che stimola l'interesse del viaggiatore.

Anni fa soggiornai per alcune notti al centralissimo Hotel Joyce di Trieste, la città non era certo quella di oggi, volta al turismo e al buon vivere. Subito mi parve una fredda città di mare come tante, dal golfo affascinante, ma con strade congestionate dal traffico e dal parcheggio selvaggio e da una miriade di alveari in cemento. Addentrandomi però sotto la coltre dei luoghi comuni - bora-porto-confine - trovai una città viva, zeppa di luoghi nascosti (ristoranti meravigliosi, antichi caffè e torrefazioni, il museo Joyce, il piccolo ma accogliente acquario, l'osservatorio astronomico di Margherita Hack). Oggi i palazzoni sono ancora lì, ma la città sembra avere fatto un ulteriore balzo in avanti verso la giusta strada del (tentare per lo meno di) vivere di cultura. Molte nuove librerie hanno aperto, tra cui quella lussuosa di piazza Oberdan, ricavata dai locali dove Tornatore anni fa girò un lungometraggio. Proprio da quella piazza, si può fare l'esperienza di partire con lo storico tram alla scoperta l'impervia frazione di Opicina.

La centrale Piazza Unità d'Italia, è circondata da palazzi meravigliosi risalenti a diverse epoche storiche; nel periodo natalizio, sulle facciate del municipio vengono proiettati giochi di luce ed illusioni ottiche. Da qui si dirama la zona pedonale che va dal Tempio Serbo Ortodosso di San Spiridione e dal colonnato della chiesa di Sant’Antonio affacciato sul canale antistante, fino a Piazza Hortis, a due passi dall'acquario cittadino. Per quanto riguarda i locali, certamente da consigliare due locali storici, come l’Osteria Bella Trieste e la Torrefazione "La triestina". Il vicino Castello di Miramare è certamente da non mancare, anche se a mio avvio ha perso di interesse da quando la serra delle farfalle è stata prima chiusa e successivamente spostata nel sotterraneo - avete letto bene - di un immenso centro commerciale.

Rivisitato di recente quest’ultimo, l'"Istituto Scientifico e di Ricerca Centro Colibrì" fondato da Margherita Hack e come si diceva oggi presente presso "la città fiera" di Udine, è davvero una stupenda esperienza sensoriale tra farfalle, colibrì, pappagalli, tucani e persino una coppia di bradipi

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