Andamento lento… in Friuli

Una settimana in bicicletta nella parte orientale della regione per apprezzare il lusso della lentezza
 
Partenza il: 19/07/2015
Ritorno il: 26/07/2015
Viaggiatori: 1
Spesa: 1000 €

Occorrono otto giorni di ferie per realizzare questo cicloviaggio nella parte orientale del Friuli Venezia Giulia tutt’altro che povero di occasioni culturali, ma che mira specialmente ai valori paesaggistici e naturalistici. La maggior parte dei percorsi è collinare, con profili altimetrici ondulati; comunque non è necessario essere dei fenomeni su pedali per arrivare a sera ancora in sesto e non ridotti a uno straccio. Questa vacanza attiva comprende due itinerari: il primo si snoda a margherita a partire da Prepotto, un grumo di abitazioni situato nella valle dello Judrio, a distanza pedalabile dal confine con la Slovenia, il secondo disegna un’asola con due capi sciolti attorno a Gradisca d’Isonzo, una cittadina fortificata dalla Serenissima nel Quattrocento, adagiata sulle sponde del fiume che le dà il nome.

Il tragitto del primo giorno, di circa 30 km, si dipana in provincia di Udine ed ha come punto forte Cividale del Friuli. Questa tappa è poco impegnativa in quanto si dispiega lungo stradine secondarie, generalmente pianeggianti, nella conca del Natisone, in un paesaggio che risulta a tratti selvaggio, a tratti addomesticato dall’uomo: coltivazioni di soia, granturco, seminativi erborati, alberi da frutto e colline segnate dai filari delle viti si alternano a monti ricoperti da boschi. All’andata si seguono i cartelli di Alpe Adria Trail, al ritorno si passa per Grupignano, Firmano, Leproso, Ipplis, Spessa Bassa, fino a tornare a Prepotto. A Cividale meritano una visita l’Ipogeo Celtico, il Tempietto Longobardo, il Duomo, la Casa Medievale e il Museo Archeologico Nazionale. Tuttavia le bellezze naturali di questo luogo sono nascoste e si scoprono solo calandosi giù sotto al Ponte del Diavolo, che sorvola il fiume con due ardite campate. Si scende al greto per una ripida scaletta e dall’interno della forra in cui scorrono le acque color giada del Natisone si ammirano le pareti verticali scavate nella roccia calcarea, ombreggiate nella parte bassa da una vegetazione rigogliosa, e si osserva la sfilza di case dalle facciate dipinte che si innalza una ventina di metri più in alto, a picco sulla gola.

La tappa del secondo giorno, di 40 km, è leggermente più severa rispetto a quella del primo, perché si sviluppa soprattutto nel collio sloveno, la Brda, un mondo morbidamente ricurvo. La strada che porta a Albana, Mernico, Dolegna del Collio e Vencò è scarsamente trafficata; dopo essere entrati in Slovenia invece la densità automobilistica aumenta, ma il panorama ci guadagna: la visuale si apre sulla Brda, ricca di vigneti. A circa 12 km da Prepotto la rotabile decolla in salita fino al castello di Dobrovo, che si raggiunge pigiando ritmicamente sui pedali per una decina di minuti. Il maniero, risalente al XVII sec., ha l’aspetto di un palazzo signorile, sfoggia una pianta quadrata, è munito di quattro torri angolari e ospita un’enoteca e un ristorante. Nel cortile si trova un ufficio turistico, mentre negli spazi esterni adiacenti c’è una mostra fotografica dedicata agli antichi mestieri attualmente scomparsi. Abbandonato il castello si prosegue per Medana e Ceglo. Si rientra in Italia alla chetichella, senza accorgersene. A Russiz di Sotto ci si imbatte in Villa Russiz, un complesso di pregio architettonico formato da una bianca dimora con due torrette laterali, una costruzione gialla dai tetti spioventi, un tempietto sormontato da una cupola e un ombroso parco, colmo di sovrana tranquillità che comprende vari esemplari di tasso di notevoli dimensioni, un paio di querce da sughero e alcune palme giapponesi. Nelle vicinanze della villa, in cima a una collina, svetta il castello di Spessa – in cui alla fine del Settecento soggiornò anche il libertino Giacomo Casanova-, adibito a resort di lusso, affiancato da un campo da golf a 18 buche. Prima di arrivare a Cormons si gira a destra verso Pradis e si sale alla Subida, dominata dalla chiesa di Cristo Re, che fu eretta alla fine del Cinquecento nel luogo in cui avvenne un miracolo: un bifolco si vide costretto dai suoi buoi a sostare davanti a un capitello dov’era collocato un crocefisso, siccome le bestie non si schiodavano di lì il contadino notò che il Cristo stillava gocce di sudore. Sul sito, il mese successivo all’evento prodigioso, fu posta la prima pietra dell’edificio sacro che ora è preceduto da un piccolo atrio colonnato e sormontato da un campanile a vela.

Immediatamente dopo la chiesetta, collocata tra boschi di acacie, la striscia di asfalto avvalla, permettendo alla vista un profondo scorcio panoramico. Più avanti una discesa porta all’ingresso del bosco di Plessiva, sul monte Mò, denso di robinie e castagni, in cui predomina il rovereto. I 33 ettari di questo parco naturale sono di proprietà regionale, invece durante la seconda guerra mondiale non erano affatto un’oasi protetta, visto che furono usati come deposito per le munizioni.

Il castello di Trussio, residenza di caccia dei conti di Spilimbergo fino al 1869 sorge a mezza collina, sotto la località di Ruttars, a guardia della vallata del torrente Judrio. Visto dalla sottostante SP14 per Dolegna mostra uno spesso muraglione fiancheggiato da due massicce torri che incombono sui passanti.

Si è ormai a Vencò, in capo a due chilometri abbondanti si imbocca a sinistra il bivio per Prepotto, località che si raggiunge dopo altri tre chilometri.

L’anello del terzo giorno, di 50 km, tocca un paio di castelli, ossia quello di Buttrio e Rocca Bernarda, l’abbazia di Rosazzo e la Villa di Toppo Florio. Durante il tragitto di andata si può prevedere una sosta al Bosco Romagno, una foresta di una cinquantina di ettari utilizzata come polveriera nel periodo del secondo conflitto mondiale. La Rocca Bernarda, cinta da una monocoltura di vite, è un’azienda vitivinicola, dunque non si visita all’interno, però la cornice in cui è situata è molto scenografica: si rimane incantati da un panorama talmente bello da creare dipendenza, anche se con la canicola, in controluce si forma un alone dorato che impedisce la visuale verso est.

Nei pressi della rocca si infila la strada bianca con il cartello “discesa 18%”. Difatti si scende sparati, come palle di cannone, perciò si giunge velocemente all’Abbazia tardoromanica di Rosazzo fondata nell’XI secolo dagli Agostiniani, ristrutturata in seguito al terremoto del 1976 e dedicata a S. Pietro, che contiene affreschi di scuola giorgionesca. Lasciato il santuario ci si dirige verso Oleis e Orsaria. In questa frazione di Premariacco si iniziano a seguire i segnali marroni di una ciclovia della provincia di Udine, che conducono senza errore, dopo altri 6 km al castello di Buttrio. Il complesso, posizionato sulla sommità di un colle, è costituito dall’edificio padronale e dagli annessi rustici ed è abbellito da torrette di gusto neogotico. Adesso è un hotel di charme, accanto a cui si trovano una locanda e una chiesetta intitolata ai Ss. Gervasio e Protasio. Poco più avanti si incontra la maestosa Villa di Toppo Florio, che riecheggia lo stile delle patrizie ville venete ed è contornata da un enorme parco, nel quale dall’erba sbucano reperti lapidei ricoperti di muffa verdognola: sono ritrovamenti archeologici provenienti da Aquileia. Un caldo infame mi spinge a cercare rifugio in mezzo alle fronde, ma in capo una decina di minuti mi accorgo che un giardiniere ha richiuso alle mie spalle il portone dal quale sono entrata. Per nulla confortata dalla scoperta percepisco come un nodo che mi occlude la trachea. Il muro di cinta è piuttosto alto, senza la bicicletta potrei magari osare lanciarmi, ma se butto la bici si schianta. Dopo una prima ricognizione sul retro della villa scovo un viale che porta a un altro cancello e fuggo a spron battuto. Capisco di essere rimasta intrappolata in un museo del vino: una situazione paradossale dal momento che sono astemia.



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