Dove terra acqua fuoco e aria si incontrano

La sua storia ha inizio molto, ma molto, tempo fa. Occorre, infatti, tornare indietro di qualche milione di anni per capire le origini della Camargue, la zona umida che si estende nel triangolo compreso tra Remoulins a nord, Montpellier a ...

  • di Daniela Palano
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

La sua storia ha inizio molto, ma molto, tempo fa. Occorre, infatti, tornare indietro di qualche milione di anni per capire le origini della Camargue, la zona umida che si estende nel triangolo compreso tra Remoulins a nord, Montpellier a ovest e Fos-sur-mer a est; la zona in cui il Rodano si riversa nel Mediterraneo, formando un delta vasto (rappresenta, infatti, una delle tre zone umide più grandi in Europa insieme al delta del Danubio e del Guadalquivir) e selvaggio, un mosaico di ambienti in continua evoluzione.

Otto milioni di anni fa, infatti, il Golfo del Leone (le golfe du Lion) si estendeva a nord, fino a raggiungere la città di Lione (Lyon). Il succedersi incessante, nel corso del tempo geologico, di epoche glaciali e interglaciali, ha modellato questa zona, in un continuo alternarsi di avanzamenti e arretramenti del mare e della linea di costa. Una continua danza tra acqua e terra, che ha visto successivamente l’intervento, prima involontario, poi un po’ meno, dell’uomo. L’Uomo dà infatti una svolta alla sua Storia quando abbandona la vita nomade e diviene sedentario. L’agricoltura prima e la lavorazione dei metalli poi causerà un intenso disboscamento, con un aumento dell’erosione e conseguente aumento dei detriti che il Rodano inizia a depositare, iniziando a dar forma a questa terra. La storia della Camargue è anche la storia dell’Uomo e delle civiltà che si sono poi succedute nel tempo. Il nostro viaggio (siamo partiti dalla provincia di Milano in tre, io, mio marito e il nostro piccolo di quasi due anni) inizia il 6 agosto, in uno dei fine settimana da bollino rosso per gli esodi vacanzieri. Dopo 584 Km e 10 ore di viaggio arriviamo ad Arles e più precisamente a Pont de Crau, dove per una settimana alloggiamo al “Les Crins Blancs”; si tratta di una sorta di casolare dove l’appartamento, di 85 m2, è al piano terra e costituisce una porzione di quello che è in realtà un grande fienile. I proprietari, i signori Coule, sono infatti allevatori di cavalli camarghesi (qui appunto chiamati «les crins blancs») che pascolano in semi-libertà nel prato dietro casa. I cavalli camarghesi non sono molto grandi, hanno la testa grossa e le zampe robuste. Appena nati e da giovani il loro manto è marrone, per divenire candido da adulti. Sono i fedeli compagni di lavoro dei guardians, una sorta di butteri maremmani, anche se tanti vengono ora utilizzati per le passeggiate dei turisti. La casa è arredata con gusto e ben attrezzata e la spesa è di 400 euro per una settimana, acqua e luce compresi (per maggiori dettagli si può consultare il sito www.Lescrinsblancs.Camargue.Fr). Madame Angele e Monsieur Jacques sono stati molto ospitali, cordiali e simpatici. Un pomeriggio ci hanno fatto compagnia sedendosi con noi per bere del buon caffè, rigorosamente italiano (erano molto sorpresi nel vedere che avevamo con noi la nostra caffettiera). Erano arrivati a bordo di un furgone per il trasporto dei cavalli per aggiungerne un altro ai 5-6 che pascolavano dietro casa. Ci hanno invitato ad andare con loro, ad accarezzarlo, a far giocare il nostro bimbo e ad andare a vedere gli altri 35 cavalli di loro proprietà. Purtroppo per raggiungere il resto dell’allevamento occorreva attraversare un prato affollato da zanzare affamate e agguerritissime! Questa prima settimana, un po’ più distanti dalla meta reale della nostra vacanza, ci ha offerto, in realtà, la possibilità di visitare luoghi e ammirare paesaggi nei dintorni di Arles di estrema bellezza e suggestione. Arles, «distesa tra le praterie della Camargue, la pianura della Crau e gli aspri massicci delle Alpilles, sulla riva sinistra di un Rodano ormai prossimo a completare il suo cammino» offre «scenari naturali che, al pari delle imponenti vestigia del passato, tanto affascinarono Vincent Van Gogh, arrivato ad Arles due anni prima della sua tragica morte». Così cita la guida verde del Touring Club introducendo la “perla della Provenza”

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