Corsica: due persone, una tenda e una moto

Si parte da Roma venerdì alle 7 di sera, destinazione Livorno (365 km). La motina (una Suzuki V-strom 650) è equipaggiata alla grande: nel baule posteriore c’è tutta l’attrezzatura da campeggio (tenda, 2 sacchi a pelo, fornelletto, gavette, torcia e ...

  • di donastella
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Si parte da Roma venerdì alle 7 di sera, destinazione Livorno (365 km). La motina (una Suzuki V-strom 650) è equipaggiata alla grande: nel baule posteriore c’è tutta l’attrezzatura da campeggio (tenda, 2 sacchi a pelo, fornelletto, gavette, torcia e varie); nella borsa serbatoio tutte le apparecchiature fotografiche (Nikon d80 con 18-35, 28-80 e 70-300), i documenti, l’autan e gli zampironi, oltre che decine di altre cose; le borse laterali rigide sono una per me e una per il pilota (nonché la mia dolce metà) Emanuele, riempite per metà dal tappetino autogonfiabile ed il resto da quei quattro vestiti che ci siamo portati.

A Livorno troviamo l’hotel Europa (90€ con garage) praticamente per caso, visto che non abbiamo prenotato NULLA oltre il traghetto.

Sabato, la partenza con la Corsica Ferries è abbastanza economica grazie alla prenotazione con abbondante anticipo (maggio).

Arriviamo a Bastia e cominciamo il viaggio, diretti verso Bonifacio (170 km ca).

All’arrivo troviamo a pochi minuti dal porto il camping l’Araguina (17€ a notte), un po’ rumoroso perché vicino alla strada, ma il migliore per muoversi a piedi e visitare Bonifacio. Alla reception siamo subito etichettati (con accento francese): “Due persone, una tanda e una motò, samplisce!”. E così iniziamo a scoprire che la Corsica è un posto bellissimo. Impariamo subito che chiedere “une carafe d’aux” invece che “une bouteille” fa risparmiare molto. Che in campeggio non avremmo dovuto portare roba bianca perché anche se lavata sembra sempre sporca. Che i motociclisti (non tutti, ma molti) si salutano con la mano sx se in senso contrario e con il piede dx se in sorpasso. Domenica prendiamo la barca che fa il giro delle calette (18€ a testa) e vediamo la cittadina dal mare, per poi concederci qualche ora nella spiaggetta a cui si accede dopo la salita della scalinata che portano alla cittadella e la discesa lungo il costone sud. Cena sulla cittadelle al ristorante A Piazzetta, io assiette di pesce e manu di carne, ottimo e a buon prezzo (35€). Lunedì il tempo è strano: ci sono nuvole e vento, fa quasi freddo. Prendiamo la moto ed arriviamo a Sant’Amanza (o Santa Manza, come preferite!), dove facciamo un po’ di birdwatching, prima di aprire la cartina e decidere di entrare un pochino nell’entroterra per andare a vedere quel posto con il nome così strano: la cascade de Piscia di gallu (100 km a/r ca). Assolutamente all’oscuro di cosa ci attende, partiamo alla volta di Porto Vecchio, seguiamo per l’Ospedale (il paese si chiama proprio così!) e in pochi minuti ci troviamo a salire in montagna. La sosta per ammirare il panorama è obbligatoria. Le nuvole ci inseguono ma noi decidiamo di continuare per la nostra strada, piena di curve ma comunque rilassantissima (più per me che per il pilota ^_^ ). Arrivati allo spiazzo indicato, la cascata non si vede. Chiediamo informazioni e ci dicono che dobbiamo seguire un percorso, superare un ruscello, girare intorno ad una roccia e poi scendere una rupe (ci siamo sentiti un po’ hobbit che dovevano attraversare la Terra di mezzo). Poi il tizio del bar ci dà una dritta “seguite le frecce gialle”. Ma evidentemente questa cosa a noi sfugge, così dopo aver superato il ruscello seguiamo il rumore dell’acqua e ci troviamo davanti ad un torrente, che seguiamo fino a che non scompare tra le rocce. Sentiamo il rumore della cascata, ma da lì non possiamo continuare, così facciamo una scalata a mani nude per raggiungere le persone sulle rocce SOPRA di noi...Che evidentemente avevano seguito la famosa freccia gialla! Saliti, dobbiamo riscendere dall’altra parte della roccia, superiamo il “sentiero tracciato” e scivoliamo piano piano fino a trovarci davanti alla cascata. Uno spettacolo unico. Non contenti, anzi assetati, decidiamo di scendere a bere l’acqua di un piccolo zampillo laterale. Che soddisfazione essere sotto la cascata! E poco importa se per risalire abbiamo sporcato di fango praticamente tutto! E ancora meglio: anche se abbiamo scoperto (solo dopo) che l’acqua non era buona da bere, a noi non è successo nulla

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