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Mi cielito cubano

Madrid, 9 luglio 2008 Muore solo un amore che ha smesso di essere sognato fatto materia e che si cerca sulla terra. Mancano 2 ore alla partenza del volo per La Habana. Non ho molto tempo, l’aeroporto di Madrid è ...

  • di Irenitatiffany
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Madrid, 9 luglio 2008 Muore solo un amore che ha smesso di essere sognato fatto materia e che si cerca sulla terra.

Mancano 2 ore alla partenza del volo per La Habana. Non ho molto tempo, l’aeroporto di Madrid è gigantesco e ci vogliono 25 minuti di tapis roulant solo per arrivare al mio gate di imbarco! Lì scopro che il volo è in ritardo e mi siedo, guardandomi intorno. Per essere un “non-luogo” questo aeroporto è molto originale dal punto di vista architettonico. Intanto il mio mp3 passa “When love breaks down” dei Prefab Sprout. Al gate accanto al mio imbarcano per Nueva York, partenza ore 17, stesso orario del mio volo per Cuba. Sì, tutti uguali gli aeroporti, gente che va, gente che torna, tutti un po’ stralunati, in sospeso in questo “non-tempo”, in attesa silenziosa o smaniosa. Di fronte a me c’è un tizio che legge un libro...Capovolto!! Gira le pagine andando indietro e poi riesco a vedere che la copertina è a rovescio! Accidenti ma com’è? Intanto chiamano l’imbarco e la traversata dell’Atlantico si fa realtà. Sull’aereo guardo Martian Child con John Cusack, con questo piccoletto che si crede marziano e ripete sempre nunca nunca nunca nunca...Di leggere invece non se ne parla nemmeno. Andando al bagno passo accanto al tizio che leggeva “al contrario” e sbircio il suo libro: è ebraico! Mistero risolto! Ho tre sediolini a disposizione e cerco di riposare. Immagino Cuba ma non riesco. È sempre così quando parto, non mi figuro mai come sarà il posto dove sto andando. Ma lì c’è una cara amica che mi aspetta. Direi che questa può chiamarsi fortuna.

Arrivo all’aeroporto de La Habana, José Martì International, alle 21 circa. I bagagli superano i controlli alla dogana, anche lo zainone pieno zeppo di medicinali, tutto fila liscio e Denise è lì che mi aspetta con la sua testa piena di ricci biondi. Ci abbracciamo e prendiamo il taxi che ci porta a casa. Sono cotta, dal viaggio, dal fuso e dal raffreddore che mi è scoppiato in volo, fa caldo boia, menomale che il tassista mi porta i bagagli fin sopra casa, in centro Habana, Calle Neptuno 521. E’ una casa molto grande, colorata, con una terrazza coi tavolini e le sedie a dondolo in ferro battuto, la padrona è Miriam, una signora bianca e bionda che pare tedesca, che vive con la figlia Sinai e il marito di quest’ultima, Ricardo. Sinai e Ricardo hanno un bimbo di 14 mesi che si chiama Ricardito. Nella casa c’è anche Deilmiri, la ragazza che cucina e aiuta. I nomi cubani sono davvero fantasiosi! La nostra stanza è rosa e ha l’aria condizionata, ci son tutti i confort e l’incubo India è fugato! Tiriamo mezzanotte ora locale (mie 6 del mattino) a chiacchiera, do i regalini a Denise e poi crollo.

La Habana, 10 luglio 2008 ...Me pides que sigamos siendo amigos.

¿Amigos para qué? ¡Maldita sea! A un amigo lo perdono, pero a ti te amo, pueden parecer banales mis instintos naturales...

Ho dormito poco ma è normale con il jet lag. Ci aspetta la colazione: pane, miele, burro, omelette, succo di guayaba che mi fa impazzire, il mio tè (earl grey ovviamente) e la nutella portata per Mami ma che Denise mi chiede come regalo, presa da un irrefrenabile attacco di golosità e astinenza!  Ci prepariamo e si esce, per assaggiare il mio primo morso di Habana. L’appuntamento è alle 10 da un “chiropratico” dove Denise si sta curando il mal di schiena...Arrivo nell’androne di un palazzo di calle Concordia e vedo un tizio di colore, più o meno della mia età, con un pancione enorme e un lunghissimo sigaro in bocca, bermuda jeans, scarpe da ginnastica con calzini, t-shirt celeste, circondato da decine di persone in attesa che lo osservavano con ammirazione e devozione

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