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La "Thailandia" dell'America Latina

Ecco il diario completo del viaggio in Colombia fatto quest'anno. A chi invece non gliene fregasse nulla nè del diario ne delle foto, auguro comunque di visitare quel bel paese e soprattutto conoscere la sua cordiale e socievole popolazione. Tanto ...

  • di Pietro
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Ecco il diario completo del viaggio in Colombia fatto quest'anno.

A chi invece non gliene fregasse nulla nè del diario ne delle foto, auguro comunque di visitare quel bel paese e soprattutto conoscere la sua cordiale e socievole popolazione. Tanto cordiale che ho ribattezzato la Colombia "la Thailandia" dell'America Latina.

:-) Buona lettura! Pietro COLOMBIA 2005 BOGOTÀ Aeroporto di Bogotà, 18.03.2005: primo contatto con i pur gentili poliziotti colombiani che, oltre a ricontrollare ai raggi X i bagagli (ma che senso ha all'arrivo?) mi perquisiscono da testa a piedi. Le perquisizioni personali sono pratiche quotidiane in Colombia, infatti poi scoprirò che vengono sempre fatte all'ingresso di bar notturni, discoteche, stazioni, etc.

Altra curiosità dell'arrivo: la richiesta della mia impronta digitale per cambiare la bellezza di 20 euro! Addirittura anche gli ATM (sportelli bancomat) hanno il vetrino dove bisogna appoggiare il pollice, altrimenti non sputano fuori i soldi.

Poi via, prendo un taxi che velocissimo sfreccia fra grattacieli e baracche. E anche qui scopro che gli autisti di taxi/pullman/mezzi pubblici hanno il piedino pesante. Se in Brasile, patria del fu Ayrton Senna e di Barrichello, pensano che avendo lo stesso sangue abbiano il diritto di correre come pazzi, qui rivendicano la stessa nazionalità di Juan Pablo Montoya, vero e proprio eroe nazionale che quindi va imitato ogni giorno.

A Bogotà ho visitato il ricco "Museo Del Oro", un'enorme raccolta di oggetti d'oro dei popoli prehispanici. Mai visto tanto oro tutto insieme. E qui, durante una pausa-caffè, mi faccio fregare 10.000 pesos (3 euro) come un cretino! Un tizio molto gentile mi chiede se gli cambio 20.000 $ in due biglietti da 10, e alla mia risposta negativa mi chiede di prestargli i 10 che ho. Lui lavora qui al museo, mi dice con un'aria innocente, e ora deve pagare il conto al bar. Appena cambia i soldi me li restituirà.

Non so perchè ma glieli do e lui puntualmente, dopo aver pagato il conto e fatto qualche giro, sparisce. Come me frega anche 3 simpatiche signore di Bogotà, alle quali ha rifilato i 20.000 $ che voleva cambiare (falsi!). Ma le 3 vispe terese partono all'inseguimento del malfattore per tutto il museo, così per un po' le accompagno anch'io. Parlano con tutte le guardie, preoccupate soprattutto del fatto che erano stati rubati dei soldi ad uno straniero che sta visitando il loro paese! Che carine.

Io le tranquillizzo dicendole che era stata solo colpa mia. Poi mi salutano tutte e 3, dopo avermi chiesto notizie sul mio viaggio, e se ne vanno.

In effetti non ce l'avevo tanto con il ladruncolo. È bastato allentare per un attimo le difese e la diffidenza verso chiunque (che invece bisogna sempre avere da queste parti) per farsi subito fregare.

E mi viene da pensare a tutto il tempo speso per organizzare "la sicurezza" del viaggio (tasche nascoste, più carte di credito, codici Pin camuffati, pochi contanti appresso, fotocopie documenti, etc) e poi è bastato che uno semplicemente mi avesse chiesto di prestargli dei soldi per fregarmi.

Ok, ricevuto. È il momento di dissotterrare l'ascia... Ehm... Cioè no, di tirare fuori tutte le "difese" che si erano un po' "ammorbidite" dopo l'ultimo viaggio nel super-sicuro Oriente.

Riattivo anche la mia personale "retrovisione", cioè il camminare con la testa un po' china in modo da controllare con la coda dell'occhio chi c'è dietro di me. Utile soprattutto la notte con tutti i barboni che ci sono qui.

In effetti in nessuna città dell'America Latina ho mai visto tanti sbandati come qui a Bogotà. La maggior parte sono giovani, tanti son ragazzi. Sporchi, vestiti di stracci, hanno tutti le facce scure, o per il colore della pelle, o per la barba lunga e le strisce nere che hanno su visi e braccia. Sembra quasi che il lucido per scarpe che molti di loro usano per lavorare di giorno se lo mettano anche in faccia

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