Viaggio in Cambogia - Laos - Thailandia

Alla scoperta delle civiltà Kmer, le culture e le città del Laos e il favoloso mare della Thailandia

  • di massimo paturzo 1
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 
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Il 14 febbraio con volo della Singapore Airlines arriviamo da Roma nell ‘aereoporto di Singapore e restiamo per 4 ore e ½ in attesa della coincidenza con la SilkAir che ci porterà a Siem Reap in Cambogia.

Arriviamo al Somadevi Hotel di Siem Reap verso le 16:00 e nel frattempo recuperiamo le forze e dopo esserci sistemati, ci accingiamo a visitare il centro della città, girovaghiamo nel mercato cittadino di Psar Chaa, dove troviamo numerose bancarelle gastronomiche piene di atmosfera dove si possono gustare la cucina locale a prezzi cambogiani. Dopo aver cenato ci dirigiamo al Mercato serale di Angkor, dove oltre alle tradizionali bancarelle e concerti tradizionali facciamo la conoscenza di un’altra tradizione cambogiana, a dir vero piacevole, il foot massage.

Il 15 febbraio iniziamo la nostra escursione nel sito Archeologico di Angkor, partendo dalla porta sud raggiungiamo il” Bayon”, opera unica del leggendario sovrano Jayavarman VII. Luogo ricco di passaggi inclinati, rampe di scale, ma soprattutto 54 guglie con aspetto gotico ornate da 216 giganteschi volti che molto somigliano al sovrano. Queste enormi teste guardano il visitarore da ogni angolo trasmettendo un immagine di potere e controllo. Dopo averlo visitato attentamente ci rende curiosi la presenza di elefanti, con i quali facciamo un giro intorno al Bayon, e ci soffermiamo vicino ad una statua di un budda che si trova nei pressi.

15 Febbraio- Proseguiamo il tour di” Angkot Thom” visitando la “terrazza degli elefanti”, lunga 350 metri e usata come gigantesca tribuna per assistere alle cerimonie pubbliche e udienze del sovrano. Da qui si può provare ad immaginare lo sfarzo dell’impero Khmer nel momento di maggior splendore. La terrazza ha 5 contrafforti, tre al centro e uno all’estremità. La parte centrale e decorata con garuda e leoni a grandezza naturale, verso l’estremità si può notare la parata degli elefanti accompagnati dai mahout khmer.

Confinante, c’è la “terrazza del re lebbroso”, piattaforma alta 7 metri, su cui si erge una statua nuda asessuata. La leggenda narra che si tratterebbe di Yama, dio della morte, e sulla terrazza del re lebbroso sarebbe ubicato il crematoio reale

Per visitare il parco c’è bisogno di autista e guida e con il nostro amico Chanthoeun Son (guida) ci spostiamo dopo il pranzo rigorosamente cambogiano, a visitare un’altra serie di templi, quali il” Ta Keo”, tempio incompiuto, costruito con terra arenaria. La torre centrale e circondata da altro 4 torri agli angoli di un quadrato e una quinta al centro, tipica di molti templi-montagna di Angkor.

Successivamente passiamo al tempio di ”Banteay Kdey”, monastero buddista del XII secolo, presenta 4 ingressi, ognuno dei quali decorato con un garuda. L’interno della torre centrale non è mai stata completata ed ora versa in cattive condizioni.

E dopo un breve percorso in macchina eccoci al “Ta Prohm”, uno dei più suggestivi monumenti in rovina anche perché e rimasto in balia della giungla. Se Angkor wat e Bayon rappresentano il genio Khmer, il Ta Prohm ci ricorda l’incredibile potenza e fecondità della giungla, tempio buddista e dedicato alla madre di Jayavarman VII. E ricco di torri, cortili chiusi e stretti passaggi. I bassorilievi sono coperti di muschi, licheni e rampicanti, e in molti casi sovrastato da alberi secolari. Tra le tante radici avviluppate intorno ai templi e famoso quella all’interno della gopura(portico di accesso)orientale del cortile centrale, soprannominata Albero del Coccodrillo. Usato come location del film Tomb Raider.

Dopo esserci soffermati per un po di tempo, ci spostiamo al “Prasat Kravan”, famoso per i mattoni interni scolpiti e nascosti dentro le 5 torri, disposte lungo l’asse nord-sud e rivolte ad oriente, costruite nel 921 per il culto hindu. I rilievi della torre maggiore centrale raffigurano Vishnu dalle otto braccia e a cavallo di un garuda. Nella torre più a nord e raffigurata la consorte di Vishnu, Lakshmi.

16 febbraio – Riprendiamo il circuito di visite ai templi iniziando con la visita di “Sra Srang”, “Pre Rup”, tempio montagna piramidale formato da tre livelli, il più alto dei quali e sormontato da cinque torri a forma di loto. Il significato del nome e ‘capovolgere il corpo’, riferito ad un metodo tradizionale di cremazione, quindi questo tempio poteva essere usato come crematoio reale.

Proseguendo per il “Mebon Orientale”, ci fermiamo al “Ta Som” tempio buddista del XII secolo fatto erigere da Jayavarman VII.

Dopo pranzo continuiamo la visita di questo magnifico parco archeologico scoperto dall’esploratore francese nel XIX secolo, Henry Mouhot, ci dirigiamo al “Preah Neak Pean”, significa tempio del naga intrecciato. E’ composto da una grande vasca quadrata, circondata da quattro vasche più piccole, anch’esse quadrate. Nella vasca sull’isola centrale c’erano quattro statue, ma nel tempo ne è rimasta una sola, da tempo restaurata.

Siamo abbastanza esausti dal caldo e dal tanto cammino, ma finalmente visitiamo l’ultimo tempio della giornata, il “Preah Khan”(tempio della spada sacra), definito una delle più grandi strutture architettoniche di Angkor. Luogo pieno di cortili racchiusi e angusti passaggi. E periodicamente restaurato come altri templi ad Angkor, dal World Monuments Found.Il tempio e dedicato a 515 divinità e nel corso dell’anno si svolgevano 18 importanti cerimonie. Il tempio occupa un’area molto vasta, ma quello vero si trova all’interno di un muro di cinta di circa 700 metri per 800 metri.

Esausti ma felici rientriamo nel nostro hotel e dopo un po di relax, mi accingo a fare due passi nelle stradine adiacenti, sono curioso di vedere la vita cambogiana di Siem Reap, quella vera lontano dal turismo. Sono fortunato perché mi capita di passeggiare per una stradina dove riprendo fasi di lavoro e quotidianità come la partita a dama, le sarte i sarti, donne con amorevoli bambine, stiratori e stiratrici, e due bambini che cercano di mettere una sedia su una bicicletta. Meraviglioso, sono le azioni di una vita quotidiana distante dai nostri stereotipi, cose a cui oramai non siamo più abituati a vedere, in una vita purtroppo la nostra priva di fantasia e con ritmi

Il giorno 17 febbraio la nostra guida Thoen ci raggiunge al nostro hotel e ci prepariamo ad affrontare una giornata lunga e ricca di cose da vedere. In primis ci dirigiamo a ”Phnom Kulen”, considerato il monte più sacro dei Cambogiani, meta popolare di pellegrinaggio durante il fine settimana,(ci colpisce che la nostra guida ci suggerisce di cambiare qualche dollaro in piccoli tagli di moneta locale, per elemosinare la povera gente che è seduta sulle scale prima di arrivare al tempio).In cima alla montagna sorge un piccolo Wat che ospita un grande Budda disteso. Dopodichè ci dirigiamo nelle vicinanze dove c’è una grande cascata, a monte della quale si trovano dei punti in cui è possibile fare il bagno e diversi bassorilievi scolpiti nel letto del fiume, tra cui numerosi linga.Trascorriamo il resto della mattinata vicino la cascata.

Dopo pranzo, riprendiamo la strada del ritorno a Siem Reap, e ci fermiamo negli ultimi due templi. Il primo e il “Bantey Samre”, sempre eretto da Suryavarman II, si trova in un discreto stato di conservazione grazie ai numerosi restauri, ma è a rischio di saccheggi(avvenuti), per la sua posizione isolata. Complesso formato da tempio centrale con 4 ali, comprende 2 biblioteche. L’intero complesso e circondato da 2 cinte murarie concentriche, con un fossato interno, che ora è asciutto.

Terminata la visita ci spostiamo al vicino tempio di “Banteay Srei”, perla dell’arte angkoriana, tempio hindu consacrato a Shiva. Ha caratteristiche diverse di costruzioni da altri templi, visto che è stata usata una pietra rosata. Piccolo ma altamente raffinato e ben conservato, vantando numerose sculture tridimensionali. Le sue biblioteche sono riccamente decorate e le torri centrali sono impreziosite da divinità maschili e femminili. Le più famose decorazioni del “Bantey Srei” sono le sofisticate figure femminili vestite con gonne tradizionali e fiori di loto in mano, ornano quasi tutto il sito archeologico. Restaurato nel 1930 dall’EFEO.

Siamo al giorno 18 febbraio nostro ultimo giorno qui a Siem Reap, Cambogia, breve soggiorno ma intenso. Oggi siamo diretti con la nostra simpatica guida Thoen, che ritengo più amico, visto che è sempre disponibile anche oltre l’orario di lavoro, il quale ci porterà a visitare il “Villaggio galleggiante di “Chong Kneas”, meta molto frequentata che si trova a pochi chilometri da Siem Reap. Prendiamo un battello veloce e iniziamo già a vedere qualche barca di pescatori lungo il lago di Tonlè sap i quali lanciano le reti per la pesca, e iniziamo già a vedere qualche casa galleggiante che è un attività che vende generi alimentari, e sempre che ci avviciniamo, abbiamo la possibilità di vedere la vita in queste case come si svolge, c’è chi fa il bucato ed altre faccende domestiche, c’è anche chi si lava, per loro è tutto normale, alla luce del sole. Arriviamo in un approdo e riceviamo la visita di mamme e bambini che ci chiedono dollari per far le foto con loro. Restiamo per un mezzoretta e rientriamo al molo, ammirando sempre la vita lungo in corso del lago.

Prima di rientrare in hotel, ci fermiamo a “Les Artisans D’Angkor”, scuola specializzata nell’insegnamento delle tecniche di scultura in legno e in pietra rivolta ai giovani che vivono in condizioni disagiate, ci portano a fare una visita guidata e ammiriamo tutti i ragazzi che lavorano. Dopodichè ci dirigiamo in hotel per trascorrere il pomeriggio e prepararci al trasferimento in Laos, precisamente a Vientiane

Il 19 febbraio raggiungiamo all’aereoporto di Siem Reap(cambogia), per la nostra prossima meta, Vientiane, la capitale del Laos.

Il 20 febbraio iniziamo il tour della città con una guida è un tuk tuk (caratteristico taxi locale), prenotato con Green Discovery Laos. Ci raggiungono al nostro hotel, dove iniziamo la visita della città e ci dirigiamo al “Wat Si Saket”, il più antico tempio della città, costruito nello stile di Bangkok, e circondato da un chiostro e da spesse mura.Le mura interne del chiostro sono punteggiate da piccole nicchie che contengono oltre duemila immagini di Buddha in argento e ceramica. Inoltre 300 statue di Buddha seduto o in piedi, fatte di vari materiali, legno, pietra, argento e bronzo, sono allineate su lunghi scaffali sotto le nicchie. Ci sono anche diversi Buddha, nel lato occidentale del tempio, danneggiati durante la guerra del Siam del 1828.

Terminata la visita sempre con il nostro simpatico mezzo ci dirigiamo al “Pha That Luang”, il più importante monumento nazionale del paese e simbolo della religione buddista del Laos. Il significato del nome e stupa sacro di valore mondiale. Costruito nell’occorrenza del trasferimento della capitale da Luang Prabang a Vientiane, verso la meta del XVI secolo, nelle vicinanze sono stati eretti 4 wat, il Wat That Luang Neua(residenza del patriarca supremo) a nord e il Wat That Luang Tai a sud. Il Pha That Luang si riconosce da lontano grazie alle sue guglie dorate, circondato da un chiostro con alte mura con piccole finestre.Dopo vari danni subito dalle guerre, fu restaurato agli inizi del 900 dai francesi, ma l’intervento dei restauratori conferì all’opera un aspetto sgradevole.Negli anni seguenti i francesi comunque ripararono i danni, riportando la stupa in stile laotiano a forma di bocciolo di fiore di loto.

Restiamo ad ammirare il tempio per quasi,e fuori ci soffermiamo vicino a due signore che producono e vendono miele locale , e dopo ci trasferiamo al “Patuxai”, è il monumento più importante di Vientiane, vagamente simile all’arco di trionfo di Parigi, ma con l’avvicinarsi rivela lo stile laotiano, con i bassorilievi laterali e le decorazioni uguali ai templi cittadini. Percorriamo la scala interna dove raggiungiamo la sommità dell’arco per godere di un magnifico panorama della città e ammirare il ritmo della fontana musicale donata dai cinesi.

Riprendiamo il nostro giro e ci fermiamo alla stupa “That Dam”,situato in una tranquilla rotatoria non lontano dal centro di Vientiane. Un tempo rivestito di oro, durante la guerra però il prezioso metallo fu rubato dai Siamesi e rimase questo colore anonimo nero.

Il tuk tuk ci accompagna al “Wat Si Muang”, dove è custodito il làk meuang, dimora dello spirito protettore di Vientiane. Avvolto ad un tessuto sacro c’è una stele di legno intagliato su cui e raffigurato un budda seduto.La leggenda narra che sollevato 3 volte può esaudire i desideri.

E’ mezzogiorno e ci resta da visitare “Haw Pha Kaeo”, è un museo nazionale di arte sacra. Eretto nel 1565 per ordine di Setthathirat e usato come suo luogo di culto personale dopo il passaggio della capitale da Luang Prabang a Vientiane.E’ l’ora del pranzo e di un po’ di relax, visto che abbiamo visitato tanto e fa molto caldo.

Dopo un’ora alle 14:00 ci dirigiamo a 24 km. A sud del centro di Vientiane, cioè a “Xieng Khuan (Parco dei Budda)”, il tuk tuk impiega 45 minuti. Pieno di sculture buddhiste e hindu. Creato da Bunleua Sulilat, sciamano e maestro yoga, il quale era intenzionato a riunire in un solo sistema le filosofie, mitologie, e iconografie hindu e buddhiste.Le sculture naif rappresentano Shiva, Vishnu, Arjuna, Buddha, e altri. La grande struttura in cemento a forma di zucca e costituita di tre piani, uniti da una scala interna che rappresenta l’inferno, la terra e il paradiso. Dal tetto si può ammirare tutto il parco.

Il giorno 21 febbraio lasciamo Vientiane in direzione” Vang Vieng”, cittadina del Laos che si sta affacciando al turismo lentamente negli ultimi anni e situata in uno spettacolare ambiente carsico e costituita da suggestivi paesaggi che la circondano. Arriviamo intorno alle 12:00 ci sistemiamo in hotel, dove già ammiriamo un bellissimo scenario e panorama. Noleggiamo uno scooter e dopo aver attraversato il ponte ci dirigiamo verso Tham phu Kham dove raggiungiamo la “grotta del fiore dorato”, saliamo per raggiungerla per circa 50 metri e all’interno troviamo la statua di un Buddha dormiente. Riscendiamo la faticosa salita e ci fermiamo l’intero pomeriggio alla piccola “laguna blu” che si trova sottostante la grotta. Ci facciamo un tuffo e pranziamo nelle capanne in tipico stile laotiano. Verso le 17 rientriamo in hotel e qua e la ci soffermiamo a vedere le tessitrici dei villaggi, contadini che pascolano e i meravigliosi scenari che l’ambiente ci offre. In serata la natura ci regala un meraviglioso tramonto

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