Diario di un pellegrino

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  • di mialynhopps
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro

Così, avendo tutto il mio tempo, a partire dal 12 gennaio duemilaquattro, mi sono preparato ad intraprendere in aprile la tanto attesa esperienza che ha rivendicato il mio hobby di escursionista e ha incoraggiato il senso culturale e storico cristiano del magico percorso. Ho raccolto informazioni sulla strada su internet e da altri che l'avevano già fatto, informazioni su come prepararsi, cosa portare, peso consigliato per lo zaino, vita nei rifugi, ecc. Sarebbe partito il 17 aprile e avrebbe fatto il Cammino, da solo o accompagnato, in trentuno giorni.

Nostro Signore Santiago non ha voluto così, destino o sfortuna perché a fine febbraio un dolore sempre più intenso ha attaccato il mio ginocchio che ha finito per immobilizzarmi e che è stata diagnosticata come “osteonecrosi spontanea nel condilo femorale interno”, cioè a diciamo, cellule morte all'estremità del femore, come una ferita interna che mi ha impedito di camminare e la cui guarigione si sarebbe ottenuta con un riposo della durata di circa sette mesi. L'ho preso con pazienza e fede nella cura. Passata la malattia, sono tornato, dapprima timidamente, alle mie attività di escursionismo e quando avevo già percorso qualche centinaio di chilometri potevo fidarmi delle mie ginocchia, ho ripreso il progetto e in questo due zero cinque, accompagnato da mio fratello Manolo, un esperto pellegrino, ho iniziato la Marcia da Roncisvalle, l'8 maggio di quest'anno del Signore.

Le note seguenti riassumono dettagli, esperienze e curiosità che, nei pomeriggi del nostro viaggio, nel tempo di riposo già al tavolo di un bar, nel soggiorno dell'ostello o seduti sull'erba di un prato, abbiamo catturato di più dei pellegrini nei nostri Diari di Cammino. Sono osservazioni personali, piene di soggettività, come cartoline inviate a se stessi.

In un certo senso riflettono la vita sul Cammino, che è come una bolla che circonda i pellegrini e fluttua tra le vite delle persone comuni, forma un comportamento e uno stile completamente diversi dal mondo che li circonda. Li vediamo nelle città, paesi e villaggi attraverso i quali passa il Cammino con il loro abbigliamento particolare e gli zaini che lasciano i rifugi come un esercito di ombre all'alba, inondando con la loro presenza i piccoli paesi dove a volte ci sono più pellegrini che abitanti, raccolti nei dormitori dei rifugi, entro e non oltre le dieci, dato a un sonno ristoratore mentre la gente comune, chi non è sul Cammino, continua a camminare, cenare, guardare la tv o lavorare. La vita sul Camino è una vita a parte, estranea al resto delle persone ma che purifica l'anima e rafforza il corpo.

Sono stato uno di quei pellegrini e lascio qui la mia modesta testimonianza di un'esperienza così gioiosa. Arrivare a Santiago dopo trentuno giorni di pellegrinaggio non è stato né una meta né un obiettivo ma il culmine di un pezzo di vita quasi inventato, ignaro della routine quotidiana durante la quale mi sono sentito immerso nel paesaggio da solo, nelle immense pianure di Tierra de Campos, mi sono sentito unico tra cielo e terra, come un modello solitario disegnato sull'immensa tela di verde e blu.

Buon modo! È il saluto dei pellegrini quando escono dai rifugi, si incrociano sui sentieri o si vedono nei paesi o nei paesi del Cammino. È un saluto che esprime l'atmosfera di armonia e pacifica convivenza che, in genere, regna ovunque si trovino i pellegrini.

Buon modo! È il mio augurio per chi legge questo, per chi mi sta intorno e per tutti coloro che si trovano su questo sentiero che è la vita di tutti i giorni

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