Ricordi del Dodecaneso...

Alla scoperta di Karpathos, Calchi e Kastellórizo

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  • di giubren
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Il nostro volo interno per l’isola di Karpathos parte in serata, abbiamo così un’intera giornata ad Atene. È un’ottima occasione per visitare il Museo Archeologico Nazionale, il più importante al mondo per le opere di arte ellenica custodite all’interno di un edificio neoclassico di fine 800. La collezione spazia dalle eleganti sculture arcaiche dei kouroi a quelle di origine egiziana e romana. Pregevoli statue in marmo o di bronzo esaltano l’ideale di bellezza classica in voga nelle epoche passate che costituisce un punto di riferimento senza tempo. Ci si imbatte in famosissimi reperti, immancabilmente fotografati in ogni libro di storia dell’arte che si rispetti: dal tesoro di Micene agli affreschi minoici di Akrotiri, la cosiddetta “Pompei” dell’isola di Santorini sepolta dalle ceneri dell’eruzione. Particolarmente interessante la sala dedicata alla misteriosa macchina di Antikythera, un elaborato computer ante litteram risalente al I secolo a.C. che veniva utilizzato quale calendario solare e lunare, oltre che per calcolare le date dei giochi olimpici. Stupisce la complessità del meccanismo con ruote dentate che in Europa sarebbe stata replicabile soltanto nei 1000 anni successivi per la costruzione degli orologi.

Atterriamo a Karpathos di notte e raggiungiamo Pigadìa, il capoluogo dell’isola. Il nome di Karpathos (o Scarpanto) rimanda alla sua morfologia, caratterizzata da montagne di roccia che digradano ripide sul mare. È la seconda isola del Dodecaneso per grandezza dopo Rodi e si trova ai margini sudorientali dell’arcipelago assieme a Kasos. La posizione appartata rispetto alle rotte marittime principali determinò una sorta di letargo durante la lunga dominazione ottomana mentre nei secoli precedenti era stata spesso contesa tra genovesi, veneziani e l’ordine cavalleresco di San Giovanni. Nel 1912, a seguito della guerra italo-turca per il possesso della Libia, Scarpanto con la vicina Caso viene annessa all’Italia (con il resto del Dodecaneso), per poi passare alla Grecia al termine del secondo conflitto mondiale. Pigadìa non è particolarmente attraente, essendo cresciuta in maniera disordinata nel corso degli anni ’60 e ’70 con palazzi a più piani senza uno stile particolare, tuttavia si concentrano in questo luogo locali e ristoranti che la rendono vivace di sera.

Un tempo meta inconsueta, oggi Karpathos è frequentata da moltissimi turisti grazie ai collegamenti diretti con vari Paesi. La maggior parte dei visitatori sono italiani per i numerosi voli provenienti dagli aeroporti del nord. L’ex Palazzo del Governo italiano, nel tipico stile razionalista ingentilito da archi e linee deco’, è oggi sede della prefettura. Sorge in un piccolo promontorio sul porto assieme ad altri due edifici laterali. In quello che un tempo era la caserma dei carabinieri ha sede oggi il locale museo archeologico che, in un paio di stanze, ospita manufatti risalenti al Paleolitico fino all’epoca Paleocristiana.

Tra i diversi locali in prossimità del lungomare, spicca il piccolo Caffè Karpathos, altrimenti noto come “Angolo Italiano”. Si tratta del cafènio più vecchio di Pigadìa ed un tempo l’unico esistente nella cittadina. Si instaura con il proprietario Michalis una forte intesa, grazie ai ricordi paterni reciproci che riaffiorano relativamente all’epoca italiana e che ormai, con il passare del tempo, non hanno quasi più testimoni diretti che possano raccontarli. Il padre di Michalis parlava perfettamente italiano, avendolo studiato a scuola quando la nostra lingua era l’idioma ufficiale delle isole del Dodecaneso. Negli anni ’70 il padre di Michalis era solito ricevere i visitatori italiani nel suo cafènio, che aiutava non solo per dare le informazioni sull’isola ma anche per tutti quei problemi pratici o di salute in cui potessero incappare. L’Angolo Italiano così rappresentava un punto di riferimento dei nostri connazionali prima dell’esplosione del turismo moderno. I reduci del secondo conflitto mondiale, tornando a Karpathos, erano soliti incontrarsi in questo luogo raccolto per parlare del loro passato

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