Una settimana a Gran Canaria

Ricordi intensi, immagini e sensazioni sparse di ritorno da una settimana a Gran Canaria (aprile-maggio 2011)

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  • di robbin1977
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Di ritorno da una settimana a Gran Canaria restano nella mente ricordi intensi, immagini e sensazioni sparse: chiudendo gli occhi è facile rivedere i cieli tersi, i paesaggi aspri e incontaminati dell’interno.. Il freddo pungente del primo contatto con l’acqua del mare.. E poi i cammelli, la gentilezza e l’allegria di (quasi) tutta le persone, le Papas Arrugadas coperte di mojo (ma andranno mangiate con o senza la buccia....??), gli onnipresenti “Barrancos” da attraversare..

La partenza per le Canarie era in programma già da alcuni mesi e, come per ogni viaggio, tutto è iniziato con l’acquisto di una buona guida. In fondo uno dei momenti più belli legati ad una partenza è la progettazione.. Studiare le mappe, scegliere mete e attività, farsi incuriosire dai nomi e dalle descrizioni dei luoghi è emozionante quasi quanto poi realizzare le proprie idee.. Non c’è nulla di più stimolante che crearsi le aspettative pre-partenza.

La nostra scelta è caduta sulla Lonely Planet “Isole Canarie” e, come sempre, la Lonely non ci ha traditi: senza l’ingombro di dissertazioni filosofiche e artistiche ridondanti (che, se necessarie, sono reperibili in testi più specifici), la guida è agile, pratica e piuttosto aggiornata e, soprattuto, sempre molto fedele alla realtà.. Dell’ottimo esito della vacanza vanno ringraziate anche le indicazioni lette e rilette nelle sue pagine.

Usciti dall’areoporto l’isola ci accoglie mostrandoci la sua natura vulcanica.. Un paesaggio brullo e aspro, quasi lunare. E un vento costante, non violento, ma sufficente per azionare le tantissime pale eoliche che negli ultimi anni sono spuntate lungo la costa. Ci dirigiamo verso Puerto de Mogan, a 40 minuti di macchina verso sud, lungo la superstrada GC-1: anche se il soprannome di “Venezia delle Canarie” (per via di alcuni ponticelli che attraversano un canale che arriva al porto) è forse un pò esagerato, il paese è molto più caratteristico delle maggiori località turistiche che via via attraversiamo lungo la strada. E fortuna vuole che la stagione sia quella in cui tutte le piante sono in fiore: da ogni balcone, davanzale o arco cascano un’infinità di fiori coloratissimi e profumati.. È primavera e si vede..

Puerto de Mogan offre un ambiente sereno, senza gli eccessi della vita notturna che potremmo trovare a Maspalomas o Playa del Ingles, ma arricchito da numerosi ristoranti (il migliore si chiama Cofradia de pescadores ed in fondo al molo) e abbellito dalla sua graziosa Plaza Grande (in realtà piccolissima), da una bella spiaggia di sabbia chiara e un tranquillo porticciolo. E alle spalle ci sono le montagne.. Alte, scoscese e severe.. Un panorama mozzafiato che ci ripromettiamo di visitare al più presto e che fa da sfondo ai nostri apertivi fai-da-te sulla mega terrazza della nostra camera..

Il nostro programma di viaggio prevede un mix di relax e di girovagare.. E lo rispettiamo pienamente! Il primo giorno lo passiamo sulla spiaggia (niente male) del paese.. Dopo un inverno freddo e buio non c’è niente di più bello che coricarsi sopra dos tumbonas (2 lettini) affittati per pochi euro e godersi un dolce far nulla!

Ma il giorno dopo siamo già in giro.. Non ci possiamo far mancare il classico tour sulle dune di sabbia di Maspalomas (importate gentilmente nel corso dei secoli dal vento proveniente dal deserto del Sahara..): il nostro cammello Zidan (il vero playboy dell’allevamento, con più di 70 cammelle a disposizione..) ama farsi fotografare ancora più di noi. E la visita al recinto dei cuccioli e delle mamme-cammello è proprio emozionante.

Il campionario di attributi maschili in bella mostra che nel pomeriggio ci accoglie sulla spiaggia di nudisti in fondo alle dune è invece molto meno gradevole alla vista. E la sosta, indesiderata, al pronto soccorso locale per una lastra al dito colpito da un sasso trasportato dalle onde è ancora meno piacevole...vabbè, imprevisti del mestiere di vacanziari..

Ma la montagna ci attende e così, il mattino dopo, bendato il dito indolenzito (ma fortunatamente non rotto), si parte per l’entroterra..

Il panorama che ci circonda diventa ogni minuto più impressionante: la strada si inerpica tortuosa in valli ripide e strette, fra creste di roccia frutto di remote eruzioni vulcaniche.. Se dovessi immaginarmi un mondo appena nato sarebbe più o meno così. L’aria, salendo, diventa sempre più fresca e il cielo, sereno alla partenza, si copre mano a mano di nuvole scure.. L’idea era quella di arrivare in macchina alla Cruz de Tejeda (centro geografico dell’isola) e da lì partire per una passeggiata tranquilla di un paio d’ore. Ma, dopo aver attraversato il suggestivo borgo di Tejeda e aver raggiunto il punto di partenza del nostro mini trekking il tempo è talmente peggiorato (pioggia, vento e freddo: sembra di essere in Scozia..) che decidiamo di dedicarci ad attività meno “avventurose”.. E ci godiamo un ottimo pranzetto in un ristorante di montagna..

La discesa ci porta sul versante nord di Gran Canaria, caratterizzato da pendii più verdi e morbidi, e dalle zone coltivate dell’isola. Visitiamo anche la capitale Las Palmas, senza particolari impressioni.

Il quarto giorno è nuovamente dedicato all’abbronzatura: stavolta ci dirigiamo a Playa de Los Amadores, e ne restiamo affascinati..

Posizionata sulla costa sud di Gran Canaria, a metà strada fra Puerto de Mogan e Porto Rico, quasi in corrispondenza del termine della super strada GC-1, la “spiaggia degli amanti” è un angolo di paradiso: quasi un chilometro di sabbia bianca e un mare cristallino dalle tonalità di blu sempre più intense, protetto da una scogliera artificiale che impedisce alle onde più violente di arrivare a riva. E una brezza costante che rinfresca e allontana le nuvole che spesso si addensano sulle montagne.

Ma Gran Canaria non ha ancora finito di stupirci: la lettura della guida ci aveva lasciati incuriositi nelle pagine in cui descriveva alcune vallate particolare, dove nei secoli passati si erano rifugiati gli abitanti originari dell’isola braccati dalle armate di conquista spagnole. La più nota di queste valli è il Barranco de guayadeque, ed è qui che ci dirigiamo il penultimo giorno della nostra permanenza.

Imboccare la strada giusta non è semplicissimo ma, una volta trovato, il Barranco non delude le aspettative: mandorli in fiore e cactus ricoprono il burrone, nelle cui pareti si aprono ovunque gli ingressi di caverne abitate da tempi immemorabili, alcune delle quali risultano incredibilmente tutt’ora occupate..! La strada serpeggia per qualche chilometro, chiudendosi nei pressi di una terrazza resa più bella dalla presenza di una suggestiva chiesetta: da quì, in una giornata di bel tempo, si gode di un panorama splendido, che abbraccia tutta la vallata

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Commenti
  1. Bilbix
    , 30/5/2011 08:29
    Bellissima descrizione di un viaggio che evidentemente ha lasciato il segno.

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