Watamu e Masai Mara

21/7/07 Io (Luca), Luli, e i nostri figli Edoardo (10 anni) e Arianna (8). Arriviamo alle 8 a Mombasa con circa 7 ore di volo effettivo. Il volo Fiumicino- Mombasa Blue Panorama NO 3512 è andato bene, ci hanno servito anche un pasto completo un’oretta dopo il decollo mentre s’era tutti mezzi addormentati e la colazione, prima...
Scritto da: accidori
watamu e masai mara
Partenza il: 21/07/2007
Ritorno il: 04/08/2007
Viaggiatori: fino a 6

21/7/07 Io (Luca), Luli, e i nostri figli Edoardo (10 anni) e Arianna (8).

Arriviamo alle 8 a Mombasa con circa 7 ore di volo effettivo. Il volo Fiumicino- Mombasa Blue Panorama NO 3512 è andato bene, ci hanno servito anche un pasto completo un’oretta dopo il decollo mentre s’era tutti mezzi addormentati e la colazione, prima dell’atterraggio. I bambini hanno dormito un po’, distesi nei posti liberi.

I pulmini degli alberghi ci aspettano ordinatamente appena fuori dall’aereoporto.

E’ già Africa. Nel parcheggio giacciono a terra gusci di leguminose giganti. Sembrano sciabole. Edoardo prova il loro effetto boomerang, ma non è un gran chè.

Per lo scambio di una valigia tra due turisti dobbiamo aspettare un’oretta. E’ piovuto da poco, la temperatura è mite, saranno circa 24 °C. C’è un custode che con il movimento oscillante di un curioso tagliaerba, una lama in punta a un manico lungo un metro, ripulisce il prato circostante. Ad ogni passata taglia qualche filo d’erba. Non c’è fretta.

Ci sorvolano un branco di enormi uccelloni neri grossi come avvoltoi, saranno bucorvi cafri? Bho.

Si parte per Watamu, strada piena di buche. All’arrivo sistemazione all’Aquarius e poi il pranzo.

Appena mettiamo la testa fuori dal residence siamo assaliti dagli avventori locali, i cosiddetti “beach boys”. Siamo i primi turisti della stagione, devono accaparrarsi i contratti per i safari e le escursioni e avviare il circolo virtuoso del passa-parola all’interno dei residences.

Siamo stanchi, con qualche difficoltà riusciamo a sganciarli. Ne riparliamo domani.

22/7/07 Vogliamo fare il Masai Mara, ma i beach boys che ci stanno contattando con Z. A capo, fanno grande propaganda di mirabolanti safari al parco Tzavo, comprovati da reportage fotografici, ma non mi sembrano preparati per il Masai Mara. Qui a Watamu tutti coloro che cercano di avvicinare i turisti (ovvero molti), parlano italiano.

Sto aspettando anche un’offerta dall’agenzia interna del residence. Vorrei fare dei confronti prima di decidere, ma oggi è domenica e le agenzie sono chiuse. Rimandiamo a domani. Il pomeriggio facciamo un’escursione a piedi alle bianche spiagge di Watamu, tutti in gruppo, accompagnati dagli animatori del residence. Ci accoglie un pescatore con un grosso pesce istrice in mano. Una palla spinosa con due occhioni e pinne sventolanti.

Faccio le foto, lui chiede i soldi, ma non li ho con me. Agli sguardi minacciosi del pescatore prometto solennemente che tornerò e pagherò un euro. La marea sta lentamente alzando, ci imbattiamo in qualche filamento azzurrognolo attaccato a delle vesciche sospette. Sono delle piccole “caravelle portoghesi” delle specie di meduse piuttosto urticanti. Avverto il gruppo di stare alla larga. I beach boys approvano.

23/7/07 Siamo circondati dai beach boys. Dall’albergo non mi hanno ancora dato i prezzi. Intanto abbiamo maturato l’intenzione di fare 3 giorni (2 notti) al Masai Mara. Non ci capita tutti gli anni di fare le vacanze in Kenya e vorremmo sfruttare bene la nostra permanenza in queste terre d’Africa, anche a costo di qualche ulteriore sacrificio economico.

Z. Non c’è, sta accompagnando un gruppo allo Tzavo. A. Si presenta molto sicuro per il Masai Mara, dice che ha accompagnato Licia Colò in un safari alle falde del Kilimangiaro per la registrazione del programma omonimo. Sarà vero? Bho. Poi mi mostra una brochure di un camp al Masai Mara: “Fig Tree Camp”, molto bello. E’ convincente. Devo decidere quindi passo all’azione. Andiamo in agenzia. Una stanza con un tavolo e dei poster alle pareti. Tutti i beach boys intorno. Inizia la trattativa. Lascio parlare A. Che scarabocchia delle cifre su un pezzo di giornale. Cerca di essere convincente e giura che il suo margine è ridotto all’osso. Ottengo qualche sconto, ma non spingo troppo sul prezzo, chiedo piuttosto di aggiungere delle escursioni a Watamu con lo stesso prezzo, d’altra parte restiamo due settimane e non vogliamo passarle dentro al villaggio. Chiudiamo una trattativa serrata includendo nel prezzo un safari blu, escursione alle rovine di Gede con visita a Malindi e gita in canoa alle mangrovie.

Ora c’è da pagare…Ma non ho Euro contanti a sufficienza.

Allora si deve andare in banca a ritirare i soldi.

Vai, tutti a Malindi, un pulmino intero. Io e tutta la ghenga di Watamu. La Luli e i ragazzi mi hanno abbandonato a metà della trattativa e sono rimasti all’Acquarius (come si fa a non sfruttare quelle piscine vuote!).

Guida spericolata, buche, biciclette, mucche e tutta la popolazione della zona riversata a lato della strada. Ma non ci ferma nessuno.

Giriamo un paio di banche per trovare quella che rilascia il valore giornaliero più alto. Ci dobbiamo accontentare di un mucchio di banconote scellini Kenioti che non m’entrano nemmeno in tasca. Pago una parte subito, una la pagherò domani con carta di credito all’aereporto di Malindi, direttamente alla compagnia aerea e il resto al ritorno, se tutto va bene.

24/7/2007 La mattina, puntualissimi ci presentiamo all’appuntamento. A. E B. Ci aiutano a caricare le borse sul pulmino e si parte per l’aereporto di Malindi. a. È molto conosciuto e rispettato dalla comunità locale. Saluta ed è salutato da tutti, uomini, donne, bambini.

Strada facendo realizzo che A. E B. Appartengono ad un altro gruppo di beach boys che fa “ditta” per conto proprio, separatamente da Z., quello con il quale avevo confermato disponibilità a trattare. Vabbè, saranno affari loro.

Decolliamo con il Mombasa Air Safari, 18 posti. Dopo un paio di scali su piste intermedie del Masai Mara dove scendono gli altri passeggeri, atterriamo alla nostra destinazione finale. Ci ricevono una schiera di Jeep. La nostra è molto bella, sei comodi posti ognuno con megafinestrone a lato e tetto aperto. Il driver ci conduce al Fig tree camp per il check-in. Il camp è costruito su un insenatura del fiume Terek, con recinzioni elettrificate all’esterno lato savana, bosco tropicale all’interno e tutto il necessario, ristorante, bar, piscina, negozietto souvenirs e un bellissimo palco di avvistamento costruito addosso ad un alberone. Sarà il nostro rifugio nel dopopranzo per fumare il mio sigaro toscano e osservare la savana costellata di erbivori al pascolo.



    Commenti

    Lascia un commento

    Kenya: leggi gli altri diari di viaggio