Un tuffo in Madagascar

Alla scoperta dell'affascinante Madagascar lungo la RN 7, poi verso l'isola della Reunion
 
Partenza il: 19/07/2017
Ritorno il: 07/08/2017
Viaggiatori: 2
Spesa: 3000 €

Dopo svariati aggiustamenti e modifiche, riusciamo a stilare un itinerario che, pensiamo, sia in grado di fornirci un quadro esauriente di questa remota scheggia di Africa e ci consenta di effettuare anche una breve visita sull’isola di Reunion. Per quanto concerne il Madagascar, decidiamo di visitare alcuni parchi posti sull’altopiano centrale e di seguire la principale arteria di comunicazione (la RN 7) fino al suo sfociare nel canale del Mozambico dove ci riposeremo qualche giorno prima di intraprendere in viaggio di ritorno. Abbiamo deciso di gestire le viste ai parchi distribuendole tra il viaggio di andata e quello di ritorno in modo da evitare lunghe tappe di mero trasferimento, e per riuscire in questo intento ci siamo avvalsi dell’ausilio di un’agenzia locale visto che tutte le fonti consultate preventivamente sconsigliavano vivamente di viaggiare con un automezzo a noleggio e reperire sul posto gli alloggi come facciamo di solito (..e, col senno di poi, ci sentiamo di condividere questo consiglio a chiunque baleni in testa di viaggiare autonomamente). Ci siamo quindi affidati a Mahery ([email protected], tel 00261 3412294 ), un malgascio che si è “specializzato” nel trattamento dei turisti italiani e che, insieme a sua moglie Malala (00261 3418252 ) e ad un numero imprecisato di fratelli, cugini e parenti vari, gestisce una decina di fuoristrada che sguinzaglia per tutto il Madagascar organizzando in modo funzionale scambi tra le varie comitive di turisti e gli automezzi in perenne circolazione (noi durante il nostro tour di 13 gg abbiamo cambiato tre volte mezzo e autista con scambi sempre perfettamente organizzati). Arrivati all’aeroporto di Antananarivo (Tana) da Roma (via Addis Abeba). Troviamo Malala che ci accoglie e ci trasferisce ad un albergo in centro da dove partiremo la mattina seguente verso Nord per una visita al Parco di Anjozorobe alla ricerca dei lemuri Indri (la specie più grande di questi simpatici primati). Qui abbiamo subito un esperienza piuttosto shoccante: dopo aver cenato in albergo, e visto che eravamo a poche centinaia di metri dalla principale arteria della città, decidiamo di fare 2 passi ma, a 30 metri dall’albergo, veniamo bloccati da una pattuglia a piedi della polizia locale che dopo aver consultato i nostri passaporti, li trattiene e ci fa capire che ci porterà al centro di polizia (con inequivocabili gesti che simboleggiano le manette!) a meno che… non gli sganciamo una mancia ! Riusciamo ad attirare l’attenzione del portiere del nostro albergo che interviene e dopo aver parlato con la pattuglia ci comunica che abbiamo 2 sole alternative: aspettare la mattina successiva quando il titolare dell’albergo andrà al centro di polizia e recupererà i nostri passaporti o allungare una piccola mancia (molto ridotta rispetto alla richiesta iniziale ) e seguirlo in albergo. Naturalmente scegliamo l’opzione 2, schifati dalla sfacciata corruzione delle locali “forze dell’ordine”.

La mattina successiva il viaggio verso il parco (circa 100 km) inizia a svelarci lo stile di vita di questo popolo ed iniziamo a prendere confidenza con le voragini che ammantano le strade, con le miriadi di Taxi bus (mini bus da 12 posti, con all’interno una trentina di persone, che viaggiano con il portellone posteriore sempre aperto e dal quale salgono e scendono i passeggeri quando il mezzo… rallenta!), con i carri trainati da zebù, con le onnipresenti risaie lavorate esclusivamente a mano da contadini di ogni età (compresi bambini), con le manifatture di mattoni realizzati con l’argilla del fondo delle stesse risaie e, soprattutto, con la costante presente di uomini e donne che camminano al bordo della strada anche in zone apparentemente prive di centri abitati. Dopo aver percorso gli ultimi km su una carrettiera sconnessa raggiungiamo un prato tra le distese di eucalipti che reca l’indicazione “parcheggio saha forest camp”, che è il lodge dove siamo alloggiati ma del quale non intravediamo neppure un… indizio. La nostra guida/autista (che in questa fase è un cugino di Mahery che, per la verità non parla una parola di italiano, contrariamente alle aspettative) fa una telefonata e poco dopo da un sentiero sbucano due addetti che ci aiutano a trasportare i bagagli fino alla struttura ricettiva, distante 4/500 metri e composta da un corpo centrale con la reception e il ristorante e una serie di bungalow inseriti in modo assolutamente non impattante nella foresta circostante e forniti di acqua calda e fredda e di corrente elettrica… solo dalle 5 del pomeriggio alle 7 di mattina grazie ad un generatore. Il programma prevede che l’escursione alla ricerca dei lemuri indri avverrà la mattina successiva, nel momento in cui sono più attivi ed individuabili, per cui ci sediamo al ristorante e consumiamo il pasto in un contesto di per se affascinante. Mentre stiamo per terminare, vediamo sopraggiungere un ragazzo che sale velocemente lo scalone di legno e, dopo aver contattato la direttrice della struttura, si avvicina al nostro tavolo. Si tratta di una guida del parco che ha informato la direttrice di aver avvistato una coppia di indri in una zona di foresta relativamente vicina e che, se a noi va bene, ci accompagnerebbe subito a cercare di ammirali invece di attendere la mattina successiva ma che ..” subito “ significa… subito! Con il boccone in bocca iniziamo a seguire la guida nella foresta pluviale che estende al di la del canalone dove è situato il lodge e, non senza qualche difficoltà, scaliamo le impervie pendici della collina, fuori dai sentieri. Fortunatamente dopo 10/15 minuti la guida ci fa segno di procedere con cautela, siamo vicini… ed è emozionante scorgere il musetto vispo e dolce di un lemure appollaiato su di un ramo a circa 15/20 mt da noi. Ci avviciniamo ancora e riusciamo a scorgere distintamente tutti e due i lemuri, adesso siamo a meno di 10 metri da loro ma non sembrano essere spaventati pur essendo animali completamente selvatici (a differenza di altri che stanziando in zone adibite alle visite dei turisti sono ormai abituati alla presenza umana), dopo averli ripresi ed ammirati la guida ci dice di star pronti che adesso provocherà il loro allontanamento e che sarà interessante vederli saltare di ramo in ramo. Si porta sotto all’albero che li sostiene e smuove alcuni rami, lo spettacolo che segue non lo dimenticherò facilmente: in pochi secondi il lemure si trasferisce a circa 50 metri saltando di ramo in ramo, ma lo fa con una modalità che ricorda molto più un essere umano che una scimmia. Fantastico. Poco prima di cena facciamo un’altra escursione per tentare di trovare qualche lemure notturno ma, pur essendo forniti di potenti torce, riusciamo solo a scorgere dei piccoli camaleonti sui rami, poi una buona cena e una dormita nei nostri bungalow e la mattina dopo siamo pronti per partire verso la capitale in anticipo sulla tabella di marcia. Sentiamo comunque il lamento mattutino degli indri mentre torniamo verso il parcheggio e approfittiamo del tempo a disposizione per effettuare alcune soste lungo il percorso e per dare una veloce occhiata al Palazzo Reale, posto su di un altura nelle vicinanze di tana e per la verità non molto interessante.

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colpo di coda della balena

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baobab a bottiglia

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isola di reunion

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isola di reunion 1

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malgascio con lamba 1

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mercatino improvvisato

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Malgascio con lamba

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in spiaggia

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lemure indri nella foresta

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..senza parole

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vita di paese

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lemure dalla coda ad anelli

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camaleonte



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