Tunisia, sulle orme del Paziente Inglese

Dalle rovine di Cartagine alla medina di Tunisi, dalle dune di Douze alle palme di Tozeur, fino alla religiosità di Kairouan... un bellissimo inaspettato viaggio
 
Partenza il: 27/12/2012
Ritorno il: 02/01/2013
Viaggiatori: 2
Spesa: 1000 €

27 dicembre 2012- 02 gennaio 2013

Sono partita per la Tunisia senza troppo entusiasmo, immaginando di visitare un luogo con scenari già un po’ visti in Egitto, Marocco o in altri paesi arabi. Invece, pur essendoci naturalmente molte similitudini, ogni nazione ha un suo proprio “spirito” che la caratterizza, rendendola unica e, per questo, affascinante. In 7 giorni, 6 notti, sono entrata in punta di piedi nel paese, attraversandolo da Nord a Sud, ed immergendomi sempre più nei suoi colori caldi, passando dalle rovine di Cartagine alla Medina di Tunisi, dalle dune di Douze alle palme di Tozeur, fino alla religiosità di Kairouan. E, dopo un “bagno” di palme da dattero ed oasi di montagna, sono risalita verso la costa, con gli occhi ormai impregnati di scenari emozionanti, set di film indimenticabili, come “Il paziente inglese”.

Ho scelto un viaggio organizzato, conscia dei suoi limiti, ma sono stata fortunata nell’incontrare una guida preparatissima (Naceur), che mi ha “messa in comunicazione” non solo con la storia (molto interessante e varia) del paese, ma soprattutto con la sua attuale e delicata situazione politica.

Prima di illustrare le mie impressioni delle varie località visitate, voglio dare qualche suggerimento pratico:

Clima: io sono stata in Tunisia dal 27 dicembre al 2 gennaio e mi aspettavo (essendo inverno) un tempo più brutto. Invece sono stata fortunata e non ho mai avuto la pioggia. Lungo la costa Nord faceva freddo (un po’ meno dell’Italia), soprattutto perché tirava vento. Abbigliamento con piumino medio. Man mano che sono scesa verso Sud, le temperature sono aumentate, anche grazie al sole, che ho incontrato quasi sempre. Nella zona di Tozeur ho messo anche le mezze maniche. Le serate, invece, sono state generalmente più fredde.

Hotel: quelli incontrati nel mio giro (Hammamet: Hotel Shalimar, 2 notti-Douze:Hotel Sahara Douze (molto carino con ottima cena), 1 notte-Tozeur: Hotel Ras el ain, 2 notti) erano a quattro stelle ma, rispetto ad altre nazioni, un po’ inferiori, soprattutto per la manutenzione (riscaldamento). L’aspetto esteriore, però, era bello in tutti. Invece l’ultima notte ad Hammamet, l’Hotel Le Royal corrispondeva al suo livello di cinque stelle. Dovunque piscine coperte riscaldate.

Prese elettriche: come in Italia

Cambio: 1 euro è circa 2 dinari. Secondo me conviene cambiare (tranquillamente in hotel) qualcosa per le bevande e gli acquisti in posti dove non prendono gli euro (in realtà accettati frequentemente).

Le persone: tunisine incontrate sono sempre state gentili, sorridenti e non invadenti.

Ma ora partiamo…

1° giorno: Roma-Tunisi (volo TunisAir 753 da Roma Fiumicino a Tunisi delle 11,05, circa un’ora) – Sidi Bou Said (vicino alla capitale) – Hammamet (ad un’ora circa di bus)

SIDI BOU SAID

Una precisazione (che varrà anche per Hammamet): io ho visitato questo delizioso paesino in inverno, fuori stagione, quindo non so se, in piena estate, il luogo possa risultare troppo affollato e perdere parte del suo fascino. Magari è più allegro, non so. La sua caratteristica è il colore bianco accecante delle case, che hanno tipiche imposte azzurro smagliante, in legno o ferro battuto (pare che questo colore allontani le zanzare). Ci sono le particolari persiane dette “gelosie”, che chiudono completamente i balconi, fatte per le donne che potevano guardare la strada senza essere viste! È un misto di Grecia, Marocco, Capri, senz’altro turistico, ma molto carino. Dal parcheggio dei bus, inizio a percorrere una strada in salita, piena di negozi che espongono bellissime ceramiche colorate, bigiotterie, tappeti: sono gli oggetti che vedremo per tutto il viaggio, ma questi appaiono più particolari. Entro in un negozio disposto in una casa su due piani, ricco di begli oggetti (ci sono anche antichi fucili): i vani superiori si affacciano sul cortile interno ed i soffitti sono tutti stuccati di bianco a ricami (come vedrò in seguito in altre case tunisine). Naturalmente scatto tante foto, soprattutto alle bellissime porte in legno intagliato, di colori brillanti (generalmente blu e bluette), che ammirerò per tutto il viaggio. La strada conduce ad un punto panoramico su un porticciolo, con un bar molto carino, fatto a gradoni discendenti, con sedili in pietra ravvivati da cuscini colorati a righe. Ritorno indietro e ripercorro la strada in discesa, fermandomi, questa volta, al caffè El Alia les Nattes, situato alla fine di una scalinata, con terrazzina panoramica sulla via principale ed un interno molto accogliente (mi attira una vetrinetta piena di dolcetti tipici). Qui gusto il famoso tè alla menta con i pinoli, che è la specialità locale, al costo di 2 euro. Questo paesino prende il nome da un sufita (un mistico), che tornando da un pellegrinaggio alla Mecca, si stabilì qui per pregare e vi morì nel 1231. La sua tomba divenne a poco a poco meta di pellegrinaggio, contribuendo allo sviluppo della città. Il posto è anche famoso, come tutta la zona, per la coltura del gelsomino, la cui fragranza è usata nelle essenze e nelle saponette, davvero forte, penetrante ed inebriante (che mi accompagnerà per tutto il viaggio). Questo posto merita senz’altro una visita.

HAMMAMET

Noto che il paesaggio intorno è molto verde, nonostante le poche piogge di quest’anno. Hammamet si trova a sud-est di Cap Bon e appartiene al Governatorato di Nabeul (in Tunisia ce ne sono 24): è il più importante centro turistico del paese, amata da artisti, sede di concerti estivi ed importante per la produzione di agrumi e per le coltivazioni di gelsomino (jasmine). In dicembre però mi appare come una località fuori stagione (anche se meta degli abitanti di Tunisi nel fine settimana) e non mi colpisce particolarmente, però devo dire che ne vedrò solo una parte, quella più antica. Il bus si ferma davanti ad un vecchio forte (costruito intorno al XII-XV sec.), che con le sue mura merlate costituisce la Kasbah (la fortificazione che assicurava protezione contro le incursioni marittime) dentro la quale si snoda la Medina (l’insieme di stradine e bazar, la parte più antica della città, la sua anima), nella quale si entra attraversando le numerose “bab”, porte. Ma prima di addentrarci qui, passiamo davanti al cimitero mussulmano (o musulmano) che degrada fino al mare, al quale si accede attraverso un arco bianco, sormontato da una cupoletta e le cui tombe, adagiate sulla sabbia, sono ricoperte da maioliche colorate e prive di fiori. E’ senz’altro più interessante del piccolo cimitero cristiano (lì di fronte), con la tomba di Bettino Craxi, rifugiatosi in questa città nel 1994 (per evitare un mandato internazionale di cattura) e morto nel 2000. È strano venire qui, forse il luogo viene incluso nei giri turistici italiani perché si presuppone un nostro interesse nel caso umano, non so: mi sembra poco opportuno, un po’ morboso. Sulla tomba gigli e garofani e accanto un libro che raccoglie commenti di vario tipo, probabilmente anche poco rispettosi, dal momento che un avviso invita a non oltraggiare i defunti. Entriamo nella Medina, che mi sembra meno turistica di Sidi Bou Said, con le caratteristiche porte bianche e turchese incorniciate da stipiti riccamente intagliati, e le solite bancarelle presso le quali i miei compagni di viaggio iniziano a fermarsi….è partita la macchina dello shopping! Attraversando una delle porte, usciamo dalla Medina e ritorniamo al punto di parcheggio del bus: di fronte a me si snoda una bella baia sabbiosa, affascinante per il suo stato “fuori stagione”, che mi ricorda Mykonos. E’ fiancheggiata da un lungomare con due file di palme, ma non ho il tempo per percorrerlo e mi rimane la curiosità di vedere un po’ di più di Hammamet.

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