Treviso, Trieste e Borghetto sul Mincio

Quattro giorni dedicati alla scoperta di questi gioielli veneti e friulani (e dei loro dintorni) accomunati da un forte legame con l'acqua.
 
Partenza il: 07/10/2020
Ritorno il: 10/10/2020
Viaggiatori: 3

Una finestra di bel tempo nello strano ottobre 2020, segnato dall’incertezza meteorologica nel nord Italia e dall’incombere del Coronavirus nella quotidianità di ognuno di noi, ci costringe a decidere per una partenza, letteralmente, all’ultim’ora.

 

1° GIORNO

Diverse centinaia di chilometri separano la Valtellina da TREVISO. Un viaggio lungo, ben ricompensato dagli scorci fascinosi della cittadina veneta sospesa sull’acqua. Una possente cinta muraria ben conservata ne abbraccia il centro storico. Fu eretta dalla Repubblica di Venezia nei primi due decenni del ‘500 con lo scopo di difendere Treviso dai nemici. Per costruirla fu deviato il fiume Botteniga, creati un fossato e un sistema di chiuse ancora visibili con i quali poter allagare in caso di necessità lo spazio circostante. Una volta entrati il rumore del traffico viene sopraffatto da quello delle cascatelle e si mischia allo sciabordio costante delle onde nei canali, fino a scomparire del tutto nei vicoli pedonali.

Soggiorniamo al B&B Hotel Treviso, un albergo a due passi dalle principali attrazioni con personale gentile e disponibile a elargire informazioni, camere minimal ma ampie, colazione buona, privo di parcheggio ma adiacente a un posteggio pubblico gratuito e con un ottimo rapporto qualità-prezzo.

Affamati, abbandoniamo i bagagli in camera per attraversare la vicina piazza Vittoria con il monumento dedicato ai caduti della Grande Guerra e imbucare Viale Cadorna dove si trova la pizzeria ristorantino da Roberto, individuata su tripadvisor e scelta per i giudizi positivi. In effetti il menù ampio di cucina e pizzeria, la terrazza esterna e l’abbondanza delle porzioni non deludono le nostre aspettative.

Pieni di energie positive, fisiche e mentali, siamo pronti per avventurarci nella Restera sull’Alzaia del fiume Sile, che è poi famoso per essere il corso di risorgiva più lungo d’Europa. Lo facciamo a bordo delle due ruote fornite gratuitamente dall’albergo. E’ il modo migliore per apprezzare in poco tempo e senza fatica la porzione del Sile affiancata dal tracciato denominato alzaia perché un tempo, sulle stesse pietre, gli animali da fatica trascinavano controcorrente i burci, cioè delle barche, fino al porto fluviale di Treviso. La Restera fa parte della ciclovia ‘il GiraSile’ che collega la città a Casale e a sua volta è inclusa nel parco naturale regionale del Sile. Noi arriviamo soltanto sino a Casier ma è abbastanza per immergerci in uno scenario unico nel suo genere: il cimitero dei Burci. Le robuste imbarcazione dal fondo piatto utilizzate per il trasporto di merci vennero via via abbandonate lungo le rive a seguito della fine dell’attività fluviale. In un punto particolare detto cimitero se ne trovano a decine. Camminando su passerelle in legno sospese sopra la superficie dell’acqua l’occhio viene attirato da legni curvi, robusti e flessibili assieme, dalla forma simile a quella di una costola umana. Tali elementi rendono il posto curioso, spettrale e singolare. Il percorso ciclo-pedonale poi si addentra nei boschi, costeggia tenute private e campi coltivati, e ritrova la luce abbagliante del giorno nella piazza con la parrocchia di Casier. Il paese era noto per le cave di ghiaia, rimaste attive fino a due secoli fa, e per la sua piarda, ovvero l’argine a curva dove le barche potevano attraccare per caricare e scaricare la mercanzia. Il Sile infatti rivestiva un ruolo fondamentale nel commercio essendo interamente navigabile da Treviso sino alla laguna. Gli uomini di 4000 anni fa già conoscevano tale caratteristica e facevano fiorire lo scambio di manufatti in rame e bronzo come spade e coltelli. Gli esemplari rinvenuti in tempi recenti dai macchinari impiegati nell’estrazione della ghiaia ne sono la testimonianza.

Trascorriamo il pomeriggio sul Sile per dedicare la serata al cuore di Treviso perché si sa, le luci dei lampioni calano un fascino d’altri tempi sulle città, a volte malinconico, eppure attraente ed elegante.

Partendo a piedi dal B&B Hotel Treviso il primo monumento che incontriamo è la Cattedrale di San Pietro Apostolo, il cui candore del grande pronao neoclassico, ispirato all’architettura greca, attira lo sguardo dei passanti. Le sei colonne in stile ionico sono il frutto della ricostruzione dell’edificio avvenuta nella seconda metà del ‘700, mentre dell’epoca romanica sono rimasti i due leoni in marmo rosso posti ai lati dello scalone d’accesso al portale. Il bianco dell’esterno prosegue all’interno e sebbene le navate siano imponenti non mi colpiscono particolarmente. La stessa impressione vale per le cupole rivestite con lastre di rame della copertura e in generale per l’intero complesso religioso, che risulta inglobato, quasi soffocato, dagli edifici circostanti.

Pochi passi ci catapultano in Calmaggiore, l’arteria principale del centro storico consacrata allo shopping, quindi si apre davanti a noi Piazza dei Signori, il salotto signorile di Treviso dove i tavoli dei bar e dei ristoranti accolgono turisti e abitanti.

Sulla sinistra vediamo il Palazzo del Podestà, ospitante la Prefettura, e la Torre Civica risalenti al XIII secolo. Ma mentre della seconda osserviamo la struttura originale, il primo è stato ricostruito quasi per intero tra il 1874 e il 1877 richiamando lo stile romanico. E’ proprio sotto le arcate di questo edificio che ci accomodiamo per la cena, nel ristorante pizzeria ‘da Pino’. L’offerta di piatti e pizze è ampia, la qualità buona e il prezzo onesto se rapportato al luogo. La viuzza laterale al palazzo conduce in una piazzetta dove l’acqua zampilla dai seni di una donna. Si tratta della Fontana delle Tette. Voluta nel 1559 dall’allora pretore a seguito di una severa siccità, per tre giorni consecutivi di ogni anno fino alla caduta della Repubblica veneta, e in onore dell’arrivo del nuovo podestà, da un seno scaturiva il vino bianco mentre dall’altro vino nero…per la grande gioia degli abitanti.

Nella piazza dei Signori impone la sua possente mole rossiccia fatta di laterizi e risalente all’epoca romana il Palazzo della Ragione, detto dei Trecento. Venne costruito fra il 1185 e il 1213 ma il loggiato sul piano stradale risale al 1552. L’intero edificio subì importanti interventi di ristrutturazione a seguito dei danneggiamenti durante la Seconda Guerra Mondiale. La sala al piano superiore, accessibile grazie uno scalone bianco che spicca sulla facciata rossastra, è chiamata Salone della Ragione e ospitava i banchi dei giudici e del Podestà. Qui dentro perciò veniva amministrata la giustizia, sotto una maestosa capriata in legno e fra affreschi, figure allegoriche e stemmi degli uomini di potere che si sono succeduti. Oggi è sede del consiglio comunale, proprio come in origine e ancor prima di venire occupato dagli organi giudiziari. Essendo arrivati fuori dagli orari di apertura non lo abbiamo visitato ma posso immaginarmelo simile, seppure in scala molto ridotta, al meraviglioso interno del palazzo della Ragione di Padova (https://turistipercaso.it/veneto/76158/gioielli-veneti-soave-vicenza-e-padova.html.

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Grotta Gigante a Trieste

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Castello di Miramare, Trieste

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Treviso

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Piazza Unità a Trieste in occasione della Barcolana

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Borghetto sul Mincio



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