Palermo, una “donna” dai mille volti sdraiata sul mare

1 giorno a Palermo per assaporare una Città rock, open 24 su 24. Cosa vedere e cosa fare
 

Palermo è un salotto sul mare, è una città open 24 su 24.

È una città rock, una capitale mediterranea in cui vivono mille società, spesso completamente differenti tra di loro.

Sulle strade di Palermo scorrono persone completamente diverse, si intrecciano storie, vite che potrebbe appartenere a Città che distano migliaia e migliaia di chilometri l’una dall’altra.

Sotto il cielo di Palermo c’è via Maqueda, Via della Libertà, Piazza Politeama, i borghi popolari, lo Zen a due passi Mondello. Contrasti fortissimi, contrasti che la rendono ancora più intensa, carnale. Affascinante, da vivere e da respirare, nelle sue vie eleganti e nelle sue viuzze con i palazzi scrostati che sudano di antico e altri di incuria, di abbandono.

Ma è la bellezza a prevalere, a Palermo. Perché certo, ti chiedi “ma perché questo gioiello di Città non è curata in ogni suo angolo?” però poi ti volti e tocchi il mare se allunghi la mano dal finestrino dell’auto.

E tutto passa, e la bellezza torna a prendere il sopravvento.

Nel centro, quasi ovunque, mentre la percorri a piedi, in auto, in bus, come vuoi, anche con i taxi -ape calessina blu con i sedili bianchi, stile – sapore di mare – sapore di sale – (grande calore, folklore, classe e stile). La bellezza, dicevamo, con i suoi promontori che ti scrutano, ti osservano, dominano la scena, così alti e bassi al contempo, così rocciosi da non sembrare possano essere in Città eppure lo sono. Promontori che crollano a picco sul mare o su di esso degradano dolcemente, a seconda delle baie della Città.

A Palermo la natura la fa da padrona. Sei in Città, ma la lei è sempre lì a ricordarti che questa splendida e unica creatura, mix di invasioni che l’hanno dominata, è stata costruita nella natura rigogliosa che già c’era e quindi si fa ammirare e si impossessa dei suoi spazi come è giusto che sia. Nonostante la cementificazione (a volte) selvaggia e le cicatrici che le hanno lasciato. Nonostante tutto.

Palermo che ti accoglie, anzi ti avvolge e ti fa sentire subito suo figlio. Quando arrivi non te ne accorgi, ma dopo poche ore, vuoi per il calore delle persone, per il clima che ti invoglia ad essere più espansivo del solito, per i colori che ti circondano, per il sound of Palermo (i suoi suoni, importantissimi e leggendari, vedi le urla dei venditori nei mercati storici), il mare, il cibo (fantastico e ovunque), ti senti già in famiglia.  Come disse Pif allo Sky Arte Festival alla Kalsa (quartiere storico dove abbiamo alloggiato e di cui vi parleremo e vi daremo informazioni): “Palermo ti avvolge e dopo pochissimo tempo sei diventato palermitano anche tu”. Ed ha perfettamente ragione, Pif.

Provate a chiedere una informazione, provate a parlare con qualcuno, entrate in bar o in una rosticceria e vi sentirete non solo accolti, ma “cremosamente ricoperti” da questa deliziosa accoglienza, mai invadente ma elegante: sicilian style (conosciuto in tutto il mondo e da tutto il mondo invidiato e voluto.) Ora, immaginate questa scena: siete al bar e vi ritrovate, così, senza sapere il perché o da dove si sia partiti, in una bella e sorridente chiacchierata su dove abitate, quanto vi fermate e magari volevate mangiare una genovese alla ricotta ma il proprietario del bar vi dice “ah ah ah, un vero palermitano il mattino mangia l’iris fritta o al forno”. E voi che fate? Prendete l’iris e lo ringraziate, mentre addentate quel delizioso prodotto da forno che al primo morso svela una immenso mix di scaglie di cioccolata e ricotta freschissima. E così, con l’iris a colazione siete diventati palermitani anche voi!

Amunì, ora si può partire alla scoperta di questa “donna” sdraiata sul mare, un po’ provocatrice, un po’ riservata, elegante e sanguigna. In ogni caso affascinante anche nelle sue rughe, anzi, soprattutto nelle sue rughe che certo le lasciano il segno per i contrasti, ma gli stessi servono a raddoppiare l’impatto visivo ed emozionale, di questa “donna” dai mille volti.

Da dove si parte? Dall’arte o dalla natura?

Beh, iniziamo col dire che arrivando all’aeroporto di Punta Raisi (ora Falcone e Borsellino) ma per i veri palermitani è sempre Punta Raisi per via del promontorio a picco sul mare, il primo consiglio che vi diamo è di noleggiare un’auto (oppure fatelo prima della partenza) e prima di arrivare a Palermo, fermatevi lungo i Comuni della sua costa.

Potete scegliere tra Cinisi, marina di Cinisi, Terrasini, Villagrazia di Carini, Carini, Capaci (dal mare caraibico), Isola delle Femmine (idem per il mare come Capaci) e poi siete già a Palermo-Sferracavallo (primo quartiere, sì quartiere, anche se è un borgo marinaro di Palermo zona nord arrivando dall’aeroporto).

Comunque tutti i Comuni della costa che ho citato prima hanno un mare cristallino e dei panorami davvero incredibili. Difficile, se non quasi impossibile, pensare che si potrebbero definire “l’hinterland” palermitano. Fa sorridere, perché alla parola hinterland siamo abituati ad associare Comuni molto grandi, spesso troppo cementificati, delle Città del nord Italia o di Roma e Napoli.

Qui, invece, parliamo di piccole gemme, con i loro centri storici, silenziosi e caotici al contempo, con le loro chiese, in una dimensione familiare. Piccole e deliziose realtà strette tra la montagna e il mare, tra i promontori e l’acqua cristallina del tirreno. Considerate che tra tutti i Comuni che ho citato il più popoloso è Carini (38 mila abitanti, mentre gli altri si aggirano sui 13 mila abitanti).

Noi ci siamo fermati a Terrasini e abbiamo fatto tappa a Capo Rama. Un capolavoro della natura. E per motivi di tempo (siamo stati a Palermo 1 giorno e mezzo) non abbiamo potuto percorrere tutta la riserva di Capo Rama. Ma ci è bastato fermarci ad ammirare questo pezzo di riserva in cui ti ritrovi a strapiombo sul mare, fermo sulle rocce a picco su questo mare ora blu, ora verde, ora bianco, quando il sole batte forte per pensare “che meraviglia”.

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