Europa on the road 2

Quattro amici in moto dalla Sicilia ad Auschwitz, passando per Vienna, Praga, Cracovia e Monaco di Baviera
Scritto da: beati
europa on the road 2
Partenza il: 11/09/2017
Ritorno il: 17/09/2017
Viaggiatori: 4
Spesa: 1000 €

Uno dei segni dell’amicizia è sicuramente quando condividi a prescindere dei progetti senza chiedere il perché, il quando e a quale scopo. Questo è esattamente quello che è successo una sera in Sardegna, nel tour precedente, in uno dei dopocena con in mano il sigaro di ordinanza. Lancio l’idea di un viaggio ad Auschwitz per l’anno successivo. Immediatamente, Orazio prima ed Emanuele dopo, si associano, mentre il resto del gruppo resta indifferente. Saro arriva parecchi mesi dopo il viaggio già pianificato e anche lì si associa senza se e senza ma. Una cena a base di bollito (grazie sig. maria) sancisce il tutto. Mi piace ricordare l’adunata del gruppo a Udine, Saro era partito qualche giorno prima e come regalo ha dormito in camera con Emanuele, visto come ci ha “ringraziati ‘ il giorno dopo, penso che se lo ricordi ancora…

# 1° GIORNO: ITALIA

Come si poteva prevedere stanotte si è dormito poco, nonostante l’età l’adrenalina per il viaggio imminente fa ancora questi scherzi. Sveglia alle 5, ma almeno un’ora prima siamo tutti svegli con la sgradevole sorpresa di un nubifragio a Modica. Alle 5 briefing telefonico con decisione, saggia di posticipare la partenza, si ritorna a letto ma dura poco, alle 5.45 smette di piovere. Rapido consulto telefonico e dieci minuti dopo siamo già in moto sosta al bar per un caffè veloce e si parte.

La pioggerellina ci accompagna sino a Messina, imbarco immediato a Villa San Giovanni, ci attende il sole e per 250 kilometri, poi l’acqua ne prende il posto e per le successive 5 ore. Siamo a mollo. Finalmente Orte, sono già le 19. Troviamo il b&b un po’ decentrato. Siamo così stanchi che saltiamo la cena. Tre minuti e dormiamo di brutto.

# 2° GIORNO: ITALIA

Alle 7 siamo già svegli, aspettiamo la signora per la colazione e intanto sistemiamo le valigie. Decidiamo di saltare l’autostrada, ma ben presto ci accorgiamo che sarà lunga soprattutto per i limiti di velocità. Frittura mista a pranzo e ripartenza. A Udine ci attende Saro, già in albergo. Il tempo di una doccia e siamo in centro. Il centro è molto pulito. Ci colpiscono le dimensioni delle piazze, a dir poco abbondanti. Emanuele e Saro vanno a cena, io e Orazio continuiamo a passeggiare.

# 3° GIORNO: AUSTRIA

La giornata inizia presto; alle 6.30 siamo in giro per un caffè senza successo. Scopriamo che i bar aprono non prima delle 7. Anche Saro ed Emanuele sono svegli, sistemiamo le moto e partiamo alla volta di Vienna. Temperatura mite e sole ci accompagnano. In autostrada c’è poco traffico, condizioni ideali per viaggiare. Sosta nell’ultima area di servizio italiana. Caffè, benzina e vignetta obbligatoria per il transito. Si riparte. Cominciano subito delle interruzioni con annessi limiti di velocità (110-80-60). A pranzo sosta in autogrill, panino e acqua. Saltiamo il caffè, scopriamo che costa 2,50€ e rinunciamo. Di nuovo in marcia e di nuovo interruzioni con annessi limiti che ci accompagneranno sino a Vienna dove arriviamo nel pomeriggio. Sistemiamo le moto e i bagagli e subito in strada direzione centro a piedi. 20 minuti di meraviglia e stupore per la pulizia delle strade e la bellezza dei palazzi.

In centro troviamo una marea umana multietnica. Ci inoltriamo scattando una serie interminabile di foto, ci concediamo una sosta in un bar per una meritata birra e si ricomincia a camminare. I palazzi storici sono uno dopo l’altro… uno più bello dell’altro. L’opera è l’apoteosi. La fame si fa sentire, internet ci dà al solito un’auto suggerendoci un ristorante tipico dove, dopo mezz’ora circa di attesa, gustiamo un’ottima cotoletta dal diametro di una pizza. Ritorniamo in albergo e dalla stanchezza di Emanuele e non solo, ci accorgiamo di avere percorso diversi chilometri. Domani ci attendono 400 km per Auschwitz.

# 4° Giorno: Polonia

Partiamo di buon’ora dopo una veloce colazione, breve sosta per il pieno (benzina 1,11 €), e dopo un tratto di autostrada ci fanno deviare per dei lavori. Grazie a ciò scopriamo dei bellissimi paesaggi e improvvisamente ci troviamo in Cecoslovacchia. Attraversiamo diversi villaggi, case piccole ordinate, verde curato e strade pulite. Rientriamo in autostrada, fondo stradale non eccezionale ma poche interruzioni. Ci colpisce la presenza continua di tabelloni con la bandiera ceca ai bordi. Entriamo ad Auschwitz guidati dal navigatore, per fortuna nessun cartello ad indicare i “campi”. L’appuntamento con la guida è per le 14. Noi arriviamo con ampio margine, tanto che abbiamo il tempo per una pizza. Niente di che. La guida ritarda accrescendo in noi l’ansia, finalmente arriva. Ci uniamo al gruppo di italiani e iniziamo il tour.

Entriamo dal cancello principale; non nascondo l’inquietudine sotto la famosa scritta “il lavoro rende liberi”. Tale sentimento si trasforma in sgomento e rabbia man mano che proseguiamo nella visita. Il silenzio diventa assordante davanti a quelle stanze piene ora di capelli, ora di scarpe, ora di occhiali, ora di pettini e spazzole per finire alla bacheca colma di barattoli di creme, evidente segno dell’inconsapevolezza che queste persone avevano della loro breve permanenza in quel luogo. Sono rimasto pietrificato nella stanza delle “docce” prima, e nei locali dei ” forni” dopo. Ho sentito il bisogno di chiedere perdono a Dio e a tutti i poveri cristi che da lì sono depassati, per l’opera delle “bestie”. La visita e continuata a Birkenhaus, distante pochi kilometri. Un vero posto dell’orrore “fornito” del binario della morte, di 3 forni crematori e di una serie interminabile di baracche. Di tutte abbiamo visitato la più crudele, quella riservata ai bambini, ingentilita da una sorta di pavimento e da un murales. Peccato, poi, essere informati che molti degli “ospiti” venivano aggrediti dai topi senza avere la forza di difendersi.

Una pioggia improvvisa ci ha colti in questa baracca, inutile raccontare del fuggi fuggi generale. La nostra guida ci ha fatto notare che negli inverni “incriminati ” le piogge erano più abbondanti, le temperature erano ben al di sotto dello zero e gli ospiti erano coperti da stracci e dormivano nel fango, visto che le baracche erano sotto il livello del terreno. Pugno terribile allo stomaco. In un baleno il grande parcheggio si svuota, rimangono le nostre moto e noi riparati in un bar discutiamo sul da farsi. Il B&B prenotato al centro di Cracovia dista 70 km. Cercarne un’altro in zona o spostarci? Prevale la seconda opzione. Impieghiamo una vita, ma arriviamo a Cracovia fradici come pulcini. Il B&B è poco distante dal centro, ma ci tocca lasciare le moto in strada, pazienza. Ci sistemiamo e dopo una doccia usciamo. Emanuele è troppo stanco, preferisce andare a letto saltando la cena.

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