Di cosa parliamo quando parliamo di Brasile… Note da e per un viaggio breve

Due settimane fai da te per scoprire il Brasile oltre i cliché. Rio e Salvador, San Paolo e Olinda, Paraty e le cascate di Iguazu, alla ricerca delle spiagge e viste da cartolina ma anche storie e luoghi un po' ...
 
Partenza il: 10/08/2019
Ritorno il: 27/08/2019
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Di Andrea Franzoni (http://andreafranzoni.blog)

Dici “Brasile”, e già ti si para davanti agli occhi un’immagine preconfezionata stretta entro i margini squadrati di una cartolina. Palme, frutta, sole e spiagge sconfinate. Corpi torniti, cerette impeccabili, danze spensierate e cocktail zuccherati. Natura lussureggiante, genti senza tempo, bambini seminudi che giocano a pallone o che scorrazzano ai margini di una favela. Anche se non abbiamo fatto niente, queste immagini sono in un certo senso già presenti, nella nostra testa, come lo sono – in Windows – le immagini salvaschermo.

Eppure: di cosa parliamo, davvero, quando parliamo di Brasile? Parliamo di tutto questo – di una sequenza di fondali Instagram e di stati d’animo stereotipati – oppure, oltre alle palme, c’è di più?

L’ibrido che state per leggere, un po’ “reportage” (tra molte virgolette) e un po’ piccola guida di viaggio fatta in casa, è rivolto a tutti coloro che vogliono provare ad esplorare ciò che sta oltre ai margini di quella famosa cartolina chiamata ‘Brasile’ che qualcuno o qualcosa ci ha in un certo senso “installato” dentro. Se quella cartolina ti va un po’ stretta, se anche per questo hai deciso di affrontare questo paese enorme, e se vuoi provare ad allargare il tuo sguardo su ciò che questo continente contiene, quello che segue potrebbe essere di tuo interesse.

Con una premessa ovvia: non c’è naturalmente nulla di più assurdo e presuntuoso che pretendere, in due settimane di viaggio e con qualche scarna lettura di background schiacciata tra le mille altre incombenze della vita quotidiana, di capire realmente qualcosa del quinto stato al mondo per estensione (nonché settimo per numero di abitanti). Spero però che questo resoconto ti potrà essere comunque utile per capire come provare a tirar fuori da questi fatidici quindici o venti giorni di viaggio quanto di più, e quanto di meglio.

Nota per la lettura: il viaggio è stato svolto in coppia (33 e 32 anni), nelle settimane centrali di agosto, prenotando quasi tutto online in autonomia tra marzo ed aprile. Abbiamo alloggiato in strutture diverse (ostelli, ‘pousade’, B&B, hotel), cercando di spendere il giusto ma garantendoci anche un minimo sindacale di comfort (camera doppie con bagno privato). Ci siamo affidati per prenotazioni e recensioni al controverso ma efficiente Booking.com, e per il resto prevalentemente a Wikitravel, alla Lonely Planet e ai forum TripAdvisor (versioni in inglese). Così facendo, seguendo questo itinerario (con tutti questi – inevitabili – voli interni) in questa stagione, sappi che difficilmente riuscirai a cavartela spendendo molto meno di 1.800 euro a testa.

GIORNI 1 – 3: RIO DE JANEIRO (BASE LAPA)

Tag: Taxi, arrivare a Rio, alloggiare a Rio, Hotel Selina Lapa, Pan di Zucchero, Applicazioni e Internet, Centro storico, storia

Rio de Janeiro è una città enorme resa ancora più ampia dal fatto di avere punti di interesse dislocati su una superficie molto estesa e per di più, spesso, nemmeno ben collegata dai mezzi. Più che altrove, inoltre, ogni area della città ha una sua “anima” profondamente diversa: una cosa è il “Centro”, altra cosa sono i quartieri un tempo residenziali ed oggi – ciascuno a modo suo – piacevolmente decadenti (Lapa, Santa Teresa, Botafogo, Gloria o Flamengo), altra cosa ancora sono le zone delle spiagge (Copacabana, più popolare, ed Ipanema e Leblon, più esclusive). Per di più, ogni luogo prende una forma decisamente diversa con il passare della settimana: dal lunedì al venerdì, ad esempio, i quartieri del Centro sono decisamente popolati; nel fine settimana, al contrario, diventano deserti (e quindi poco sicuri). Tutte le zone citate, comunque, ospitano un’abbondanza di strutture ricettive: alloggiare in una zona oppure nell’altra, e spesso anche alloggiarci di giovedì o invece di domenica, significa più che altrove fare un’esperienza della città completamente diversa.

Arrivando e ripartendo per l’Italia da Rio de Janeiro, la nostra idea è stata quella dividere la visita di Rio in due parti: due giornate abbondanti all’arrivo con base nel quartiere centrale di Lapa, e due giorni prima della ripartenza con base a Copacabana. Se all’arrivo abbiamo preferito fare affidamento su una struttura organizzata come un ostello (reception h24, staff disponibile, ampi spazi comuni, contesto giovane ed informale, bar interno), nel secondo caso essendo già pratici del paese e della città ci siamo rivolti ad un hotel tradizionale potendo così godere di una camera più ampia e di un’abbondante colazione a buffet.

Il volo Alitalia è giunto a Rio, dopo 11 ore di volo non stop da Roma, alle 5 del mattino. Usciti dagli arrivi abbiamo attraversato la posatissima mischia dei tassisti e ci siamo diretti verso gli ATM Visa e Mastercard da cui abbiamo prelevato il contante necessario per i primi giorni (anche se, in generale, è quasi sempre possibile nonché conveniente pagare come fanno i locali direttamente con carta di credito). Usciti all’esterno, ci siamo quindi rivolti ai ‘Taxi Comum’, i taxi gialli disponibili in posizione un po’ defilata rispetto ai più costosi radio-taxi bianchi. La corsa dall’aeroporto a Lapa, con prezzo fisso concordato con l’addetto, ci è così costata 20 euro (80 Real: tutti i prezzi si baseranno sul cambio semplificato 1 euro = 4 real, ma attenzione perché la moneta brasiliana non è affatto stabile!).

Non è mia intenzione dilungarmi in descrizioni struggenti delle cose viste: per economia di retorica e per evitare di banalizzare emozioni che vanno vissute in prima persona. Se anche voi avrete l’opportunità di giungere a Rio all’alba, o almeno con la luce, cercate però di godervi il più possibile il viaggio dall’aeroporto alla città ed in particolare la prima parte durante la quale si attraversano i viadotti che separano l’isola su cui si trova l’aeroporto Galeao dalla terra ferma, perché la vista della ‘laguna’ e poi della città in lontananza è veramente magica.

Dopo aver lasciato in ostello i bagagli abbiamo approfittato dell’orario mattutina per visitare il Pan di Zucchero poco dopo l’apertura. Un’esperienza consigliatissima: sia perché il Pan di Zucchero (uno sperone di roccia di circa 400 metri a picco sul mare, su cui si sale con due funicolari, da cui è possibile vedere l’intera città, le montagne circostanti e la baia) è stato con il senno di poi probabilmente il punto più bello della visita, sia perché è un luogo turistico e quindi in un certo senso “rassicurante” e adatto a chi è appena arrivato. Se normalmente è abbastanza sgradevole, infatti, trovarsi in un luogo “protetto” attorniati da “turisti”, ciò può tornare utile quando si è appena arrivati in un continente nuovo e si è comprensibilmente ancora poco lucidi per i postumi di una notte quasi insonne passata in aereo.



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