Crociera fluviale da San Pietroburgo a Mosca

Una crociera che attraversa laghi e fiumi per scoprire tutto quello che c’è di bello lungo il tragitto e nelle città
 
Partenza il: 17/08/2018
Ritorno il: 27/08/2018
Viaggiatori: 5
Spesa: 2000 €

Una crociera che attraversa laghi e fiumi che parte da San Pietroburgo, arriva a Mosca e tocca Mandroga, Khizi, Goritzy, Yoroslav, Uglich

I PREPARATIVI DEL VIAGGIO

Anche se la pratica per il visto va avviata quaranta giorni prima della partenza, io comincio con un po’ in anticipo e nel mese di giugno compilo sul sito https://visa.kdmid.ru il modulo di richiesta; a fine giugno lo stampo, appongo la data, lo firmo e infine lo spedisco all’agenzia tramite assicurata insieme al passaporto e una foto recente. Passaporto e visto verranno restituiti all’aeroporto di Malpensa.

Venerdì 17 agosto 2018

Partiamo alle 7.30 e alle 10 lasciamo l’auto al Maggia Parking a Lonate Pozzolo. Nell’area 5 del Terminal 1 di Malpensa recuperiamo i passaporti con il visto. Imbarchiamo entrambe le valigie per San Pietroburgo (sigla LED). Il controllo passaporti è stato automatizzato con scansione del passaporto e foto del passeggero. Il Gate B09 apre alle 12.40. Partiamo alle ore 13.15 (con 15 minuti di ritardo) e decolliamo alle 13.30 con volo di linea Rossiya SU6674; ormai è diventata un classico la passeggiata sulle piste di Malpensa con minuti di attesa in coda prima di accedere a quella per il decollo. Il pranzo è un croissant salato con un salume affumicato, formaggio spalmabile e i famigerati cetriolini di cui faremo incetta, secondo Giuseppe.

Arriviamo a San Pietroburgo alle ore 17.30 ora locale (le 16.30 in Italia: con sole 3 ore si arriva in Russia). Il controllo passaporti e il ritiro bagagli sono abbastanza veloci. All’uscita ci attende la corrispondente Francorosso che raduna tutto il gruppo proveniente da Milano. In autobus arriviamo al porto fluviale che si trova a sud della città di San Pietroburgo. La nostra motonave Repin è ancorata in seconda fila ed è nascosta dalla Kandinsky. Ci accoglie una ragazza che su un piatto offre una pagnotta di pane con al centro un mucchietto di sale: va staccato un pezzo di pane e mangiato insieme a un pizzico di sale. È il simbolo di benvenuto russo con cui si intende offrire quanto ci sia di più prezioso, il pane che garantisce sostentamento e il sale, ingrediente importantissimo nei tempi antichi per conservare i cibi. Ci viene assegnata la cabina 145 sul ponte principale, piccola, ma con tutto il necessario. I letti sono gemelli separati da un tavolino che funge da comodino. Attaccato ad una parete c’è un piccolo tv a schermo piatto che non trasmette canali italiani, rimarrà spento per tutto il viaggio. C’è la filo diffusione che al mattino dà la sveglia con il canto degli uccellini e l’aria condizionata. Gli armadi hanno dimensioni ridotte, ma i nostri vestiti trovano spazio sufficiente. Ripongo le magliette in una piccola credenza che si trasforma in scrivania tramite una ribaltina dove dentro c’è il phon, mentre le valigie vuote finiscono sotto il letto, dove è previsto un cassettone. Il bagno ha il water sospeso e una tenda che circonda la doccia. Il lavandino è commisurato all’ampiezza della camera e sopra si trova uno specchio a doppia anta. Dopo poco tempo ci si abitua agli spazi ristretti forse perché c’è la finestra che dà sul ponte della nave e sul panorama. Sopra, la nave ha altri 3 ponti: il superiore con altre cabine e a prua il bar, quello con il ristorante e la sala giochi/biblioteca (anche se il silenzio della biblioteca è difficile da trovare in una sala giochi) con le carte, altri giochi, libri in tutte le lingue, una televisione. L’ultimo ponte ha la sala conferenza dove si tengono le animazioni o le comunicazioni importanti. Da qui si accede al ponte sole all’aperto dove ci sono le sdraio. Ceniamo con un menu fisso con mousse di pollo, minestra di verdure, spezzatino di carne e purè, ananas con gelato, tè verde. Dopo cena andiamo in centro con il taxi chiamato tramite un’app della rappresentante del tour operator per conoscere subito il prezzo della corsa, calmierato rispetto ai taxi standard. Il tassista non spiccica una parola e temiamo che non ci porti fino alla Dom knigi, la casa del libro, ma invece dopo tanti chilometri e tante deviazioni giunge a destinazione. Qui c’è una libreria che fa angolo con la famosa prospettiva Nevsky. La strada è affollata e dall’angolo della Dom osserviamo la bellissima chiesa sul sangue versato. Passeggiando incontriamo il negozio Eliseyev, da me selezionato come uno degli edifici in stile liberty (in russo modern) da vedere. Il tassista del ritorno, chiamato dalla receptionist di un hotel, è un tipo loquace, non smette di parlare in inglese e fa una deviazione per portarci a vedere delle statue con orsi in bronzo che si trovano dinanzi all’ingresso di un palazzo. Rientriamo verso l’una.

SABATO 18 AGOSTO 2018

La colazione è alle 7 con frittelle (blini e pancake) troppo unte, marmellata, qualche bignè ripieno di crema, latte (da diluire con la giusta quantità di caffè per diventare bevibile), prugne secche e tè verde Julius Meinl, nel mondo del caffè dal 1862. La casa madre è austriaca e navigando su internet scopro che ha aperto uno stabilimento di tostatura “scura” a Vicenza nel 2005, mantenendo la tostatura “chiara” a Vienna. Nel corso della crociera ho provato il tè verde alla menta, quello al gelsomino e un oolong al latte dal gusto raffinato e delicato. Si parte alle 8 invece.

La prima visita è alla neoclassica Cattedrale della Resurrezione di Cristo o sul catrame (perché qui c’era un deposito di catrame, smole in russo). Elisabetta I, figlia di Pietro il grande, il fondatore nel 1703 di San Pietroburgo, nata prima del matrimonio del padre con Caterina I, ha commissionato la chiesa all’architetto Rastrelli. Quando Elisabetta muore, Caterina II congeda Rastrelli in quanto lei non ama il barocco, ma il neoclassico. L’interno, restaurato da poco, è luminoso per i colori bianco e dorato. L’altra cattedrale vista solo dall’esterno si chiama ancora della Resurrezione, ma viene chiamata di San Salvatore sul sangue versato ed è in stile russo. Il sangue versato è quello di Alessandro II, che ha subito 7 attentati di cui quello avvenuto nel 1881 in questo luogo è stato fatale. Alla sua morte il figlio ha fatto edificare la chiesa in sua memoria. Si tratta della chiesa intravista ieri da Dom Knigi. Percorriamo in autobus la Nevsky Prospekt, la principale arteria del centro città. Dalla piazza della borsa ammiriamo il panorama sulle colonne rostrate (si chiamano così perché ci sono rostri di nave attaccati) che hanno la funzione di fari, il Palazzo d’inverno e la cupola della chiesa di San Pietro e Paolo dentro la fortezza omonima. In Konnogvardejsky Bulvar ci fermiamo al negozio di souvenir Art House, dove compro dei magneti. In strada c’è un po’ di traffico e la guida M. ne approfitta per raccontarci delle notti bianche di San Pietroburgo che durano 2 mesi dal 21 maggio al 21 luglio. La città si trova solo 6 gradi a sud del circolo polare e questo fa sì che in prossimità del solstizio d’estate il sole tramonti alle 23.30 e sorga alle 3 di notte. In compenso d’inverno ci sono soltanto 5 ore di luce. Si prosegue con la visita dall’esterno della cattedrale di S. Isacco, la quarta cattedrale a cupola più grande al mondo dopo San Pietro a Roma, San Paolo a Londra, Santa Maria del Fiore a Firenze. La cupola è stata dorata a fuoco per usare meno oro e nel procedimento è stato adoperato il mercurio che ha provocato la morte di alcuni operai. Ci spostiamo sull’isola delle Lepri verso la Cattedrale di San Pietro e Paolo che sorge dentro la fortezza omonima. All’interno l’iconostasi in legno di tiglio dorata rispetta i canoni che devono avere queste strutture: 5 livelli di icone, subito a destra del centro ci deve essere l’icona del Cristo, a sinistra quella Madonna con il bambino, poi devono esserci anche quelle dei santi a cui la chiesa è dedicata e infatti l’ultima a destra è dedicata a San Pietro, l’ultima a sinistra a San Paolo. In un’unica sala ci sono le Tombe dei Romanov (si pronuncia Romanòv, con l’accento sull’ultima sillaba), anche degli ultimi, i cui corpi sono stati sepolti qui dopo 80 anni dall’uccisione. Sono ancora da inumare quelli di Alessio e Maria, figli di Nicola II, perché sono stati gettati fuori dall’unica auto che trasportava i loro corpi per alleggerire il carico. Trovo che l’esasperazione talvolta si accanisca troppo con i corpi senza vita di quelli che hanno affamato il popolo. Gli altri sarcofagi sono di marmo bianco tranne due: è di diaspro verde quello di Alessandro II, di rodonite rossa quello della moglie Maria Alessandra. Tutte le chiese ortodosse non hanno sedie perché le funzioni religiose si seguono in piedi, nonostante possano durare più di due ore.

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