Cipro nord

Nota – Essendo lungo scrivere “turco cipriota” o “greco cipriota”, sarà il caso di accorciare. Per cui, quando parlo di persone, “greco” implica “greco di Grecia”… “turco” è “turco di Turchia”… “Ciprurco” è “turco cipriota”, “cipreco” è “greco cipriota”. ABBRONZATURA Come sempre quando si migra in...
 
Partenza il: 31/07/2005
Ritorno il: 14/08/2005
Viaggiatori: in coppia
Spesa: 1000 €

Nota – Essendo lungo scrivere “turco cipriota” o “greco cipriota”, sarà il caso di accorciare. Per cui, quando parlo di persone, “greco” implica “greco di Grecia”… “turco” è “turco di Turchia”… “Ciprurco” è “turco cipriota”, “cipreco” è “greco cipriota”.

ABBRONZATURA Come sempre quando si migra in territori calienti, nessun tipo di crema, olio o protezione ti dura più di dieci minuti. Poi cola facendoti sembrare un cono mentre si scioglie il gelato, per cui devi andare in acqua e ripulirti. Risultato: solita abbronzatura tipo “ho messo la testa nel microonde, mi squamerò entro poco”.

ACQUA Mare limpido, anche se i fondali non sono mai particolarmente allupanti (cribbio, allontanandosi non più di 50 metri dalla riva cosa ci si aspetta? Popolazione ittica tipo abissi?). Acqua caldina, che non sempre riesce nell’impresa di rinfrescare un corpo che fa fumo. Ma mettere il culo a mollo ogni mezzora al massimo è fondamentale.

AEREO Turkish Airlines. Con scalo a Istanbul e arrivo nell’aeroporto “clandestino” di Ercan (un baraccone che ti fa veramente sperare che l’aereo sia meglio dell’aeroporto). Ottimo, anche se la Sachertorte che ci danno all’andata non mi sembra esattamente un esempio di cibo turco, o no? ALAGADI Spiaggia sulla costa nord, presa d’assalto da tartarughe vogliose di fare l’uovo più che da turisti. Qui ci sono dei cestelli che difendono le uova deposte da eventuali predatori, e un baraccozzo che ha alle pareti un manifesto richiamante le Caretta Caretta di Lampedusa. Un ragazzone anglosassone ci spiega il processo di nascita degli anfibi corazzati in inglese, e gentilmente un ragazzino corre a tradurci tutto. In turco.

ALSANCAK Il nostro paesino, arroccato sulle colline, non proprio vicino al mare – dove invece stava l’hotel. Ci sono pochi paesi sulle coste nord: per paura dei pirati, tendevano a farli un po’ più in dentro. C’è il solito busto di Ataturk, e più su una interessante scoperta. Il cimitero. A destra quello greco, ovviamente abbandonato dal 1974, con molte croci spezzate. A sinistra quello turco, bello splendente, con tombe di gente morta a non meno di 90 anni (???). Al centro, quello che era un chiesolino ortodosso. Ora è vuoto: ci sono escrementi per terra e, alle pareti, invece di icone greche ci sono posizioni del Kamasutra vergate da mani profane.

ANIMALI Pochi gabbiani. Poche zanzare, grazie alle burrasche di vento che si ribaltano sulla costa, sistematicamente, ogni notte. Strani animaletti a mezza via tra la lucertola e il brontosauro che girano per strada, non prima di aver alzato il testone per vedere cosa capita e fuggire via. Capre, tante. Pecore, un po’ meno. Asini selvativi. Insomma: per strada il traffico è “animalesco”, ma nel senso letterale. E suonare il clacson non serve: se c’è una sfilata caprina stai lì e aspetti.

ARAPKOY Paese scalcinato nel centro isola, dove vediamo un chiesolino ortodosso adibito a stalla, e dove in un negozietto ci regalano una bottiglia d’acqua (in Italia non capiterà MAI!), mentre Sonia prende un balsamo “per capelli con problemi”. Nel senso che, se i problemi non li hai, te li fa venire. E’ comunque uno dei tanti paesozzi da cui passiamo, sotto gli occhi di assonnati indigeni per cui, evidentemente, la visione di soggetti stranieri è l’attrazione del giorno.

ATATURK Importante uomo politico della Turchia del primo ‘900, non ha a che fare nulla con Cipro. Ma i turchi, per convincere i ciprurchi ad essere più turchi che non ciprioti, hanno messo centinaia, centinaia di busti di questo “padre di tutti i turchi” in ogni piccolo paesino. La sua frase “fortunato chi si può vantare di essere turco” appare pressochè ovunque. La sua faccia è particolare, sopracciglia all’insu tipo vampiro con sguardo buono, e appare su tutti i tagli di banconote. Una invasione, un culto importato dalla madre patria, una ruffiana devozione da fare invidia anche a Emilio Fede. L’aeroporto di Istanbul si chiama Ataturk, tutte le strade si chiamano Ataturk… Una lagna.

AUTOMOBILE Una Renault 9 (anzi, Reno 9, come dicono loro) dei tardi anni ’70, direi… Targata ZCS 472… Puzza assurda, roba che alla faccia di “controlliamo gli scarichi”, beve come nemmeno Jim Morrison all’apice… Per fortuna la benzina non costa come da noi – circa 1560 lire al litro -, per cui non ci dissanguiamo. Un giorno non ne ha voglia mezza di partire, ma a parte quello non ci lascia mai a piedi. Anche se, ogni volta che era da mettere in moto, i tremori ci venivano. Specie se eravamo in luoghi dimenticati da Dio quanto da Allah… BELLAPAIS Paesino di collina, famoso nel mondo anglosassone perché descritto nel libro “Bitter lemons” di un certo scrittore Lawrence Durrell. C’è una abbazia abbandonata, tenuta abbastanza bene, al cui interno hanno fatto un ristorante. Quando la visitiamo, alla cassa il bigliettaio mi prende la guida in italiano, la sfoglia con calma, poi ridacchiando riconosce in “Mustafà, un mio amico” un vecchietto in una foto. Il mondo è piccolo… BIG SANDS Gigantesca, lunga e incredibilmente deserta spiaggia sabbiosa nella penisola Karpas. Incredibile: una discesa di sabbia di quelle che si vedono nei film di predoni del Sahara ti porta dalla strada al mare, da dove si vede questa immensa distesa solitaria. Immaginate come se la spiaggia romagnola fosse totalmente deserta… Uno spettacolo incredibile, di quei posti per cui ti chiedi “ma il mondo lo sa?”, e poi ti rispondi “meglio che non lo sappia”. Se pensiamo ad altri posti dove non riesci nemmeno a girare il lettino senza pestare il piede al “vicino”… Qui incontriamo anche un buonissimo micetto rosso. “La madre è finita sotto una macchina”, ci dice il proprietario-ristoratore. Mah! Visto che lì ci passa una auto all’anno, sarei più dell’idea che questa sia finita dentro un panino… BUFFAVENTO Castello diroccato sulle montagne. Ci volevamo andare, poi abbiamo desistito. Ci si arriva solo da un sentiero lungo, scosceso, e abitato a quanto pare da vipere. Saputo ciò, Sonia fugge a gambe levate… CAFFE’ In tutta l’isola si beve “caffè turco”, ma ovviamente guai a definirlo tale nella parte sud, anche se di quello si tratta. Si divide in “kahve” e “nescafe”. Il nescafe è una specie di cappuccino nostro. Il kahve invece è… tanto fondo, e acqua sopra. Quell’intruglio che noi creiamo quando laviamo la moka, o la macchinetta, loro lo definiscono prelibatezza tipica turca. Boh. Magari è anche buono, basta fermarsi prima che in bocca ti entri il fondo.



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