Certosa di San Lorenzo

Un luogo incantato a portata di auto.
 

La Certosa di San Lorenzo è il più grande monastero dell’Italia meridionale.

L’ho visitata casualmente, perché andando in Alto Adige dalla Sicilia, in auto, d’estate, facciamo sempre una tappa intermedia. E Padula si presta alla sosta. Davanti c’è un grande parcheggio fruibile ai visitatori.

La Certosa è stata restaurata da pochi anni ed è in condizioni ottimali. Il biglietto d’ingresso si fa in loco e costa molto poco (da 2 a 6 euro). Ci sono stata due volte, in due anni diversi e non ho mai trovato confusione, sembra un luogo appartato e dimenticato.

Ci sono delle stanze, come la biblioteca, che vengono aperte solo alcuni giorni al mese e ci si può informare telefonando al numero del Ministero della Cultura che fa capo al sito della certosa.

La grandezza del monastero viene espressa nei lunghi corridoi, nei cortili, nel gigantesco chiostro, nei giardini e negli orti nascosti dietro alti muri. Nelle celle, visitabili, che affacciano sul grande cortile, distinte, ognuna, da un decoro marmoreo nel cotto uno diverso dall’altro. Ogni cappella e ogni stanza ha un decoro diverso, tetti a crociera racchiudono affreschi di colori vividi e brillanti. È visitabile anche la mensa con la cucina, posta sotto un’enorme cappa.

Ma la cosa che mi ha rapito il cuore con mille sensazioni quasi mistiche è stato l’affaccio sul chiostro con la grande fontana.

Mi ero abituata a condividere con la mia mamma le sensazioni belle che mi dava un luogo, e anche se lei non è più con me da vent’anni, continuo a parlarle quando visito un posto che mi piace. Appena entrata nel lungo corridoio sotto il portico le ho detto: “Hai visto mamma? La certosa sarebbe piaciuta anche a te”…e mi sono sentita prendere la mano. Così, con lei accanto ho guardato tutte le piccole stanze dei monaci con i loro disegni nel marmo.

È stata una sensazione meravigliosa. Fra l’altro, la scarsità di turisti rende la visita ancora più godibile.

Per dormire abbiamo trovato un B&B in campagna a pochi chilometri. Una casetta appena ristrutturata con quattro stanze. Gestita da ragazzi molto gentili che ti preparano un’ottima colazione in una veranda sul giardino. C’è anche un parco giochi per bimbi.

Poi, per cenare siamo saliti in un’azienda agricola in montagna, dove abbiamo mangiato prodotti locali e specialità del posto, semplice e casereccia, la Fattoria Alvaneta.

La storia della Certosa di San Lorenzo

Tommaso Sanseverino, conte di Marsico e signore dei Vallo di Diano, la fece edificare nel 1306 ma i lavori proseguirono fino al XIX secolo. Dell’impianto più antico restano nella Certosa pochi elementi: lo splendido portone e le volte a crociera della chiesa. Le trasformazioni più rilevanti risalgono alla metà del Cinquecento, e seicenteschi sono gli interventi di doratura degli stucchi della chiesa. Del settecento sono invece gli affreschi e le trasformazioni d’uso di ambienti esistenti.

I Certosini lasciarono Padula nel 1807, durante il decennio francese del Regno di Napoli, allorché furono privati dei loro possedimenti nel Vallo, nel Cilento, nella Basilicata e nella Calabria. Le ricche suppellettili e tutto il patrimonio artistico e librario andarono quasi interamente dispersi e il monumento conobbe uno stato di precarietà e abbandono. Dichiarato monumento nazionale nel 1882, la Certosa è stata presa in consegna dalla Soprintendenza per i Beni architettonici di Salerno, e nel 1982 sono cominciati i lavori di restauro.

Il chiostro grande, con i suoi quasi 15.000 metri quadrati di superficie, risulta essere tra i maggiori in Europa. La costruzione fu avviata nel 1583 rifacendo sostanzialmente un chiostro preesistente. Il Chiostro si sviluppa su due livelli ed al centro è collocata una bella fontana a forma di coppa, realizzata in pietra e datata al 1640.

Lo scalone ellittico a doppia rampa, l’ultima opera che i padri riuscirono a vedere realizzata prima delle soppressioni francesi, unisce i due livelli dei chiostro grande. Un’opera che appare come un maestoso elemento scenografico illuminato dai suoi sette grandi finestroni che spaziavano sul paesaggio circostante. Il grande giardino della clausura corrisponde in minima parte alla sistemazione settecentesca, soprattutto a causa degli interventi effettuati durante le due guerre mondiali per la costruzione dei ricoveri dei prigionieri.

Spero di essere riuscita a incuriosirvi anche solo un po’ per spingervi, se da quelle parti, a fare una deviazione compresa di ottima cena e buon sonno ristoratore.

Guarda la gallery
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