Campania intima

Viaggio tra i panorami segreti del Sannio e dell'Irpinia
Scritto da: Francesco Cositore
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Giorno 1, Napoli – Fontegreca

Caricato anche l’ultimo bagaglio in macchina, finalmente siamo partiti. Un traffico insolitamente scorrevole ci ha risparmiato la cappa di calore di fine estate scortandoci fino all’imbocco della tangenziale, dove abbiamo abbassato i finestrini nella speranza che entrasse un po’ di vento.

Ad accompagnarci è una strana sensazione di sollievo misto a tristezza: una vacanza del genere non l’avevamo mai pensata, ma con una pandemia in corso ci sembra giusto non osare di più. E così abbiamo deciso di non andare troppo lontano, ma di esplorare bene il lato più nascosto della Campania, la nostra regione, visitando alcune delle sue località montuose in un ideale itinerario da nord a sud. L’idea, in realtà, è venuta a mia madre, ma il resto della famiglia (me incluso) l’ha accettata senza troppe esitazioni, anche perché valide alternative non ne avevamo.

La nostra prima meta è stata Fontegreca, una località per me ignota ma che grazie a Google Maps ho scoperto essere nella zona del Parco Regionale del Matese, a poca distanza dal confine con il Molise. Il viaggio è durato inaspettatamente poco, appena più di un’ora. Da Napoli abbiamo seguito la A1 in direzione Caserta, per poi proseguire fino a Caianello e da lì dritti fino alla destinazione passando per panoramicissime strade statali.

Siamo arrivati a Fontegreca alle 10:30 circa, abbastanza presto per cominciare subito la nostra visita, per ora senza preoccupazioni legate ai bagagli in macchina. Parcheggiata l’auto in una stradina poco distante dal centro storico, prendiamo una comoda navetta al costo di 1€ a persona verso quella che nel programma stilato da mia madre è la prima tappa del nostro tour tra i monti della Campania: la Cipresseta di Fontegreca.

Col senno di poi, posso dire che è stata una scelta davvero azzeccata: alla modica cifra di 3€ a persona, abbiamo avuto la possibilità di lasciarci avvolgere dall’ombra di questi cipressi e dal fragore ininterrotto del Sava, un piccolo torrente che crea cascatelle e pozze di gelida acqua cristallina. Il percorso risale il corso del fiume per poco più di un paio di km, con un dislivello in salita di almeno un centinaio di metri, resi agevoli dai continui attraversamenti del Sava tra guadi, ponti di legno e tronchi incastonati tra le due sponde. Si tratta di una passeggiata molto piacevole, lungo la quale ci sono diversi punti di sosta e di ristoro, alcuni gratuiti e altri utilizzabili previo pagamento di un prezzo più alto all’ingresso.

Il tempo lì è volato, e senza rendercene conto siamo rimasti oltre sei ore. A spingerci a uscire è stato l’abbassarsi delle temperature, perché il fresco della mattina ad un certo punto si è trasformato in freddo. Solo a quel punto siamo andati a recuperare la macchina, passando anche all’esterno del vicino Santuario della Madonna dei Cipressi, senza però riuscire a vederlo all’interno. Ci siamo quindi diretti verso il nostro affittacamere, posto pochi km fuori dal centro di Fontegreca in piena natura. Ad accoglierci è stata la proprietaria, la signora Emilia, che per poco più di 20€ a persona ci ha offerto una camera per la notte e diversi prodotti del suo orto che ci hanno saziati al punto da rendere non necessaria una cena.

Dopo qualche chiacchiera con questa dinamica vecchietta di campagna, ci siamo quindi diretti in camera per andare a dormire, anche se mentre scrivo queste ultime parole sento i miei genitori discutere fuori al balcone di costi complessivi del tour e delle tante mete progettate da mia madre.

Giorno 2, Fontegreca – Roccamonfina

Era da un bel po’ che non mi svegliavo così bene: canti di galli in lontananza segnalavano l’arrivo dei primi raggi di sole in un cielo dalle splendide tonalità rosa pesca. Fin da piccolo ho sempre amato l’alba molto più del tramonto. Forse perché è più raro riuscire a vederla o forse per quella tenuità di colori che un tramonto non sa rendere, quando vedo l’alba mi sento un privilegiato che può godersi la vita mentre gli altri dormono. D’un tratto, poi, mi ha raggiunto anche mio padre, che senza salutarmi si è seduto vicino a me fuori al balcone, e insieme abbiamo condiviso quella pace più spirituale che bucolica.

Poco dopo le 10, dopo una colazione bella abbondante e un’ultima chiacchiera con Emilia, ci siamo rimessi in macchina alla volta di Roccamonfina, una tappa aggiunta più per affetto che per effettiva attinenza col nostro itinerario. Appena arrivati dopo circa tre quarti d’ora di viaggio, subito incontriamo Federico e Rosaria, una coppia di amici dei miei genitori che hanno deciso di lasciare la vita di città per trasferirsi in campagna. Iniziamo quindi la visita del minuscolo centro storico (in tutto il comune fa poco più di tremila abitanti), che già inizia a riempirsi di bancarelle per la sagra della castagna e dei funghi porcini che qui si svolge ogni anno tra fine settembre e inizio ottobre. Si tratta di un appuntamento che richiama persone da diverse parti della Campania e che si spiega col fatto che tutto il territorio circostante è ricco di castagneti, che con l’avvicinarsi dell’autunno stanno già virando verso splendide sfumature arancio-marroni.

Il centro della sagra, ma anche della vita del paese, è rappresentato dallo snodo di via Napoli e piazza Nicola Amore, su cui si affaccia il palazzo sede del Comune e da cui si può godere di una vista panoramica davvero notevole. Roccamonfina, infatti, è adagiata in un antico cratere ormai spento, le cui pendici sono perfettamente visibili dalla città. Oggi, di quell’antica attività vulcanica resta solo un suolo fertilissimo (che ha appunto permesso il proliferare dei castagneti) e la presenza di acque talmente ricche di minerali da essere vendute in tutta Italia sotto diversi marchi commerciali. Che la qualità dell’acqua locale sia davvero molto alta lo testimoniano anche le numerose fontane sparse nel territorio comunale, oltre che le parole di Federico e Rosaria, che approfittano di una di queste fontane per dissetarsi dopo uno spuntino a base di castagnaccio.  Questo spuntino, però, non fa altro che stuzzicare il nostro appetito, convincendoci a cercare un posto dove mangiare. Sempre su suggerimento delle nostre guide personali, decidiamo quindi di andare in un agriturismo che serve specialità a base di castagna, dove io opto per una zuppa di castagne, patate e funghi. Mi viene servita una brodaglia marrone più liquida che densa dall’aspetto poco invitante, ma dal sapore decisamente squisito. Anche i miei genitori e mio fratello prendono delle zuppe e, pur apprezzandole, non hanno la mia stessa reazione.

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