British Columbia e Olympic Peninsula

Un viaggio nella natura selvaggia: dalla grande isola di Vancouver (tra abeti e oceani popolati di balene) allo stato di Washington (nello spettacolare Olympic National Park)
 
Partenza il: 12/07/2011
Ritorno il: 30/07/2011
Viaggiatori: 4
Spesa: 3000 €

Giorno 1, Vancouver

Informazioni utili:

· Volo Milano-Londra-Vancouver e Seattle-NY-Milano circa 800 euro;

· Il treno dall’aeroporto di Vancouver, acquistando il biglietto all’aeroporto, costa piuttosto caro ed alla fine, in quattro persone, e’ paragonabile ad un taxi per il centro (circa 30 Cad). Salvo poi scoprire che, invece, acquistandolo in centro direzione aeroporto costa pochissimo (circa 2.5 Cad a testa)!

· Abbiamo soggiornato per due notti in un hotel comodissimo a Stanley Park e a 10 minuti a piedi dal centro di Vancouver. Il prezzo e’ piuttosto elevato (138 Cad a notte in quattro per una stanza con due letti matrimoniali).

Arriviamo a Vancouver, via Londra, alle 14.30 dopo un lungo viaggio tutto diurno. C’e’ il sole! Attorno a noi non si vede la città ma solo grandi spazi boscosi.

In taxi raggiungiamo l’hotel, in centro, vicino a Stanley Park. La camera e’ piccolina ed un po’ d’antan, ma confortevole. Siamo morti ma resistiamo alla tentazione di stramazzare sui letti ed usciamo subito per tentare di metterci in quadro con il fuso orario. Vancouver è una città vivace e piena di gente. Risalendo Robson street ci avviciniamo al centro e le vie si animano di un’umanità giovanissima e multi etnica. Notiamo molti ristoranti asiatici (giapponesi, coreani ecc.), un bel negozio/ristorante di prodotti bio (scopriremo poi che i canadesi sono molto attenti alla qualitá del cibo, a differenza dei loro vicini di casa) e gli immancabili grattacieli che brillano alla luce del sole serale. Rientriamo ormai distrutti verso l’hotel e dopo una veloce cena in un ristorante greco rientriamo in camera. Sistemati i bambini, usciamo ancora per una brevissima passeggiata verso l’ingresso di questo magnifico parco cittadino. C’é un bel lago ed un sacco di gente che passeggia, corre, pattina o va in bici: i canadesi tengono molto alla forma fisica e si vede!

Giorno 2, Vancouver

Il mattino seguente siamo freschi e riposati: partiamo alla scoperta di Vancouver.

Prima tappa Gastown, il vecchio quartiere mercantile e commerciale della città. E’ davvero caratteristico, con piccole case in muratura dai vari colori. Proprio qui si trova il curioso orologio a vapore citato da molte guide. Per colazione vogliamo concederci un’autentica english breakfast e ci proviamo entrando un in bar carino ed un po’ di stile alternativo. Scopriamo che non cucinano uova e beacon ma sono così simpatici ed accoglienti che decidiamo di fermarci comunque. Caffé e cappuccino ci vengono preparati da un ragazzo serbo vissuto due anni a Roma (sfuggito dalla guerra dei Balcani) che in buon italiano ci garantisce “…un cappuccio che èé un amore!”. Lo è davvero. In un eccesso di gentile accoglienza ci piazzano pure musica italiana di sottofondo: ma attenzione, non il solito Ramazzotti/Cutugno bensì brani da Quartetto Cetra!

Dopo l’abbondante colazione attraversiamo Chinatown dirigendoci verso la Rogers Arena, stadio del ghiaccio dove giocano i Vancouver Canucks, la squadra di casa di hockey che lo scorso anno è approdata alla finale della massima divisione (Nhl) perdendola per un soffio. Qui è un autentica istituzione e vale davvero la pena, anche se non siete fanatici di hockey come noi (lo sport piú veloce ed avvincente del mondo), fare un tour guidato dello stadio: sembra di entrare in un’immensa astronave. A parte il primo anello di comuni posti a sedere, poi é un susseguirsi di clubs esclusivi, suites con bagno e cucina, ristoranti che servono cena agli spettatori. Un’organizzazione ed un business che al confronto il nostro calcio impallidisce. E la città è invasa da frotte di fans con le maglie dei loro beniamini! Non dimentichiamo che il mitico portiere della squadra é Roberto Luongo: il nome la dice lunga sulle sue origini.

Finita la visita saliamo sul bus 19 e ci dirigiamo verso Stanley Park. Qui pranziamo tra gli alberi per poi dirigerci verso il famoso acquario. E’ molto frequentato ma nonostante il biglietto non proprio economico vale proprio la pena. Assistiamo ad una esibizione di magnifici rapaci pescatori e poi a quella dei rari beluga, mammiferi artici dall’aspetto davvero pacifico e mansueto. Vi sono poi parecchie vasche che mostrano gli habitat marini della costa canadese (per noi davvero inconsueti) o di ambienti tropicali. Da non perdere la proiezione nel cinema 4D… molto emozionante.

Tornati in albergo ci prepariamo per la cena. Siamo più in forma di ieri e scoviamo un promettente ristorante malesiano in Denman St. La cena si rivela ottima e ci rimpinziamo di involtini primavera, satai, noodles, riso all’ananas e seafood, vittime di cocente nostalgia per un nostro viaggio precedente nella penisola malese.

Giorno 3, Traghetto per Vancouver Island

Meglio raggiungere il ferry dalla citta’ con treno e bus: si risparmia; meglio prenotare il camper sull’isola, evitando i costi del traghetto per il mezzo, se poi non si torna a Vancouver. Il camper è caro e consuma molto (benzina).

La mattina seguente ci svegliamo presto perchè ci attende il traghetto del mattino per Vancouver Island. L’imbarco è a sud, piuttosto lontano dal centro della città ed in taxi costerebbe parecchio. Grazie ad una dritta del personale dell’albergo optiamo per una soluzione mista: taxi fino in centro, poi treno e bus. Apparentemente è complicato, in realtà fila tutto liscio ed arriviamo esattamente nei tempi stabiliti risparmiando parecchi dollari. Il traghetto parte da Tsawwassen per arrivare a Sydney, piccola cittadina qualche chilometro a nord di Victoria, città principale dell’isola nonché capitale della British Columbia. Qui ritiriamo il camper a noleggio (prenotato dall’Italia un po’ di tempo prima). Dato che non torneremo a Vancouver abbiamo preferito prenderlo qui evitando i costi del traghetto per il mezzo.

Va detto subito che, pur viaggiando in quattro, probabilmente il camper non è la soluzione più economica: forse costerebbe un po’ meno muoversi con auto noleggiata ed appoggiandosi ai motel per la notte. Ma il camper offre l’impagabile opportunità di fermarsi a dormire nei numerosissimi campground (che non è necessario prenotare in anticipo), nel cuore dei parchi provinciali, immersi nelle foreste canadesi. I canadesi adorano la vacanza in campeggio “wild” per cui ogni parco ha organizzato delle aree riservate, tutte equipaggiate di servizi igienici (alcuni anche di docce), dove per pochi dollari ci si può fermare per la notte. L’emozione di dormire sotto questi alberi enormi, nei parchi ove si aggirano orsi, cervi, lupi e giaguari è straordinaria. Piccolo avvertimento: il clima decisamente umido favorisce la lussureggiante vegetazione, un po’meno il campeggio in tenda.

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British Columbia ed Olympic Peninsula: dall'isola di Vancouver ai luoghi di "Twilight"

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