Overland Italia Australia: sulle sponde del Baikal

Il viaggio di Giorgio, senza aerei fino in Australia, è arrivato in Siberia e prosegue verso la Mongolia
 
Partenza il: 25/08/2019
Ritorno il: 30/12/2019
Viaggiatori: 1
Spesa: 4000 €

Proseguendo il mio diario, il giorno dopo l’arrivo burrascoso a Irkutsk, lo splendore del lago Baikal mi ha ampiamente ripagato delle difficoltà incontrate per raggiungerlo. I successivi cinque giorni, ho organizzato di soggiornare in una fattoria in un villaggio sulle sponde del lago: un posto che prometteva una completa immersione nella natura e nella realtà rurale siberiana. Ho organizzato il soggiorno tramite Ilja, un ragazzo russo che vive a Bologna, per questo suo zio Volodia è venuto a prendermi all’ostello. Volodia, come la maggior parte della popolazione, è di etnia Buriata. Un’etnia oggi inserita nell’omonima repubblica, ma che nel passato ha contribuito a costruire l’impero mongolo. Una veloce visita d’Irkutsk, e abbiamo preso la strada per il Baikal: allontanandoci dalla città, le terre coltivate cedevano lo spazio alla taiga. Spesso comparivano piccoli luoghi di culto e B, dichiarandosi osservante dei riti sciamanici, non perdeva occasione per fermarsi, pregare e omaggiare gli spiriti del luogo spargendo e bevendo del tarasun, una bevanda alcolica buriata meno forte della vodka e spesso prodotta in casa… cominciavo a domandarmi se non era questo un forte incentivo alla religiosità, ma forse sono troppo cinico.

A inizio pomeriggio ci siamo fermati in un posto di ristoro per un piatto di ottimi buuz e una zuppa borsht. I buuz sono dei ravioloni al vapore ripieni di carne o verdure diffusi in gran parte dell’Asia; ovviamente con nomi diversi. Si devono prima mordere di fianco e berne il gustoso brodo e poi addentarne il ripieno. Già le cameriere avevano tratti e costumi mongoli, il mondo slavo cominciava a cedere il passo. A una quarantina di chilometri dal villaggio, abbiamo deviato dalla strada principale e ci siamo inoltrati in una pista in terra battuta. Qui non c’erano più segni di coltivazioni, solo la taiga e qualche spazio per la pastorizia. Infine siamo arrivati al villaggio. Pomeriggio sulle sponde del Baikal per un primo incontro col lago sacro: una camminata nella taiga, la cena e poi, mentre l’oscurità della notte avanzava, la sauna disintossicante. Questa è la routine della vita sul Baikal, pienamente in linea con la promessa di un’immersione nella vita siberiana e nelle suggestioni della natura.

Il giorno dopo ci siamo diretti all’isola di Okholon, luogo sacro alla cultura sciamanica. Il tragitto lungo la maestosità della taiga e l’Immensità della steppa mi ha fatto riflettere sulla contrapposizione tra la natura favolosa e la realtà dei villaggi che mostrano un’incuria e uno squallore che spiegano come si possa facilmente scivolare nella depressione e nell’alcolismo. La sacralità dell’isola raggiunge il suo top presso la “Roccia dello sciamano”, un promontorio sacro in quanto considerato uno dei cinque centri di energia della cultura sciamanica. Ad Almaty, in Kazakistan, mi avevano parlato di un posto simile nella steppa in direzione del Kirghizistan… Sia quello che sia, il posto è davvero magico e il paesaggio inebbriante. Le rocce scendono a picco nelle acque profonde e la pineta termina in un lungo spiaggione di sabbia.

Anatoli, un altro parente, nei giorni successivi mi ha accompagnato in giro con la sua spartana ma robusta jeep russa UAZ. Siamo andati alla foce del fiume Buguldeika e in una località dove vi erano resti di vecchie yurte abbandonate… interessante pensare che in erba è una soluzione ecologica odierna! Ho avuto il piacere d’incontrare suo padre, un personaggio! Sembrava un apache, una conferma vivente che gli indiani d’America provengono dalla Siberia. Interessante è stato pure raggiungere un villaggio di abitanti solo di etnia russa, un posto ancora più remoto su per una stretta vallata su un percorso lungo e disagiato. Dal loro comportamento e dalle costruzioni, si scorgeva una realtà isolata e nostalgica del passato sovietico. Chissà come e quando sono arrivati? Un pomeriggio ho avuto il piacere di un’intervista con la radio nazionale australiana SBS, che mi ha contattato incuriosita dalla mia avventura. Una chiacchierata molto piacevole, potenza della tecnologia, anni fa considerate le distanze e i luoghi sarebbe stato impossibile… Infine sono tornato a Irkutsk e ho un po’ girato la città, visitando la casa museo dei decambristi; rivoltosi che nel 1825 hanno tentato un colpo di stato contro lo zar per chiedere riforme e per questo esiliati in Siberia. Suggestivo vedere come pure esiliati da San Pietroburgo avevano saputo ricreare un raffinato mondo culturale.

L’indomani mattina sono partito per Ulan Ude. Sul treno ho incontrato due scozzesi che continuavano per Vladivistok, per raggiungere il Giappone e assistere al mondiale di rugby. Alla stazione a Ulan Ude dopo sette ore di viaggio, mi ha accolto Olya, una nipote di B, per portarmi all’appartamento che mi avevano affittato. La famiglia mi ha praticamente adottato! Ulan Ude capitale della repubblica Buriata, città di monasteri senza cuore in quanto ricostruiti dopo la caduta URSS, di simboli del passato come l’enorme statua di Lenin e i nomi delle vie. Bello il museo etnografico, un grande spazio aperto dove hanno ricostruito un tipico villaggio russo di fine ottocento. Peccato però vedere le condizioni degli animali nell’adiacente zoo.

Insomma sono stati giorni molto intensi sul Baikal! Mi aspettano domani ventisei ore di viaggio: treno per la Mongolia e poi bus da Ulan Bator per raggiungere Karakorum, l’antica capitale dell’impero mongolo. Non nego un poco di ansietà per il proseguo dell’itinerario: il passaggio del confine Russia-Mongolia, il biglietto del treno Ulan Bator-Pechino che ancora non riesco ad acquistare… Vedremo.



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