Big in Japan di dieci giorni tra Tokyo, Kyoto, Nara, Nikko…

Diario semiserio di una breve vacanza nella Terra del Sol Levante
Scritto da: corrado-benanzioli
big in japan di dieci giorni tra tokyo, kyoto, nara, nikko...
Partenza il: 01/01/2016
Ritorno il: 11/01/2016
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Venerdì 1 Gennaio 2016

Buoni propositi per l’anno nuovo: viaggiare, viaggiare e ancora viaggiare.

Senza perdere tanto tempo, eccoci qui alla Malpensa il primo di gennaio pronti per volare verso la terra del Sol Levante!

Breve retroscena alla “Casa Vianello”, ma a casa mia, questa notte:

“Noooo!!! Mi sono scordata il piumino a casa, ma sarò scema?!?”

“Dai, stai scherzando, lo hai indosso…”

“Ma no, questo è quello corto che ho messo per la serata solo perché è rosso!!!”

“Non è rosso, è bordeaux.”

“Non è bordeaux, semmai è vinaccia!”

“…”

“Comunque non lo porto via, voglio quello blu con il cappuccio che ho a casa, perché ho solo quello nero in valigia!”

“…”

“Avevo già fatto tutti gli abbinamenti, mi serve assolutamente quello blu!”

“Assolutamente…”

“Uffaaaa…”

“Sono le una e mezzo del mattino, facciamo che ti fai bastare quello nero o che vai a letto ed io riattraverso la città per prenderti il piumino blu per gli abbinamenti perfetti e ci vediamo tra un’oretta?”

“Ma no dai…”

“Senti Linda, ma non saranno pochi due piumini per il Giappone? No, perché è vero che è grande, ma la gente mormora se ti vede per dieci giorni sempre con lo stesso piumino indosso…”

“Ecco, ora mi prendi pure in giro…”

“Non mi permetterei mai, lo sai…”

(certo, come no…)

Per farla breve e per evitare durante la notte scene tipo “Che barba, che noia, che noia, che barba!” il compromesso alla fine è stato quello di svegliarci un’oretta prima per tornare a casa di Linda a recuperare l’indispensabile piumino. Che è blu. E ha il cappuccio. E si abbina con parte dell’abbigliamento. Che sia chiaro per tutti.

“Buongiorno da Alitalia. Stiamo per imbarcare i passeggeri del volo AZ 0786, destinazione Tokyo. Vi invitiamo a restare seduti, imbarcheremo prima i signori della Business Class, quindi quelli della Priority List, poi quelli del Programma Élite, poi i signori titolari dell’Ulisse Card, poi le persone sulle carrozzine, poi le famiglie con bambini, poi le famiglie con bambini ed un cane a casa, poi le famiglie con bambini, un cane a casa ed uno zio all’ospizio, poi i single che puntano ad accasarsi in Giappone, quindi le coppie conviventi con gatti, poi le coppie omosessuali cristiane ortodosse, poi le coppie titolari dell’Esselunga Fidelity Card ed infine tutti gli altri pezzenti”.

Beh, dai, poteva andarci peggio: per fortuna che siamo clienti dell’Esselunga.

L’aereo non è tra i più nuovi ed i sedili probabilmente sono stati progettati con l’intento di vendere al termine del volo un pacchetto “visita dal chiropratico più dieci massaggi”, ma notiamo subito la cortesia del personale di bordo, discreto e disponibile anche quando facciamo presente ad una hostess che i nostri due piccoli monitor sembrerebbero gli unici a non funzionare, il che sarebbe un po’ fastidioso trattandosi di undici ore e mezza senza film né altro (ok, abbiamo l’iPad pieno zeppo, ma non volevamo che la cosa trapelasse…): “Non vi preoccupate, se continueranno a non funzionare faremo un reset totale di tutto”.

Guardo Linda e le spiego che con CTRL+ALT+CANC resetteranno pure la strumentazione di volo ai piloti. Mi è sembrata tranquilla.

Il volo è pieno di giapponesi, ma proprio pieno pieno pieno. La cosa carina è che molti di loro utilizzano la mascherina bianca tipica da chirurgo o da ciclista smog-fobico, ma non per paura di prendere chissà quale malattia, anzi, proprio per non contagiare nessuno quando hanno un raffreddore o altro. Dovrei solo avvisare la signorina qui di fianco che avrei preferito se si fosse messa la mascherina sulle ascelle.

Sabato 2 Gennaio 2016

9.760 chilometri dopo eccoci sbarcare all’aeroporto di Narita, Tokyo.

Il signore giapponese che al controllo mi prende le impronte e mi scatta una fotografia, con tanto di cornicetta colorata, bofonchia qualcosa sottovoce che sicuramente non era inglese, ma che altrettanto sicuramente neppure sua moglie avrebbe capito; ad ogni modo io ho annuito con la testa ricordando l’effetto tipico di quei cagnetti con la molla che venivano posizionati negli anni ’70 sul lunotto delle automobili e sono passato indenne.

Siamo in Giappone, incredibile! Sembra ieri che eravamo seduti in compagnia di amici a mangiare cotechino con lenticchie! Invece era l’altroieri.

Convalida del Japan Rail Pass a partire dal giorno 5 (dura sette giorni, bisogna acquistarlo dall’Italia e costa circa 230 euro), ovvero quando andremo con un treno proiettile a Kyoto. Quindi acquistiamo i biglietti di sola andata per il Limousine Bus (3.100 Yen cadauno) che ci porterà proprio davanti all’hotel, ma l’attesa sarà di circa un’oretta, tempo che occupiamo per scrivere queste poche righe o per connetterci al wifi dell’aeroporto.

Il Sunroute Hotel è una grossa struttura nella zona di Shinjuku, ma la stanza è per così dire “minimal”, con un letto alla francese appoggiato ad una parete che sembra fatto per francesi con dimensioni da giapponesi. Ma ci staremo, magari sgomitando un po’.

Un sake di benvenuto particolarmente alcolico mi regala la botta che dieci gocce di sonnifero non sono riuscite a darmi durante il volo (occhi sbarrati, tre film e mezzo visti), ma la voglia di esplorare i dintorni è tanta e decidiamo di salire in camera il tempo necessario per darci una rinfrescata, ovvero il solito modo raffinato per dire che bisogna assolutamente effettuare una seduta poco spiritica.

“Uuuuuuh… ooooooh…” è il suono che si emette la prima volta che si prova il loro rinomato wc dotato di spruzzini che spuntano dal nulla, con un tasto rosa per bidet per donna ed un altro azzurro per doccino per uomo, anche se dopo averli provati entrambi mi sto ponendo qualche nuova domanda sull’anatomia umana. Ad ogni modo è pratico e persino piacevole nella sua bizzarra realizzazione.

Usciamo. Luci, neon, odori di cibo, persone in continuo movimento… Inutile dire che in certi momenti sembra di essere nel film “Blade Runner”, ma ormai l’ho detto.

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