12 giorni in Brasile

In Brasile nei luoghi più turistici: Rio de Janeiro, cascate di Iguazù, Salvador. Ci siamo spostati con voli interni, ci siamo appoggiati per alcuni tour a guide locali con le quali ci siamo trovati molto bene. A Rio sarebbe stato bello approfittare di più del mare ma nei primi 3 giorni il tempo non è stato bello, guardate le previsioni prima...
 
Partenza il: 17/11/2019
Ritorno il: 29/11/2019
Viaggiatori: 4
Spesa: 3000 €

In Brasile nei luoghi più turistici: Rio de Janeiro, cascate di Iguazù, Salvador. Ci siamo spostati con voli interni, ci siamo appoggiati per alcuni tour a guide locali con le quali ci siamo trovati molto bene. A Rio sarebbe stato bello approfittare di più del mare ma nei primi 3 giorni il tempo non è stato bello, guardate le previsioni prima di salire sul Corcovado e sul Pan di Zucchero!

Rio de Janeiro

18/11 – La giornata è nuvolosa, non piove ma potrebbe da un momento all’altro. Nelle mie fantasie non avrei mai pensato di non trovare il sole a Rio, ma vedendo la vegetazione lussureggiante è ovvio che debba piovere anche abbastanza spesso. Rio è una città grandissima, più di sei milioni di abitanti, il 25 per cento dei quali vive nelle favelas. Si estende nella zona costiera e sulle pendici dei monti e colline alle sue spalle, lungo una serie di suggestive baie. Il nostro hotel è di fronte alla spiaggia di Copacabana, alla sua estremità orientale. Abbiamo un tour prenotato nei luoghi simbolo di Rio, a cominciare dal Corcovado, un monte di 700 metri, sulla cui sommità troneggia la statua del Cristo Redentore, inaugurata nel 1931, alta 38 metri. Per salire la strada si inerpica stretta e tortuosa partendo dal pittoresco quartiere di Santa Teresa, con le sue caratteristiche casette un po’ diroccate un po’ restaurate, i fasci di fili elettrici, alberi, fiori, rampicanti che cercano di mangiarsele. Per un buon tratto stiamo alle calcagna del 18, un piccolo tram giallo dalle fiancate aperte. Siamo nel cuore del parco nazionale della Tijuca, il massiccio montuoso che fa da spina dorsale alla città, coperto dalla mata atlantica, la foresta pluviale tropicale, un parco urbano di 4.000 ettari. La strada si inoltra tra altissime piante tropicali che nei nostri appartamenti sopravvivono asfittiche e di piccole dimensioni, mentre qui sono enormi e si intrecciano le une alle altre con spettacolari volute e tentacolo. Tra tutte spicca il giaca, un grande albero da cui pendono a grappoli frutti verdi bitorzoluti grandi anche il doppio di palloni da rugby, dolcissimi e nutrienti, sembrano le mammelle della dea della fertilità. Qui vivono le graziosissime scimmiette brasiliane, grandi come scoiattoli, dal folto pelo grigio con strie arancioni sulla coda e attorno alle guance e al mento, il faccino dai grandi occhi curiosi e tristi. Non fanno che giocare a rincorrersi sui rami, chiedere da mangiare ai turisti con la loro aria graziosa e patetica, dormire arrotolate le une alle altre in un ammasso peloso. Sono più fotografate loro del Cristo Redentore, che con la sua espressione semplice e solenne, a braccia tese, si erge a protezione della città stesa sotto di sé.

Dalla sommità del Corcovado il panorama è incredibile, una serie di baie contornate da spiagge color crema, isole sparse nel mare, dolci colline ammantate di verde, la laguna, il lungo ponte gettato sul mare, i picchi appuntiti. E l’effetto sarebbe sicuramente moltiplicato se invece di queste nubi ci fosse il sole… Si vede anche il cerchio bianco del Estadio Jornalista Maria Filho, più conosciuto come Maracanà, dal nome del quartiere in cui è situato, lo stadio più importante del Brasile. Lo stadio è la tappa successiva del tour, mi sorprende la sua condizione di apparente degrado nella parte esterna, ma sembra che questo effetto voluto per dargli un aspetto popolare, mentre l’interno pare sia bellissimo. Secondo me una mano di vernice sulla facciata gli farebbe solo bene.

Lo stesso effetto ci fa la cattedrale di San Sebastiano, completata nel 1979. L’architettura è molto originale in forma di tronco di cono, costruita con tutta una serie di aperture a bocca di lupo per dare aria e luce soffusa all’interno. E’ in cemento che con il tempo è diventato grigio e pieno di sbavature, immagino che anche questo effetto sia voluto, soprattutto per non dover procedere a un onerosissimo restauro. L’interno è invece molto suggestivo: le grandi vetrate colorate dalla base del cono disposte ai quattro punti cardinali si elevano fino all’altezza di 96 metri, dove si riuniscono a formare una grande croce bianca attraverso la quale la luce si diffonde impalpabile e solenne sul Cristo in croce sospeso nel centro sopra l’altare, attorno al quale, in cerchio, sono disposte le panche per i fedeli.

La scalinata Selaron, tra i quartieri popolari di Lapa e Santa Teresa, è l’opera originalissima dell’artista cileno Jorge Selaron, trasferitosi a Rio negli anni ottanta, inizialmente impiegato presso una ditta di demolizioni fino a trovare successivamente la sua vene di pittore e ceramista. Cominciò a rimettere a posto gli scalini diroccati davanti a casa sua, applicando sulle alzate delle piastrelle colorate di risulta. Poi il lavoro lo prese e continuò a piastrellare tutte le alzate, e poi le scale stesse e poi le pareti attorno alle scale, con piastrelle di ceramica dipinte da lui stesso e poi inviate da tutto il mondo, aiutato da altri appassionati. Nel 2013 venne trovato morto riverso sulla scala, il corpo pieno di bruciature, probabilmente per un regolamento di cinti nell’ambito del mondo della droga. Era un personaggio amatissimo a Rio: i grandi baffoni neri, sempre pronto a parlare con tutti e a fare linguacce quando lo fotografavano. I colori prevalenti delle piastrelle sono il rosso, il verde, il giallo e il blu, come la bandiera del Brasile.

Andiamo a mangiare in un ristorante a buffet a Copacabana. Nella cucina brasiliana si usa molto mischiare la frutta tra i primi e i secondi, credevo di prendere un’insalata di patate invece era un’insalata di rondelle di banana immerse in una salsa dolciastra e un altro tentativo mi ha fruttato un’insalata di mele. L’insalata di patate di Mike si è invece rivelata di ananas e prosciutto, e ci sono delle ottime pere in salsa viola.

Il Pan di Zucchero è uno spuntone di roccia a forma di ogiva alto 360 metri. Si sale con una funivia al Morro de Urca, un monticello di roccia marrone rossastra, poi con una seconda funivia in cima al Pan di Zucchero, chiamato così perché le navi portoghesi trasportavano la melassa della canna da zucchero prodotta col lavoro degli schiavi in pani di quella forma. Il tempo è ormai diventato pessimo, piove e tira vento, la visibilità è ridottissima, non si vede quasi nulla delle baie, del mare delle isole, cercheremo di tornare uno dei prossimi giorni.



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