Le figlie di Eolo

Alla scoperta delle isole di Andros e Tinos

Diario letto 1016 volte

  • di giubren
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

Il centro abitato maggiore nel sud dell’isola è Korthi, con un lungomare di piccoli ristoranti (quasi tutti vuoti vista l’assenza degli stranieri). Da qui, inerpicandosi sulle vicine montagne, raggiungiamo il Pano Kastro, altrimenti noto come Kastro Faneromenis. Trattasi dei resti del più grande castello medioevale costruito dai veneziani durante il dominio della Serenissima sulle Cicladi su preesistenti strutture romane. Sorge in un promontorio a picco sul golfo di Korthi (Ornos Korthiou) ed aveva la fama di essere imprendibile. La leggenda vuole che i turchi riuscissero ad occuparlo grazie al tradimento di una donna anziana che poi, per il rimorso, si gettò in mare rimanendo pietrificata. In prossimità infatti si trova la spiaggia battezzata con il singolare nome di Gries to Pidìma(il salto della vecchia), con uno sperone di roccia che si erge sulle acque.

Da Batsi ci trasferiamo nella Chora di Androsper le nostre ultime 2 notti.

Il centro principale dell’isola si trova esattamente sulla costa opposta a quella dove sorgeva l’antica polis. Lungo la strada, facciamo una breve e rinfrescante deviazione nel villaggio di Menites, immerso in una fitta boscaglia di platani e cipressi con scroscianti sorgenti. Caratteristica la fontana da cui sgorga l’acqua da teste di leone, che tanto ricorda quella del villaggio cretese di Spilì, di chiara ispirazione veneziana.

La Chora è ricca di edifici storici in stile neoclassico e cicladico, con chiare influenze venete e turche, costruiti su una stretta penisola che si allunga verso l’Egeo. All’estremità, un vasto piazzale immerso di luce ospita il museo marittimo e una grande statua di bronzo dedicata ai marinai, che da qui salpavano verso i porti del Mediterraneo orientale.

Con l’indipendenza greca, il porto di Andros divenne il secondo per importanza del Paese e ciò spiega il notevole benessere che questo centro raggiunse negli anni ’30. Durante il secondo conflitto mondiale la Chora venne pesantemente bombardata dai tedeschi: il forte veneziano (Kato Kastro), costruito su un isolotto collegato all’estremità della penisola da un piccolo e caratteristico ponte di pietra, riportò gravissimi danni ed appare oggi totalmente in rovina: qui vi si era stabilito Marino Dandolo, il conquistatore veneziano dell’isola, e fino al 1943 era rimasto pressoché integro.

La cittadina conserva un aspetto genuino con i suoi vecchi negozi cristallizzati agli anni ’70 lungo la strada pedonale e la tipica taverna Platanos, che da circa 2 secoli sforna i piatti tipici dell’isola a prezzi modici. Nella platìaè stato realizzato lo straordinario museo archeologico che espone mirabili collezioni che vanno dal Paleolitico all’epoca bizantina. Il pezzo forte è la magnifica statua dell’Hermes di Andros, inizialmente esposta ad Atene e poi restituita all’isola in cui venne dissotterrata. La statua è una replica in marmo ben conservata di una bronzea attribuita a Prassitele.

A breve distanza c’è un’altra notevole esposizione di arte moderna dove sono raccolte diverse opere di artisti greci della diaspora.

Molto interessante persino il cimitero dove gli armatori nel corso dell’800 hanno realizzato grandiose tombe monumentali in marmo.

Alloggiamo in un piccolo albergo realizzato in una vecchia villa neoclassica, proprio all’inizio della strada pedonale. Trasferirsi nella Chora ci ha permesso di apprezzare meglio i ritmi rilassati del vecchio centro storico, oltre che gli interessanti dintorni. Oltrepassato il caratteristico villaggio di Stenies, nella località di Apikiasi possono visitare le fonti Sarìza, dove l’acqua viene imbottigliata e distribuita nel Paese. Con un breve trekking, si raggiungono le cascate di Pitharainserite in un contesto bucolico e verdeggiante del tutto insolito.

Sui crinali delle montagne a nord della Chora, raggiungiamo alcuni dei monasteri di Andros. Il primo è Agia Irini, realizzato in pietra d’ardesia in epoca medioevale e chiuso dagli ottomani per incamerare i beni ecclesiastici oltre che per controllare meglio i monaci concentrandoli in strutture più numerose. Caduto in rovina, i restauri sono terminati solo nel 2016 ed oggi il monastero, non più in funzione, ospita piccole esposizioni dedicate ai minerali dell’isola, alla botanica, agli strumenti musicai e alla storia della scrittura

  • 1016 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Parole chiave
, , , ,
Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social