Sulle tracce dei camosci a Barrea, nel Parco Nazionale d'Abruzzo

Un'emozionante weekend di montagna

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  • di Francesca Bertha
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 5
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Dalla giungla della città direttamente nella foresta popolata da cervi, camosci e perfino dall'orso marsicano: è stata questa la nostra scelta per rigenerarci dopo mesi di vita tra smog e stress. Una vacanza di cui moltissime persone avrebbero bisogno, è proprio quella che abbiamo passato noi nel Parco Nazionale d'Abruzzo, a contatto con la natura più incontaminata. Un insieme di catene montuose tra i novecento e gli oltre duemila metri di altezza, un paesaggio sorprendente che a tratti ricorda addirittura le Alpi, grazie a certe vette che spiccano innevate perfino durante la bella stagione. La meta del nostro weekend è stata Barrea, comune montano nella provincia dell'Aquila, sito a oltre mille metri di altezza, che domina la valle forse più bella di tutto il Parco. Siamo arrivati a Barrea di venerdì, eravamo cinque amici, anzi, sei, perché con noi c'era anche Pablo, il cagnolino della nostra amica Sonia. Dopo esserci sistemati presso l'Hotel Holidays, in attesa dell'escursione naturalistica dell'indomani, siamo subito partiti alla scoperta delle bellezze artistiche e storiche del paese. Abbiamo presto capito che questa località, oltre ad essere bellissima, è molto interessante anche dal punto di vista storico e artistico. Il nome Barrea deriva dal latino Vallis Regia, ovvero Valle del Re, ma è anche possibile riconoscere nel nome il significato prelatino di "burrone" o "dirupo". Il paese è stato fondato intorno all'anno Mille, ma nel suo territorio sono state rinvenute numerose necropoli risalenti a un periodo che va dal secolo VII al secolo IV avanti Cristo. Una delle tappe irrinunciabili della nostra gita culturale è stata infatti l'Antiquarium della Civiltà Safina, il museo sito in località Colleciglio, dove si possono ammirare delle antiche tombe che narrano un pezzo di storia di Barrea. Nel corso della nostra passeggiata abbiamo ammirato anche la Chiesa di San Tommaso Apostolo, il Castello con una torre circolare e una rettangolare, nonché lo "Studio", un raro esempio di convento fortezza, costruito dai monaci benedettini intorno all'anno Mille. Le persone del luogo ci raccontano anche di una curiosa tradizione che si lega alla storia più antica del paese: la transumanza. Nel periodo imperiale, nella Vallis Regia si era consolidata la pastorizia transumante, che consisteva nella migrazione stagionale delle greggi dalla montagne abruzzesi verso la pianura del territorio dell'odierna Puglia settentrionale. Questa tradizione rivive tuttora ogni anno durante la manifestazione Tracturo Magno. Dopo questa lunga passeggiata siamo tornati all'Hotel Holidays e ci siamo abbandonati ai piaceri della nostra prima cena tipica abruzzese a tema, con fettuccine e grigliata. Ci ha colpito la bontà dei piatti genuini, a base di prodotti freschi di questa terra, per non parlare degli ottimi vini Montepulciano d'Abruzzo e Trebbiano d'Abruzzo. La giornata clou della nostra vacanza è stata quella di sabato, durante la quale abbiamo fatto un'indimenticabile escursione nella splendida Val di Rose, uno degli itinerari più emozionanti del Parco Nazionale d'Abruzzo. Durante la gita siamo stati accompagnati da un'esperta guida naturalistica che ha saputo spiegarci tutti i segreti di questa meravigliosa valle, ma non solo: si sono avverate perfino le sue previsioni sul fatto che avremmo potuto avvistare dei camosci di una specie esclusiva dell'Appennino Abruzzese. In latino questi camosci si chiamano Rupicapra pyrenaica, e dietro il nome importante si celano degli individui davvero bellissimi: dal mantello vellutato, dallo sguardo vispo e dolce nello stesso tempo, e dalle corna grandi e slanciate, cosa che tra i camosci è ovviamente motivo di orgoglio. Ora però anche noi, nel nostro piccolo, siamo felici e pure orgogliosi di aver camminato e faticato un po' per poter conquistare l'emozione di vedere questi luoghi incantati, di rara bellezza, e di poter dire di aver fatto la conoscenza di alcuni veri camosci abruzzesiLa nostra giornata ha avuto una conclusione molto piacevole: un'altra cena tipica, stavolta con sagne, fagioli e salsicce, e roba da non crederci, dopo la lunga escursione in montagna, siamo anche riusciti a trovare la forza e l'entusiasmo per goderci alla grande la serata di musica e balli di gruppo, proposta dall'hotel. Domenica mattina ci siamo svegliati allegri, e dopo un ultimo giretto in paese, durante il quale siamo andati ad ammirare il panorama del Lago di Barrea, abbiamo fatto l'ultimo pranzo a base di piatti tipici abruzzesi.

Ultimo pranzo, si fa per dire: perché noi, più cocciuti di certi camosci, dopo una vacanza così bella, siamo sicuri di tornare a Barrea appena possibile, per rivivere queste emozioni e per incontrare altri cervi e camosci sui pendii mozzafiato degli Appennini abruzzesi.

Francesca Bertha

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