Sembra un set di Indiana Jones ma è in Asia: il mio viaggio di 10 giorni tra templi mangiati dalla giungla

Dieci giorni da viaggiatrice in solitaria nel Regno di Cambogia!
Scritto da: I Viaggi di J
sembra un set di indiana jones ma è in asia: il mio viaggio di 10 giorni tra templi mangiati dalla giungla

Vi racconto la mia esperienza come viaggiatrice #solotravel nel Regno di Cambogia, un Paese sorridente e meraviglioso, nonostante la sua storia a tratti molto cupa.  Un viaggio consigliato per la facilità degli spostamenti all’interno delle città (i tuk-tuk sono ovunque!); per la gentilezza degli abitanti nei confronti dei visitatori, e la sicurezza che si prova anche viaggiando da soli; per il fattore economico, dato che si può trovare un buon albergo a 20 euro a notte; e ovviamente per la cultura, gli splendidi monumenti, i panorami e un clima caldo tutto l’anno. Detto questo, cominciamo!

Diario di viaggio in Cambogia

Giorno 0 – Partenza

Partenza da Roma Fiumicino con volo per Phnom Penh, con scalo ad Abu Dhabi (purtroppo a oggi non esistono voli diretti per la Cambogia dall’Italia). Arrivo la mattina del giorno dopo. 

Giorno 1 – Arrivo a Phnom Penh

Arrivo di prima mattina al nuovissimo aeroporto internazionale di Phnom Penh, molto bello e moderno. Presento i miei documenti e il visto d’ingresso, che ho fatto online al costo di circa 30 euro. Cambio i miei soldi al banco dell’aeroporto (attenzione per le banconote da 50 euro: ne prendono solo di un tipo specifico, quindi assicuratevi di partire con banconote prodotte in anni diversi per essere sicuri che almeno alcune vengano accettate. O, in alternativa, portate il vostro cash in dollari: è praticamente la seconda valuta ufficiale del Paese). Mi dirigo ai taxi in attesa subito fuori dall’area arrivi; il tassista che mi porterà in albergo nel centro di Phnom Penh mi dà il suo biglietto da visita con numero WhatsApp, che utilizzerò per alcuni dei miei spostamenti anche il giorno successivo. La tariffa di un’ora di taxi (o anche di tuk-tuk, come avrei imparato in seguito) è solitamente intorno ai 20 dollari, quale che sia la città di partenza. Arrivata all’hostel/hotel, lascio lo zaino per un primo giro della capitale mentre aspetto l’ora del check in; mi dirigo subito al lungofiume, pieno di bandiere che sventolano e di autisti di tuk-tuk che ti chiedono in continuazione se hai bisogno di essere portata da qualche parte. Per oggi ho deciso che avrei esplorato a piedi, dato che il mio hotel si trova in posizione centrale, vicino non solo al lungofiume ma anche al Palazzo Reale con la relativa Pagoda d’argento e al Wat Ounalom, uno dei molti templi buddisti ricchi di decorazioni sparsi per la Cambogia (e tutti a ingresso gratuito!). Visito quindi tutte queste attrazioni: il primo assaggio di Cambogia già mi piace, è caldo e soleggiato anche in pieno inverno, e torno in hotel carica di aspettative per i giorni a seguire.

Giorno 2 – Oudong

Al mattino mi ritrovo con il tassista del giorno precedente, che mi porterà a visitare un luogo poco battuto dal turismo di massa, cioè il complesso di templi di Oudong, a circa un’ora di distanza dal centro di Phnom Penh. Qui si trovano un tempio in collina, con ai suoi piedi un mercato tradizionale e fumoso, e il centro per la meditazione Vipasana, con le sue vasche sacre e l’enorme statua di Buddha in fondo a un lungo viale. In tutti questi luoghi sono palesemente l’unica visitatrice: il centro Vipasana è completamente vuoto, tranne per qualche monaco vestito di arancione che ogni tanto appare tra le casette, anch’esse facenti parte del complesso. Torno al taxi e rientro a Phnom Penh, non prima di aver richiesto una sosta a un tempio avvistato lungo il viaggio d’andata. Questo tempio in particolare è decorato all’esterno da statue di Apsara, danzatrici celesti di cui vedrò una rappresentazione più avanti durante il viaggio; manco a dirlo, anche qui sono l’unica turista. La tregua al confine con la Thailandia è ancora troppo fresca perché i viaggiatori tornino in massa, e questo sarà ancora più evidente ad Angkor. Rientrata in città, mi fermo a mangiare qualcosa a uno Starbucks lungofiume e poi prendo il primo dei tanti tuk-tuk che mi accompagneranno in questo viaggio; la destinazione non è delle più piacevoli, perché dopo aver visto templi meravigliosi decorati con fregi d’oro è l’ora di approfondire un po’ anche la storia della Cambogia più triste e cupa. Visito dunque il Mausoleo Tuol Sleng, ospitato in quello che una volta era una scuola e che alla fine degli anni ’70 è stato luogo di atroci sofferenze, raccontate in quello oggi che è diventato un museo con statue, foto e celle originali e visitabili. È anche possibile incontrare alcuni dei (pochi) sopravvissuti. Questa volta torno nella mia stanza meno spensierata.

Giorno 3 – Phnom Penh

Stamattina decido di andare a visitare un tempio che mi ha colpito su Google Maps, per via del fatto che sembri essere completamente fatto d’oro. Prendo un tuk-tuk e mi faccio portare al tempio, il cui nome è Serei Kien Khleang, e ammiro i suoi esterni accecanti nella luce del sole e gli interni coloratissimi, con le colonne e le statue del Buddha. Ho anche la fortuna di assistere a un rito di purificazione buddista. Dopo, è la volta del tempio più famoso della città, Wat Phnom Daun Penh, che sorge su una collinetta. Il tempio ha esterni decorati da statue raffiguranti leoni e serpenti, e interni con colonne colorate e le onnipresenti statue dei Buddha, oltre ai tavoli con ciotole per le offerte: noto che la gente offre di tutto, dai soldi al cibo, ai cosmetici! Mi fermo per pranzo in un ristorante che serve cucina tipica cambogiana, nel cuore della città: provo l’amok (pesce alla citronella, veramente buono) e il mango sticky rice, il riso appiccicoso servito con pezzi di mango interi. Appena fuori dal locale c’è un altro tempio e lo visito brevemente; fa strano vedere gli stupa dorati o grigi contro lo sfondo dei palazzi più moderni. Prendo un altro tuk-tuk e, dopo essermi fermata al Wat Botumvatey, un altro tempio che custodisce fra le altre cose la mummia perfettamente conservata di un monaco, mi faccio consigliare cos’altro vedere direttamente dall’autista: mi porta in un villaggio nei pressi della zona del Mekong, con palafitte colorate, scriocchiolanti e piene di gatti randagi (ma nutriti). Ritorno nel centro di Phnom Penh attraversando di nuovo il ponte sul fiume Bassac, un canale del Tonle Sap, e concludo anche questa giornata piena. Domani ho il trasporto prenotato per Siem Reap, nella quale trascorrerò i giorni successivi. 

Giorno 4 – Arrivo a Siem Reap

Faccio il check out e aspetto l’autobus della compagnia Giant Ibis, prenotato online dall’Italia, che mi porterà con un viaggio di 6 ore a Siem Reap. Arrivo a destinazione che è praticamente sera; faccio check in nell’hotel dall’architettura tipica e prendo contatti con un autista di tuk-tuk per la domenica, quando visiterò i templi del complesso di Ankgor. 

Giorno 5 – Siem Reap

Visita a piedi di Siem Reap, città tranquilla e pulitissima (soprattutto rispetto alla capitale); mi fermo a mangiare in un centro commerciale, poi vado a vedere la colonia di pipistrelli giganti che vive nel parco di fronte alla residenza reale. Sono davvero tantissimi, a perdita d’occhio sui rami degli alberi (nb: per vederli attivi, bisogna aspettare il tramonto). Rientro in hotel, perché la sveglia per il giorno dopo suonerà presto! 

Giorno 6 – Angkor Wat

Oggi giornata piena: salgo sul tuk-tuk col quale ero rimasta d’accordo e che mi accompagnerà per tutta la giornata, dalle prime luci fino al tramonto ad Angkor Wat; un trasporto personalizzato come questo costa una trentina di dollari per tutto il giorno, con l’autista che vi porterà dove volete all’interno del grande circuito di Angkor. NB: consiglio di fare il biglietto online, dato che la biglietteria fisica si trova piuttosto distante dal centro città. Costo del biglietto giornaliero: 37 dollari. Inizio il tour del complesso di Angkor con il tempio Ta-Phrom, con le rovine soffocate dalle radici di enormi piante secolari; è il tempio di Tomb Raider, ma a me ha ricordato di più le atmosfere del Libro della Giungla! Passeggio tra le rovine nel silenzio quasi totale, rotto solo da qualche verso di animale non meglio specificato e che ti fa sentire davvero un tutt’uno con la natura; nonostante sia una domenica di alta stagione, infatti, l’afflusso turistico è ancora debole a causa delle recenti tensioni al confine. Con un po’ di fatica torno al mio tuk-tuk (sono uscita dal lato opposto rispetto a quello in cui ero stata lasciata, quindi devo prendere un altro tuk-tuk per tornare al punto di partenza! Niente di grave, se c’è una cosa che qui non manca sono proprio i tuk-tuk…).

Mi ricongiungo col mio autista personale, e proseguo la visita del complesso. Ora è la volta del Bayon, il tempio con le numerose facce scolpite nella pietra; purtroppo, la facciata principale era in fase di restauro, tuttavia ho apprezzato l’atmosfera del luogo (e le simpatiche scimmie, tra cui un cucciolo). Vicino al Bayon si trovano, oltre ad altri templi scolpiti nella pietra, due terrazze un tempo usate dai sovrani: la Terrazza degli Elefanti, chiamata così per ovvie ragioni (le colonne portanti sono letteralmente elefanti che poggiano la proboscide a terra) e la Terrazza del Re lebbroso, situate a pochissima distanza l’una dall’altra. Dopo un breve giro per queste terrazze, torno al tuk-tuk: destinazione Angkor Wat, il tempio più famoso, quello che campeggia sulla bandiera cambogiana e che è considerato il più grande monumento religioso del mondo. Passo sotto “portali” con facce scolpite nella pietra, simili a quelle del tempio appena visitato; ce ne sono 4, e lungo il tragitto dal Bayon agli altri templi ne vedrete sicuramente almeno uno.

Arrivo ad Angkor Wat: l’autista del tuk-tuk aspetterà per tutto il tempo necessario, nel mio caso fino al tramonto. Mostro il biglietto d’ingresso come ho già fatto per gli altri due templi e percorro il ponte pedonale che collega Angkor Wat con la terraferma – il tempio è infatti costruito come un’isola all’interno di un enorme fossato. Il contrasto tra la pietra grigia di questo tempio hindu-buddista e le tonache arancioni dei monaci è incredibilmente fotogenico; e, a proposito di foto, non faticherete a trovare un abitante del posto che, in maniera professionale, vi farà un vero e proprio shoot fotografico! Un bel ricordo da portare a casa. Trascorro il resto del pomeriggio a vagare per Angkor Wat, con il sole che tramonta e che aggiunge un’ulteriore luce aranciata a questo complesso maestoso. Riprendo il mio tuk-tuk e torno in hotel; la giornata di oggi è stata davvero meravigliosa. 

Giorno 7 – Apopo

Stamattina sveglia con molta più calma. Esco dall’hotel e come al solito non ho problemi a trovare un tuk-tuk: direzione APOPO, l’associazione che addestra cani e soprattutto ratti nell’importante compito di rintracciare le mine, purtroppo ancora presenti in tutto il territorio indocinese. La dimostrazione e le spiegazioni sono interessanti, i ratti adorabili e ben tenuti (nota: puoi prenderli in braccio!). Alla fine della visita guidata, c’è un breve filmato riassuntivo con testimonianze dirette di sopravvissuti alle mine e agenti di APOPO. Raccomando questa visita a chiunque, famiglie con bambini comprese. Nel pomeriggio torno a mangiare qualcosa al moderno centro commerciale, e rientro in hotel in attesa dello spettacolo serale di danzatrici Apsara, che come accennato precedentemente sono semi-dee, esseri celesti della mitologia cambogiana, dai vestiti e copricapi elaborati in oro. Gli spettacoli di questo tipo si svolgono soltanto nei ristoranti con palcoscenico, e sono tutti soggetti a prenotazione. Quindi, riprendo un tuk-tuk e mi dirigo al ristorante, dove al termine della cena a buffet inizia lo spettacolo: le ballerine, delicate ed eleganti, portano in scena le leggende del Regno che, con l’aiuto del libretto fornito, sono comprensibili anche a noi stranieri. Le loro movenze sono incredibili, specialmente la gestualità delle mani! Lo spettacolo dura parecchio, diviso in diversi atti, e alla fine un lungo applauso è doveroso. Ritorno in hotel con la musica ritmata dello spettacolo ancora in mente. 

Giorno 8 – Battambang

Quest’oggi ho un’escursione guidata, prenotata tramite Get Your Guide, per la città di Battambang; ho optato per la visita guidata in quanto conveniente rispetto al trasporto fai da te. Con me ci sono soltanto altri due turisti, quindi l’esperienza è praticamente privata: entriamo tutti su un unico tuk-tuk, con la guida che ci spiega tutto quello che vediamo sopra il suono del motore. Passiamo nel mezzo al mercato del quartiere musulmano, visitiamo una fabbrica di riso che verrà poi importato in tutto il mondo, e un tempio che fu usato dal regime come campo di prigionia. Il piccolo museo al suo interno è molto toccante. Per alleggerire la giornata, ci spostiamo alla stazione (molto improvvisata) del trenino di bambù, un’attrazione divertente che consiste in un carrello che viene montato e rimontato a seconda della necessità e del traffico, o del senso di marcia: il breve tragitto con partenza e rientro nello stesso punto ci porta attraverso piccole cittadine di lamiera, boschetti e ponti sospesi nel vuoto. Come ciliegina sulla torta, la guida ci porta in un punto elevato per ammirare il tramonto, poi alla statua del Buddha gigante scavata nel fianco di una collina. Da qui, ogni sera, escono milioni di pipistrelli per la loro caccia notturna: una fiumana nera che sembra non finire mai. Torniamo col tuk-tuk al luogo in cui ci ha lasciati l’autobus dell’andata, con rientro a Siem Reap in tarda serata. 

Giorno 9 – Wat Preah Prom Rath

Per questo penultimo giorno, decido di prenderla con calma e di visitare due templi che avevo già adocchiato su Google Maps, sia a piedi che con il tuk-tuk. Uno, il Wat Preah Prom Rath, è ricco di sculture colorate e in alcuni casi anche macabre; l’altro (Wat Bo) è un complesso di templi e abitazioni. Rientro in hotel dopo essermi rifocillata a uno dei numerosi negozi della catena 7Eleven, e mi preparo per il trasferimento dell’indomani.

Giorno 10 – Rientro

L’ultima giornata in terra cambogiana la trascorro a rientrare nella capitale con il solito bus Giant Ibis, che come all’andata impiegherà circa 6 ore, attraverso campagne pittoresche e ricche di palme e bovini al pascolo; una volta tornata a Phnom Penh, raggiungo l’aeroporto col mio ultimo tuk-tuk. Grazie, Cambogia, è stato meraviglioso! 

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