La storia e la posizione geografica della Turchia la rendono un ponte tra Oriente ed Occidente. Alcuni anni fa avevo visitato Istanbul, la sua splendida “porta d’ingresso” verso l’Europa, e mi era rimasto il desiderio di completare l’esplorazione del paese, ...
La storia e la posizione geografica della Turchia la rendono un ponte tra Oriente ed Occidente. Alcuni anni fa avevo visitato Istanbul, la sua splendida “porta d’ingresso” verso l’Europa, e mi era rimasto il desiderio di completare l’esplorazione del paese, avventurandomi nella parte asiatica. La scorsa estate insieme a mio fratello Tullio sono riuscito finalmente a realizzare questo desiderio, visitando la penisola anatolica ricchissima di spunti interessanti. I momenti più “intensi” del viaggio sono stati la Cappadocia, per le incredibili formazioni rocciose e le splendide chiese rupestri, e Nemrut Dagi, per la suggestione del tramonto e dell’alba vissuti in cima alla montagna in mezzo alle “testone”. La seconda parte del viaggio è stata una lunga “cavalcata” sulla costa mediterranea turca, alternando tratti veramente belli, come la selvaggia Cilicia e la splendida Costa Turchese, ad altri invasi dal turismo di massa e molto edificati (veramente impressionante in senso negativo la zona di Alanya). Durante il viaggio abbiamo fatto una scorpacciata di siti archeologici, iniziando da quelli ittiti e proseguendo con un lungo percorso attraverso le antiche regioni della Commagene, Cilicia, Panfilia, Licia, Caria e altre ancora. Alla fine è difficile dire quanti teatri ellenistico romani abbiamo visitato!! Una menzione a parte merita Termessos, una sorta di Machu Pichu ellenistica, splendidamente collocata in mezzo alle montagne con le rovine avvolte dalla vegetazione. Avendo solo un paio di settimane scarse a disposizione abbiamo deciso di sfruttarle al massimo noleggiando una macchina, in modo da muoverci in completa libertà (alla fine da Ankara a Smirne abbiamo percorso quasi 4000 chilometri).
Il tempo è stato splendido per tutto il viaggio, con un cielo praticamente sempre sgombro dalla minima nuvola. Alcune giornate sono state caldissime, ma il clima asciutto ci ha comunque sempre concesso serate piacevoli prive dell’afa dell’estate romana. Un po’ di “sofferenza” ci è costata la visita di alcuni siti archeologici effettuata all’ora di pranzo, mentre per il resto abbiamo usufruito pesantemente dell’aria condizionata della macchina!! Per quanto riguarda gli aspetti pratici, gli unici problemi sono stati un disguido, risolto felicemente, per la macchina a nolo che ha rischiato di rovinarci il viaggio e le prenotazioni on line di un paio di pensioni mai pervenute a destinazione, fortunatamente sempre senza conseguenze vista la disponibilità di stanze (anche la Turchia questa estate ha subito un grosso calo del turismo causato probabilmente dalle preoccupazioni per il terrorismo). Il paese è risultato abbastanza economico con due grosse eccezioni che hanno inciso notevolmente sulle nostre spese: la benzina ancora più cara che in Italia e gli ingressi ai siti veramente esosi. I turchi sono stati quasi tutti molto cordiali e disponibili nei nostri confronti, contribuendo a lasciarci un ricordo piacevole del paese e il desiderio di tornarci. La Turchia del resto è una nazione molto grande e noi ne abbiamo visitato solo una minima parte, tralasciando completamente le coste dell’Egeo e del Mar Nero, tutta la parte orientale e città piene di storia e monumenti come Konya e Bursa.
Ed ora il diario di viaggio !! Il viaggio è durato tredici giorni con il seguente itinerario di massima: Ankara – Hattusas – Cappadocia – Nemrut Dagi – Costa Mediterranea – Smirne 14/15 agosto: Roma – Zurigo – Instanbul - Ankara Il piano di volo che ci porterà a destinazione è abbastanza elaborato: dopo mezzanotte raggiungiamo Istanbul, volando con la Cross Air via Zurigo, ma l’aereo per Ankara parte solo alle sei e mezzo del mattino; non ci resta quindi che cercare di dormire sdraiati sulle poltrone del terminal dei voli nazionali. Raggiunta Ankara, ci sistemiamo nel Farabi Oteli situato nel quartiere centrale di Ulus, dedicando il resto della giornata alla visita della città. Trasformata nella capitale del paese per decisione di Ataturk quando era solo un piccolo paese di provincia, Ankara non ha particolari attrattive, ad eccezione dello splendido museo, ma per noi rappresenta una tappa quasi obbligata per riprenderci dalla notte trascorsa in aeroporto. Dopo un rapido pranzo con il nostro primo kebab, ci dirigiamo verso la Cittadella per visitare il Museo delle Civiltà Anatoliche, ospitato in un antico bazar coperto. La raccolta è molto interessante e copre le varie civiltà succedutesi nell’attuale territorio turco (certo deve essere un po’ strano per i turchi convivere con la storia di popoli a loro completamente estranei!!). L’esposizione segue un ordine cronologico e, dopo qualche vetrina dedicata al paleolitico, si apre con il neolitico rappresentato da una serie di pitture murali e bassorilievi raffiguranti teste di toro, provenienti dall’antica città di Catal Hoyuk. Tra le pitture spicca una riproduzione della città con lo sfondo di un vulcano in eruzione; molto interessante è anche una statuetta delle dea-madre, simbolo della fecondità, rappresentata come una grassa “dama” nell’atto di partorire. Una delle sezioni più ricche del museo è quella dedicata all’età del bronzo. La maggior parte dei reperti proviene dal periodo pre-ittita di Alaca Hoyuk; spiccano in particolare splendide statuette di cervi dalle lunghe corna e vari dischi solari in oro. Si passa poi al periodo delle colonie assire con una serie di lettere/tavolette commerciali in caratteri cuneiformi (comprese le loro buste in terracotta!!). La sezione ittita è ospitata nella sala centrale del bazar. Le sculture più belle sono gli ortostati che decoravano le mura esterne attorno alla porta delle sfingi di Alaca Hoyuk; tra i bassorilievi spicca una rappresentazione del re e della regina, accompagnati da giocolieri e acrobati, nell’atto di fare un’offerta davanti a un altare con una statua di toro. La panoramica completa del museo prosegue con il periodo frigio, rappresentato dalla ricostruzione della camera sepolcrale in legno del re Mida della Lidia proveniente da Gordio, e con una sezione dedicata all’epoca ellenistica