Il sud tunisino: vedere per credere

La Tunisia non era una meta condivisa: mia moglie si era come sempre ben preparata e aveva tentato più volte di convincermi della bellezza e della singolarità dei paesaggi (il sud) che avremmo avuto modo di conoscere; figuriamoci, deserto, miseria, ...

  • di gibo
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La Tunisia non era una meta condivisa: mia moglie si era come sempre ben preparata e aveva tentato più volte di convincermi della bellezza e della singolarità dei paesaggi (il sud) che avremmo avuto modo di conoscere; figuriamoci, deserto, miseria, terrorismo internazionale.

Ma dove? La Tunisia è un posto molto bello, fatto di gente ospitale, dignitosa ed onesta.

Certo taluni costumi sono tipici (e da noi occidentali difficilmente condivisibili) - il velo integrale, la contrattazione esasperata, l'assalto all'arma bianca dei venditori di nulla - e il contrasto stridente (e un pò di vergogna) tra la nostra opulenza e la loro perenne lotta contro la desertificazione e la carenza assoluta di acqua - da bere, per lavarsi, per irrigare.

Verrebbe effettivamente da pensare alla nostra ricerca di (finto) benessere, lo shopping (compulsivo?), l'ultimo modello di auto, via l'abito di moda lo scorso anno, l'estetista; ci si immerge in una dimensione nella quale viene naturale ripensare ai valori veri, l'essenziale; poi al rientro svanisce tutto . . .

Seppure (dicono) la Tunisia si possa fare in fai da te (e in auto), abbiamo preferito quella che per noi è stata anche la formula Messico e che utilizziamo per simili destinazioni: base in villaggio/albergo ed escursioni; è vero che si "perdono" gli euro già sborsati al Tour Operator, ai quali si aggiungono quelli da sborsare in loco, ma la comodità (che vuol dire buona organizzazione logistica e adeguati tempi di riposo) è impagabile e consente, per luoghi comunque disagevoli - caldo, vie di circolazione improvvisate, rete di distribuzione carburante carente - a noi comuni mortali comunque curiosi, di non trasfomare un viaggio in un'incubo.

Superfluo precisare che questo vale, ovviamente, con 2 condizioni: non troppo tempo a disposizione e relativa concentrazione dei siti da visitare.

La nostra visita ci ha comunque confermato la bontà della scelta perchè, a nostro modo di vedere, non è molto interessante percorrere con il proprio mezzo le grandi vie di comunicazione (come può esserlo in altri paesi quasi nati per il Fly and Drive - su tutti gli Stati Uniti) e nemmeno fermarsi a scoprire i centri urbani (grandi o piccoli) che si incontrano perchè, in fondo, sono tutti uguali e tutti, se vogliamo, anonimi, oltre che poveri (per chiarire che non siamo in contraddizione, troviamo ugualmente affascinante, ognuno a suo modo, il Grand Canyon, il deserto tunisino, Vienna e gli Champs Elysees).

Quindi base Djerba: Bravo Club (***) e via. Il villaggio è bello, accogliente e ben tenuto negli spazi comuni; il mangiare è ottimo, le camere (a volte) un pò meno. Lo staff di animazione assolutamente valido e non troppo invadente; il MiniClub affollato e ben organizzato. La spiaggia e il mare, ma in generale in tutta la Tunisia, niente di eccezionale, dimentichiamo Mar Rosso, Maldive, Polinesia, Caraibi o Sardegna; vento (almeno nel nostro periodo - giugno) generoso per i velisti ed alghe in abbondanza.

La zona dove insistono i villaggi e gli alberghi è sostanzialmente omologata; le uniche lamentele che abbiamo sentito dagli altri ospiti che abbiamo incontrato durante le escursioni, erano tutte relative alla presenza di alghe sulla spiaggia, ma, generalmente, tutto il litorale si presenta trascurato e un pò sporco.

I paesaggi naturali sono dapprima sconvolgenti, poi affascinanti; quelli urbani disorientanti; quelli umani pure.

In sostanza l'impressione è quella di attraversare la porta ed accingersi ad entrare nel terzo mondo

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