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Dalla Thai alla Malaysia, tra villaggi del nord e

Ritornando a casa… Ma tu lo sai che le stelle non esistono? Tu le vedi lì, ma loro già non ci sono più. Sono la luce di qualcosa che è avvenuto tanto tempo fa. E così forse con i ricordi. ...

  • di Cle viaggia
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Ritornando a casa... Ma tu lo sai che le stelle non esistono? Tu le vedi lì, ma loro già non ci sono più. Sono la luce di qualcosa che è avvenuto tanto tempo fa. E così forse con i ricordi. Sono cose vissute in passato che riaffiorano. Così come questo breve ricordo del viaggio che ho fatto questa estate a zonzo per 40 giorni tra il nord e il sud della Thailandia (e la Malaysia) tra villaggi tribali e isole... Cos’è la Thailandia ? La Thailandia è il paese del sorriso, dei mille volti che ti guardano e ridono come se volessero rassicurarti. Fanno un inchino e, a mani giunte, sorridono talmente forte che alla fine chiudono gli occhi. Se domandi qualcosa sono sempre disponibili, e sorridenti, anche se non capiscono quello che chiedi, ti guardano e sorridono. “Tenchiliu”. Pronunciano suoni melodici, suoni più diluiti, sillabe che si prolungano, tanto che le parole acquistano altre sembianze. E spesso non ci si capisce, anche se si comunica in inglese. L’Hotel Manora è il “Maannorà”(“vespa” è la “veesspaaa”) tanto che fin quando il tuk tuk non ti porta lì fuori, temi che ti stia portando da un’altra parte.Certo a volte capita anche questo, perché se è vero che con il tuk tuk vai dove vuoi con pochi bath, e anche vero che spesso vai dove vuole il conducente. Queste specie di api folcloristiche a 4 posti (autista più 3 passeggeri) sono il mezzo più veloce e più economico per spostarsi a Bangkok, traffico permettendo, perché se c’è “traffic jaamm” rischi che ti passi una buona mezz’ora tra una miriade di altri tuk tuk, circondati da moto e “veesspaaa”con anche 4 passeggeri. Allora non ti resta che gustarti quello che ti sta attorno, dai veicoli ai vicoli (anche se a volte la calura sembra non dare tregua, e a tratti lo smog si fa sentire come una cappa proprio sopra la tua “capa”). Tutto appare così diverso, così “orientale”, così poco familiare. Ma non è un “orientale” mistico, quanto più un orientale popolare, caotico, colorato, afoso, spirituale e pacchiano. Dai mille Wat (templi) colorati e stravaganti, e le statue di Buddha snello in mille posture, alle venditrice ambulanti con cassette, cesti, sacchetti e qualunque altro tipo di contenitore. Fino ad una donna che rammenda con la sua macchina da cucire in un angolo della strada. Rigorosamente con mascherina anti-smog. Questa è Bangkok, strana Bangkok.

Ma non solo. Bangkok è anche sorrisi maliziosi e tentazioni, tentacolare, con i procacciatori di sesso facile nei quartieri dei massaggi thai stile turismo sessuale. Bangkok, grande mercato all’aperto, spoglia se stessa e nel quartiere Patpong beffa il turista sventolandogli depliant per allettarlo sulle varie posizioni e acrobazie che le piccole ragazze thai massage possono offrire sul bancone del bar. E se dopo il “banana show” ci si vuole “rilassare”e thai sex, i costi per l’uomo occidentale sono del tutto abbordabili. Anche questo è Bangkok.

Eppure non solo questo. E’ tanto ancora. Bangkok è un giro in battello sul grande canale Chao Phaya per allungare lo sguardo tra un Wat e le palafitte sul fiume. Vedere pescatori ingegnatisi su delle camere d’aria a pescare, bambini tuffarsi dal molo d’attracco dei battelli e aspettare che i turisti li salutino per improvvisare un “carpiato”. Bangkok è un luogo in cui le cose che ti circondano sono così diverse da quelle di casa, “qui tutto è strano. Già il fatto che parti da Roma nel 2004 e arrivi a Bkk nel 2548 (nel futuro?)”come dice mio fratello, ma basta un sorriso per sentirti a casa.

Dal diario di viaggio: 8 AGOSTO “...Eccoci su un nuovo treno che dal Sud della Thailandia ci condurrà ai moli di imbarco per le isole del Golfo del Siam. Eppure tutto quello che ci circonda sembra così poco dedito al turismo. Certo, ci sono altri occidentali nel vagone n.5 che dal confine della Malaysia giungerà fino a Bkk, e che lungo il tragitto scaricherà i suoi viaggiatori che si disperderanno nella terra dei sorrisi. Ma qui ora l’atmosfera è tesa. Ci sono due uomini con il mitra e divisa militare seduti proprio due file dopo la mia, quasi a chiudere e proteggere il cordone dei turisti. La zona in cui ci troviamo ora è infatti teatro di scontri tra la minoranza musulmana e le forze locali. E’ tutto così diverso qui giù, rispetto a quello che ci aveva accolto a Chaing Mai, nel nord della Thailandia. A cominciare dal treno, il paesaggio circostante e le persone. Qui le donne portano il velo, il colore della pelle è più scuro, i cibi più “arabi”, gli odori e i sapori più decisi. Ma l’atmosfera è meno rilassata, meno vacanziera. Tutto è teso. Abbiamo dormito a Kota Baru, al ritorno dalle isole Perhentian, prima di prendere il treno sul confine malese. Da sottofondo litania araba della moschea, e volti di uomini che ti scrutano. Sei lo straniero, diverso e troppo disinvolto per il loro stile di vita. Le donne, rigorosamente coperte dalla testa ai piedi mi guardano incuriosite. Mi sento emancipata, ma al contempo osservata e giudicata. Torno in guest-house e indosso una t-shirt al posto della canottiera. Ci addentriamo nel Bazar Notturno e assaggiamo alcuni cibi locali. La cucina malese è più invitante per noi occidentali, rispetto a quella thai. Meno sapori agrodolci, e gusti e profumi più familiari. Tanta cipolla e olio. Mangiamo delle crếpes fritte con pollo. Assaggiamo invitanti dolci. Ci dirigiamo al mercato coperto, per catturare qualche attimo di vita quotidiana del popolo malese, e magari trovare qualche souvenir tra gli oggetti in vendita. Ci accorgiamo che anche qui è tutto ponderato, controllato. Due uomini all’entrata del negozio non ci fanno entrare con la telecamera, e ci dicono di depositare la busta con le frittelle (che avevamo comprato per la colazione dell’indomani) al deposito borse. Faccio un giro veloce. Oggetti comuni esposti insieme a oggetti per il culto musulmano. Anche qui ci guardano come fossimo intrusi. Mi dirigo verso l’uscita. Rigorosi controlli sulla merce acquistata. Ancora tante donne con il velo che passano moderate e coperte. E forse per la prima volta che il relativismo culturale lascia spazio ad una considerazione che non avevo mai condiviso prima: la cultura musulmana qui è molto conservatrice..

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