Singapore la moderna, Java la mistica, Walea la paradisiaca...

Le foreste pluviali (e le sue autenticità) di Singapore, i templi di Java e la natura di Walea

  • di krissss
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Quest’anno abbiamo voluto realizzare un viaggio che ci portasse in luoghi che non abbiamo mai visto per conoscere nuove culture e, così, la scelta obbligata è stata: l’Oriente. Per tentare di soddisfare il nostro desiderio abbiamo tentato di includere nella vacanza una visita a una Città moderna (Singapore), un tuffo nella storia (Java) e una bella settimana in un’isola incontaminata (Walea)… una scelta azzeccatissima!

18-22 agosto

Siamo partiti con un volo Singapore Airlines (ottima compagnia, così come dicono) Milano-Singapore il 18 agosto e dopo 13 ore siamo arrivati a destinazione. Mi ero informata prima della partenza su eventuali mezzi di trasporto per arrivare dall’aeroporto direttamente all’Hotel e non abbiamo avuto nessun problema a prendere la Metro e trovarci proprio a due passi dal ‘nostro’ grattacielo. Singapore è una città quasi finta, piena di grattacieli futuristici e grandi magazzini. Abituati alle nostre piccole città italiane tutto qui sembra programmato e asettico. Le persone comunicano poco tra di loro e chiunque salga sulla metro ha in mano un iPhone o qualche diavoleria simile e chatta alla velocità della luce... ci sentiamo un po’ preistorici. Comunque , arriviamo al Pan Pacific Hotel (3 notti 350 euro senza colazione ma Singapore è piena di bar a poco prezzo) e ci danno una stanza al 24esimo piano. Facciamo un giro di ricognizione in albergo e scopriamo che al sesto piano c’è una piscina aperta fino alle dieci di sera della quale approfitteremo dopo le nostre lunghissime camminate in giro per la città. Il personale è gentilissimo, parlano tutti inglese molto bene. Invece di scegliere la solita routine centri commerciali =>Shopping, ci avventuriamo a visitare prima i quartieri ‘tipici’ di Singapore e poi quello che è rimasto della foresta pluviale. Ci serviamo della metropolitana quasi sempre e di lunghe passeggiate. Tenete presente che ogni volta che si prende la metro occorre depositare il biglietto plastificato precedente, ritirare la caparra lasciata e prenderne uno nuovo. Non esistono tessere ricaricabili ma solo un biglietto multiplo ma per soli 3 giorni non ci conveniva.

Così il primo giorno vediamo il Colonial District che è il quartiere dove stiamo noi. Vale veramente la pena, soprattutto alla sera, vedere la baia (L’Esplanade), dove ci sono spesso concerti all’aperto gratuiti. Inoltre i grattacieli affacciati sul mare fanno veramente un bel gioco di colori. Nel Colonial altra tappa importante è il Raffleshotel, un hotel di lusso in stile coloniale dove si può godere di un aperitivo nella tranquillità di un bel giardino. Dopo il colonial ci siamo avventurati a Chinatown. Qui ci sono un paio di templi molto ben conservati: Lo Sri Mihamman, tempio Hindù molto antico (obbligatorio togliere le scarpe all’ingresso) e Il Thian Hock Keng Temple, un tempio cinese anch’esso perfettamente conservato. I turisti non possono accedere alla parte dove si prega ma vale comunque la visita. L’ingresso è gratuito. Nel pomeriggio invece siamo andati a visitare il famoso Zoo di Singapore. A parte il fatto che gli zoo ci mettono un po’ di tristezza, qui la dimensione è completamente diversa. Gli animali sono nel loro ambiente naturale in quanto la foresta pluviale è ancora pressochè intatta e la varietà di fauna è impressionante: dalle tigri bianche ai canguri... si trova di tutto. Certo sarebbe meglio se fossero in libertà ma già il fatto che non ci siano gabbie aiuta a non sentirlo troppo disumano. Non abbiamo goduto moltissimo delle folli nottate di Singapore (sempre che ce ne siano) perché dopo tutto il giorno camminando proprio non ce la facevamo ma la nostra Lonely Planet forniva indicazioni anche su questo. Pare che il giro dello Zoo in notturna sia una esperienza da non mancare… noi tutto non abbiamo dovuto rinunciare. Il giorno dopo siamo partiti alla mattina presto dall’Hotel e siamo andati a visitare per prima cosa il Quartiere Arabo. Sinceramente, venendo da Torino, mi aspettavo la bolgia di Porta Palazzo (per chi conosce Torino) con la stessa sporcizia e disordine, invece sono rimasta sorpresa nello scoprire che è forse uno dei quartieri più belli della città. La moschea vale la visita, anche perché ci sono una serie di pannelli dove viene spiegata la religione, il tipo di preghiera... interessante. Davanti alla moschea c’è una via (Bussorah St) pedonale con vari negozietti dove ci si ferma volentieri. Qui abbiamo trovato un negozio di oggetti per macchine fotografiche veramente conveniente e con personale competente che ci ha fatto un buon prezzo per un grandangolo per la nostra nikon. Inoltre ci sono alcuni negozi di souvenirs molto belli che vendono oggetti laccati e artigianato in legno. Qui abbiamo visto un Buddha in legno di una fattura eccezionale ma pensando di trovarlo altrove non abbiamo approfittato: risultato, siamo tornati dall’Indonesia senza Buddha! Nel pomeriggio ci siamo invece avventurati in un parco dove la foresta pluviale è ancora intatta chiamato Bukit Timah. E’ il punto più alto di Singapore ed è molto frequentato dalla gente del posto che fa sport e meditazione. All’ingresso si viene accolti da uno sciame di scimmie affamate e proseguendo si fa un bel giro in mezzo ai sentieri fra piante sconosciute fino in cima. Non ci sono questi generi di foreste in Europa e quindi è davvero un giro da non perdere. Occorre tenersi pronti in qualsiasi momento a uno scroscio ‘tropicale’. Noi non avevamo l’ombrello e siamo arrivati in Hotel fradici (non sono esattamente come le nostre pioggerelle autunnali). Il terzo giorno abbiamo deciso di fare quello che fanno in genere gli abitanti di Singapore quindi abbiamo preso metro e autobus e siamo andati nella vicina isola di Pulau Ubin. L’isola è collegata a Singapore da traghettini (meglio dire bagnarole) e, una volta arrivati, si può affittare una bici e andare in giro tutto il giorno in mezzo a cinghialetti selvatici, pitoni, varani etc… ma non è per niente pericoloso e le strade sono tutte asfaltate. Inoltre c’è un bel percorso per mountain bike veramente impegnativo. Ci siamo divertiti un sacco a esplorare l’isola, completamente coperta dalla foresta. Se decidete di andare ricordatevi di prelevare prima di partire perché non accettano carte di credito e non ci sono bancomat… infatti noi siamo rimasti senza pranzo. Al ritorno ce ne siamo andati in piscina a goderci il fresco e poi a cena. I ristoranti a Singapore si equivalgono tutti e c’è n’è per tutti i gusti dalle pizzerie alla cucina spagnola a quella cinese... basta scegliere. I prezzi sono pressappoco come quelli italiani. Per i patiti di shopping invece la metà dovrà essere Orchad Road, una via piena di centri commerciali enormi... noi l’abbiamo accuratamente evitata siamo entrati unicamente allo Ngee Ann City per andare a visitare la libreria Kinokuniya che pare essere la più grande del sud est asiatico

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