...Quando meno mi aspettavo di ripartire, mio fratello mi ha fatto un'offerta "che non ho potuto rifiutare", e al solo pensiero di poter respirare di nuovo l'Odore dell'India non mi sono neppure posto l'alternativa.
Novembre 2000 – India del Nord
Chi l’avrebbe detto che dopo la parentesi malese il 2000 mi avrebbe regalato un altro, inaspettato viaggio verso Est? Mio fratello Angelo (più giovane di me di sette anni ma più “vecchio dentro” per quanto riguarda i viaggi), stanco della moglie che lo costringeva a vacanze “a quattro stelle” e a piacevoli siparietti boriosi (tipo fargli inoltrare reclamo alla reception il giorno che la cameriera ha dimenticato una scopa dietro la porta del loro bagno), una sera mi chiede “Qual è il posto più “duro” da girare dove sei stato?”.
Quando gli rispondo che per svariati motivi è stata probabilmente l’India, lui rincara la dose e dice “E in India, qual è il posto peggiore che ci sia?”; gli rispondo che non ho potuto toccare con mano direttamente, ma che l’immaginario collettivo indica Calcutta come “il peggio”. E a questo punto, ecco l’Offerta Che Non Posso Rifiutare: angelo si offre di pagare tutto lui, dal viaggio al soggiorno al vitto ai souvenir, purché io gli faccia da guida per tutto il tempo. Neanche a dirlo, il mattino dopo sono in agenzia viaggi e nel primo pomeriggio chiamo mio fratello e gli comunico gli orari di partenza del volo Alitalia Milano Malpensa-Bombay, la notte in aeroporto a Bombay e il volo Air India dell’alba verso Calcutta.
Scopriamo un’ora dopo il decollo che il volo Milano-Bombay in ambito Alitalia è considerato “punitivo”, della serie se fai la hostess o lo steward e ti hanno scoperto a drogarti nei cessi, picchiare i passeggeri, rubare nelle valige o sputare nei bicchieri, invece di licenziarti ti assegnano un paio di mesi a questo simpatico itinerario… Meno male che mio fratello è di aspetto decisamente piacevole, e sfruttando il suo ascendente sul sesso femminile riesce a farci ottenere un trattamento “top-class” ancorché si viaggi in bieca classe turistica.
Atterrati a Bombay, scopriamo con un certo sdegno che il nostro volo verso Calcutta partirà sì l’indomani, ma dall’aeroporto nazionale della città, posto a qualche chilometro di distanza da quello in cui siamo atterrati. E’ disponibile una navetta gratuita, della quale approfittiamo subito; i banchi del check-in sono già aperti, e verso le due di notte abbiamo consegnato gli zaini al vorace nastro trasportatore, stringiamo in mano le carte d’imbarco… e non sappiamo che cazzo fare fino alle sette di domattina.
Decidiamo di comune (mio) accordo di andare a fare un giro nei dintorni dell’aeroporto, alla ricerca di qualche venditore di strada per assaggiare le delizie locali. Usciamo e scopriamo subito di trovarci nel bel mezzo del buco del culo dell’ombelico dell’India. Nessun negozio, nessun venditore…solo miriadi di “threewheelers” (le nostre Api Piaggio, solo molto più malridotte, più inquinanti e guidate molto peggio) e capannelli di indiani intorno chi a un mazzo di carte, chi a un fuoco (ci saranno 40°!!), chi a un piatto di cibo semplice.
Proprio a quest’ultimo capannello ci avviciniamo curiosi; subito veniamo accolti con sorrisi e (probabilmente) battutine stupide e maliziose. Dopo l’immancabile “Where you from, mister?”, la cui risposta non viene quasi per nulla considerata, ma che serve (a loro, perlomeno) per stabilire una sorta di contatto umano su basi più confidenziali, dopo esserci accomodati – invitati – intorno al tavolo, rimaniamo a guardare i nostri compagni che mangiano a quattro palmenti una sorta di brodaglia rossastra.
“Possiamo assaggiarla anche noi?”, chiedo nell’inglese più semplice che riesco a formulare, e tutti quanti iniziano a ridere a crepapelle. “This is food for Indians…Indian food!” mi dice il più estroverso, prima di unirsi alla risata collettiva. “Ma a noi piace il cibo indiano per indiani!” risponde in inglese mio fratello, esaurendo così la sua scorta di parole straniere per tutto il viaggio. Cercando di dissimulare la loro ilarità, i nostri amici ci porgono due piatti di plasticaccia, pieni della brodaglia di cui sopra, due cucchiaioni di alluminio e due chapati.
E ci guardano in un silenzio quasi assordante
vito88, 12/9/2010 22:08
talamanca, 22/8/2010 01:06
certo che è "semplice" per due armadi -senza offesa- gironzolare per l'India. Questo è il viaggio dei miei sogni con la mia amica di sempre, sorella non di sangue, ma di fatto... tanto che già 6 o 7 anni fa, come promessa, ci siamo comprate l'identica maglietta arancione-terra con la scritta Bombay, da indossare per l'occasione della partenza.
Si può fare secondo te? Eventualmente quali sono le zone da evitare?
grazie!!!!!