Centro giorni d'Africa (seconda parte)

Autostop, mezzi pubblici, sistemazioni improvvisate... un viaggio fai da te nel continente più difficile e insidioso

  • di farfesio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Oltre 3000 euro
 
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Parte 15, Rafting da paura e ripartenza verso Kasane e il Chobe National Park

Nonostante la località sia molto popolare e ben organizzata non rinunceremo ad una vista delle cascate Vittoria un po’ più alternativa: un pomeriggio ci uniamo ad una coppia di viaggiatori anglo-australiana in macchina e ci incamminiamo dall’altro lato della recinzione, saltando da una roccia all’altra sul fiume Zambezi, fino a raggiungere l’orlo della cascata più esterna. Sarà una bella emozione e tanta adrenalina,abbiamo un punto di vista privilegiato, sotto i nostri piedi l’acqua che si getta giù in caduta libera, restiamo lì fino a quasi buio; sottolineo che nel fiume ci possono essere coccodrilli ed ippopotami, anche se è un po’ raro trovarli in presenzadi forti correnti.

Le cascate Vittoria sono uno di quei posti al mondo da vedere prima di morire e noi abbiamo deciso di provarci, dedicando una giornata intera alla più popolare delle attività, il rafting nel fiume Zambezi: a quanto pare muoiono “solo” 1 o 2 persone all’anno, quindi abbiamo buone possibilità di ritornare vivi, specialmente se pensiamo che è uno sport molto commerciale da queste parti. C’è una concorrenza spietata tra i vari operatori e noi riusciamo a trattare bene il prezzo, scegliamo uno che parla italiano e che per un periodo ha fatto rafting sul fiume Lao in Calabria, dove io ero stato qualche anno fa; lui mi aveva anche promesso di farmi provare la sua canoa singola per un tratto del fiume, ma le promesse in Africa, si sa, volano, quindi dovrò rimandare ad un’altra volta questo mio desiderio.

Il percorso consiste in 21 rapide, molte di quarto e quinto livello, a me basteranno le prime 3 per rompermi il naso; eppure avevo già fatto rafting diverse volte in passato, ma questa esperienza è stata la più bella, la corrente è molto forte, siamo finiti in acqua diverse volte ed all’inizio ho quasi avuto la sensazione di affogare. Inoltre nel fiume ci sono i coccodrilli, ma gli istruttori ci assicurano che vista la vicinanza con le cascate, sono presenti solo quelli di dimensioni piccole,in quantosono gli unici a riuscire a nuotare con una corrente così forte, e quindi non pericolosi… bene, ora mi sento più tranquillo. Anche Alba non è stata un grande esempio di coraggio nel rafting: andavamo con 2 gommoni da 6 o 7 persone ciascuno, inizialmente lei si è voluta unire con me nell’imbarcazione destinata a prendere le correnti più difficili, dopo la seconda rapida è caduta in acqua ed ha subito chiesto di cambiare barca e andare in quella più facile.

Le cascate Vittoria sono state il giro di boa del nostro viaggio in Africa, sono passati 50 giorni dalla partenza e siamo esattamente a metà strada. Abbiamo deciso di fermarci qualche giorno in più per riprendere l’energia giusta e pianificare bene il resto dell’avventura. D’ora in poi la nostra Africa avrà un aspetto diverso, viaggeremo in paesi non più così poveri come quelli appena visitati, ma d’altro canto avremo molte più difficoltà negli spostamenti, in quanto sia il Botswana che la Namibia sono nazioni praticamente deserte: 1,6 milioni di abitanti la prima, poco più di 2 milioni la seconda, nonostante abbiano entrambe un territorio 2 e 3 volte più vasto rispetto all’Italia.

Siamo alla continua ricerca di informazioni utili e vorremmo trovare un fuoristrada a noleggio per muoverci, ma non sarà cosa facile. Abbiamo trascorso un paio di serate in un vicino ostello per scambiare 2 chiacchiere con altri viaggiatori (nessuna traccia di italiani naturalmente) e 2 ragazze svizzere ci hanno passato un paio di recapiti utili di compagnie namibiane che affittano fuoristrada a prezzi non proibitivi. Molti dei viaggiatori conosciuti stanno in giro diversi mesi e si condividono esperienze e consigli; una coppia di inglesini in particolare pare non essere stata proprio fortunata: hanno cominciato il viaggio nel corno d’Africa dove lui si è preso una brutta malaria (nonostante facesse la profilassi) e poi in Tanzania sono stati rapiti in un taxi autorizzato e portati in giro ai vari bancomat,costretti a prelevare i contatti dalle carte di credito in loro possesso; sembravano abbastanza scioccati, anche questa è Africa

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