Montenegro, non solo mare

Un viaggio in Montenegro rappresenta non solo l’occasione per una vacanza di mare, ma offre anche la possibilità di scoprire un piccolo paese ricco di bellezze naturali, con una storia antica che ha lasciato molti elementi interessanti.

  • di mapko64
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: Tre
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 
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Il mese di agosto, con il rischio di finire in posti sovraffollati di villeggianti, non è certo il più indicato per una vacanza di mare che d’altra parte non si può negare a un bambino di un anno e mezzo, il piccolo Fabio. Con Stefania abbiamo deciso di recarci in Montenegro, soggiornando per due settimane in un appartamento a Sveti Stefan sul mare, ma approfittando delle piccole dimensioni del paese per una serie di escursioni giornaliere.

Il Montenegro sta attraversando un periodo storico importante, avendo riacquistato da poco l’indipendenza dopo novanta anni. Il distacco dalla Serbia è stato deciso con un referendum, senza spargimenti di sangue, un caso quasi unico nei Balcani. La storia del paese invece è antica e ha lasciato molti elementi interessanti che si accompagnano alle bellezze naturali. La costa è caratterizzata da verdi montagne che precipitano in mare, ma in molti tratti è un po’ troppo edificata per i miei gusti. A Sveti Stefan il paese moderno comunque è abbastanza discreto e l’isolotto, trasformato in resort di lusso, incantevole. L’acqua è cristallina anche nella spiaggia pubblica, mentre quelle dei ricchi sono fantastiche anche se inaccessibili. Le città antiche mantengono intatto il loro fascino: Budva, su un promontorio circondato da mura, è un dedalo di vicoli, le rovine di Bar accolgono architetture da oriente e occidente. Nelle Bocche di Cattaro, il “fiordo più bello del Mediterraneo”, il mare penetra per molti chilometri all’interno della costa, creando un paesaggio insolito per queste latitudini. I paesi lungo la baia sono stati per secoli l’avamposto della repubblica di Venezia nell’Adriatico e conservano, ancora oggi, le atmosfere di quei tempi.

I montenegrini sono un popolo fiero che seppe resistere eroicamente all’invasore turco, aiutati dall’inaccessibilità delle loro montagne. Il cuore storico del Montenegro, Crna Gora, è costituito dal massiccio del monte Lovcen con l’ex capitale Cetinje. Nell’ottocento per collegare il piccolo principato con i domini austriaci sulla costa, fu costruita la Scala di Cattaro, una strada che supera i mille metri di dislivello con un’incredibile serie di tornanti. Una viaggiatrice d’inizio novecento racconta:

Una volta l’Imperatore d’Austria visitò Cattaro e il Principe (l’attuale Re del Montenegro) scese dal suo nido d’aquila per incontrarlo. L’Imperatore guardò le scoscese montagne in alto. “Mio fratello, il Principe, vive in alto” – disse. “Mio fratello, l’Imperatore, ha preso tutto il mare; i turchi hanno preso tutta la terra; così a me è rimasto solo il cielo” – fu la risposta del Principe.

“A Woman in the Balkans” – Will Gordon (1918)

Il lago di Scutari, al confine con l’Albania, è un’altra meraviglia naturalistica. Le basse acque sono coperte da “praterie” di ninfee, gli isolotti ospitano affascinanti cappelle, mentre sperduti paesini possono essere raggiunti solo con strette stradine.

Nelle nostre esplorazioni non ci siamo spinti fino ai parchi dell’interno; il canyon del Tara nel Durmitor è uno dei più profondi al mondo. Ci rimane così il desiderio di tornare in Montenegro, per una vacanza di montagna.

Ed ora il diario di viaggio.

Sabato 6 agosto: Roma – Bari

Per raggiungere il Montenegro ci affidiamo a un traghetto notturno. Partiamo da Roma all’ora di pranzo, giungendo a Bari nel tardo pomeriggio. Il porto è organizzato per smaltire il notevole flusso di passeggeri, diretti sopratutto verso Croazia e Grecia: parcheggiata l’auto nell’apposita fila in un grande piazzale, facciamo il check-in per la nostra nave della “Montenegro Lines”. Alle sette e mezzo un altoparlante ci invita all’imbarco: percorriamo quindi una lunga strada interna al porto, fino a raggiungere il molo. Le operazioni procedono abbastanza lente; lo “Sveti Stefan” è un grande traghetto tinteggiato di rosso ma le navi dirette in Grecia lo fanno sembrare piccolo. Per il comfort del piccolo Fabio abbiamo prenotato una cabina con bagno: si trova nel ponte superiore e per quanto spartana ha due bei letti. Prima della partenza è difficile tenere a bada Fabio che vuole scorazzare per i pontili della nave.

Domenica 7 agosto: Bari – Bar – Sveti Stefan

La notte trascorre tranquilla. La mattina presto ci svegliamo con la costa montenegrina già di fronte a noi. Il porto di Bar, affollato di barche a vela, è molto più piccolo rispetto a quello di Bari ma le formalità doganali procedono lentamente e per di più siamo gli ultimi della fila. Per raggiungere la nostra meta, Sveti Stefan, percorriamo la strada costiera verso nord, attraversando alcuni paesi congestionati dai villeggianti diretti alle spiagge. Le distanze in Montenegro sono molto contenute e dopo mezzora siamo già arrivati a destinazione. Il paese moderno, costruito per i vacanzieri, si trova sulle pendici della montagna che degrada verso il mare, attraversato da un’unica strada che scende stretta dalla statale. In basso l’isoletta, un tempo abitata dai pescatori, è collegata alla costa da una striscia di sabbia. Oggi è tornata ad essere un resort di lusso, come ai tempi della Yugoslavia. L’appartamento prenotato, “Vila Alterna”, non è segnalato da alcuna insegna ma chiedendo in giro ci indicano una palazzina, davanti alla quale troviamo ad attenderci Darko. Saldiamo subito in contanti tutto l’importo dovuto. L’appartamento è formato da un salone con angolo cucina e una camera da letto. Nei giorni successivi consumeremo i nostri pasti sul balcone affacciato sul giardino con gli ulivi; purtroppo la vista dell’isola è nascosta dalle case di fronte.

Il pomeriggio scendiamo al mare per il primo bagno. Una scala consente di tagliare i tornanti della strada ma mi costringerà a portare su e giù Fabietto con i suoi undici chili. La spiaggia di sassolini è occupata dagli ombrelloni di canne e solo un piccolo spazio è lasciato libero

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