Le vacanze in Agosto per la maggior parte degli italiani significano sole e mare, ma anche affollamento, code e spese elevate. In controtendenza ho elaborato un itinerario europeo che ci portasse a scoprire alcuni stati europei spesso sottovalutati nell’immaginario collettivo. ...
Le vacanze in Agosto per la maggior parte degli italiani significano sole e mare, ma anche affollamento, code e spese elevate. In controtendenza ho elaborato un itinerario europeo che ci portasse a scoprire alcuni stati europei spesso sottovalutati nell’immaginario collettivo. Il tempo a disposizione era poco, 12 giorni, ma con una buona organizzazione e accelerando i tempi, tralasciando generalmente i musei, il risultato è stato ottimo. Visto che il budget era limitato per la maggior parte dei sette partecipanti è stata una benedizione quella di trovare un pulmino a noleggio a metà del prezzo di listino (grazie Matteo). Mi sono armato delle mie care Lonely Planet, non infallibili ma decisamente molto utili e ho pianificato un percorso di massima che avrebbe toccato sette stati.
Partiamo da Fiorenzuola (PC) il 16 Agosto, non troppo presto causa ritardi vari, e arriviamo a Lucerna (Luzern) per l’ora di pranzo, contenti di risparmiare il bollino da 30 euro delle autostrade svizzere, riciclato da un viaggio di un mio amico. Vistiamo il Kappelbrücke, un lungo ponte coperto in legno, la Museggmauer, la cinta muraria medievale su cui si può passeggiare e ammirare un bel panorama sulla città e sul lago dei quattro cantoni, il Löwendenkmal, un leone scolpito nella roccia che Mark Twain ha descritto come “il più triste ed emozionante pezzo di roccia del mondo”. Anche la chiesa gesuita con i suoi interni decorati in tonalità rosa merita un’occhiata come pure le belle facciate dipinte di molti edifici quattrocenteschi. Seconda tappa della giornata è Colmar, città francese veramente molto bella. Vie lastricate, palazzi in stile alsaziano con travi in legno a vista e tinteggiate in vari toni pastello, l’incantevole Petite Venise e il bel quartiere dei conciatori ne fanno un piccolo gioiello. Colmar è anche la città natale di Auguste Bartholdi, creatore della statua della libertà di New York e questo lo si può ritrovare un po’ dappertutto, dalla piccola riproduzione della statua all’ingresso della città ai manifesti dentro l’ostello in cui ci fermiamo a dormire. Per cena sperimentiamo un ristorante indiano dove assaggio l’acqua peggiore mai provata (del rubinetto – in Francia è normale chiedere la caraffe d’eau), ma il cibo è buono.
Il secondo giorno ci portiamo nella vicina Strasburgo (Strasbourg), sede del Parlamento Europeo e ricca di begli edifici. Su tutti torreggia la gigantesca cattedrale gotica con le sue guglie gotiche e le vetrate istoriate, davvero impressionante. Anche se l’architettura assomiglia a quella di Colmar è sempre piacevole passeggiare per la Petite France quartiere veramente grazioso. Da segnalare anche il Barrage Vauban, una diga costruita per contenere le piene del fiume e che ora offre una bella vista dalla sua sommità ricoperta d’erba.
Ancora verso nord, verso il Lussemburgo (Luxembourg) e la sua capitale omonima. Grandi problemi a trovare parcheggio con il nostro pulmino tanto che arriviamo in ritardo per il pranzo nel locale segnalato dalla guida. Addio ai cibi lussemburghesi, ci accontentiamo di una birra e della città. Nonostante non ne abbia mai sentito parlare (forse perché nessuno c’è mai stato), merita decisamente la visita. Apprezzo soprattutto il cosiddetto Chemin de la corniche, una passeggiata veramente spettacolare che dalla parte alta della città offre magnifici scorci.
In serata arriviamo a Liegi (Liège), città famosa per aver dato i natali a Geroge Simenon, il più famoso scrittore belga, creatore dell’Ispettore Maigret. Fu un personaggio di tutto rispetto, più incredibile dei suoi romanzi: scrisse più di 300 romanzi a una media di 1 ogni 11 giorni che hanno venduto 500 milioni di copie in tutto il mondo, visse in tutte le parti del mondo cambiando casa 33 volte, si vantava di aver fatto sesso con 10.000 donne benché la sua seconda moglie affermò che fossero solo 1.200 (!?!). Non rimaniamo molto ben impressionati dalla città anche perché ci diamo un’occhiata veloce in serata mentre cerchiamo un ristorante aperto. Ne troviamo uno di cucina vallone che mi porta a prendere un tipico stufato con pezzi di carne di cui ancora ignoro la provenienza, ma tutto sommato apprezzabile. Dormiamo in uno stayokay, catena di ostelli che offre ottima qualità a buon prezzo. E che colazioni! La mattina dopo ci aspetta Maastricht, che la Lonely Planet ci consiglia caldamente di visitare. In effetti è piuttosto carino, ma non certo imperdibile. Probabilmente l’autore si è divertito molto e ne conserva un ottimo ricordo... Comunque le sue viuzze lastricate e le sue antiche fortificazioni sono piacevoli da visitare. Passiamo alla città successiva, Aquisgrana (Aachen), città di origine romana, famosa per la sua cattedrale costruita per volontà di Carlo Magno e dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Questo è il suo ovvio fiore all’occhiello, ma tutto il centro città è piuttosto piacevole a partire dal trecentesco Rathaus (il municipio). Pranzo in una panetteria, veloce ma gustoso e ripartenza veloce di nuovo verso il Belgio. Destinazione Ghent, la più grande città medievale europeo dopo Parigi. L’impressione iniziale è ottima, rimaniamo impressionati dalla St Baafskathedraal, dalla St Niklaaskerk, dalla bella piazza ricchissima di begli edifici con la caratteristica sommità a gradini. Purtroppo appena finito il nostro Waffle, tipico dolce belga, comincia a piovere e così decidiamo di trasferirci per la notte a Bruges (Brugge). Dopo aver fatto estrema fatica a trovare l’ostello a causa della viabilità davvero ostica ci dedichiamo alla visita della città che per molti versi ricorda Ghent. Stessa architettura, stesso fascino. Bella la piazza centrale, carina la passeggiata segnalata dalla guida, molto graziosi certi angolini affacciati sui canali. Abbiamo notato che in questa zona quasi tutte le città si autodefiniscono piccole Venezia, o hanno una parte chiamata in questo modo. La mattina successiva visitiamo anche una fabbrica di birra, la De Halve Maan ma in realtà la visita non è particolarmente interessante perché la fabbrica è inattiva, comunque qualcosa impariamo. Il Belgio è famoso oltre che per i cioccolatini artigianali (assaggiati: molto buoni!) per le birre trappiste, prodotte nei monasteri, che io adoro. Al pub De Garre ne facciamo una degustazione che mi convince a portarne a casa varie bottiglie. Curiosamente le ho pagate di più nel negozio, il Bottle Shop, veramente fornitissimo, che nel pub. Ho letto questo commento: “dopo che hai provato Westmalle Double non berrai mai più una Heineken”. Sarei in linea di principio d’accordo, peccato che una bottiglia della prima costi quattro volte una della seconda. La notte a Bruges al Passage, un ostello albergo che però non ci entusiasma più di tanto, soprattutto per la posizione della doccia, tre piani più in basso rispetto alla camera. Fortunatamente la cena in un ristorante segnalato dalla Routard mi ha permesso di assaggiare il waterzooi, uno stufato di pesce piuttosto buono