1. Questa sera, al momento di coricarvi, lasciate socchiuso il rubinetto della vasca da bagno e tappate lo scarico dell’acqua. Sotto il letto mettete un candelotto di dinamite con miccia lunga ma non troppo, accesa. Fra il materasso e il ...
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Questa sera, al momento di coricarvi, lasciate socchiuso il rubinetto della vasca da bagno e tappate lo scarico dell’acqua. Sotto il letto mettete un candelotto di dinamite con miccia lunga ma non troppo, accesa. Fra il materasso e il letto posizionate un potente vibromassaggiatore che si accende e spegne diciamo ogni mezz’ora. Poi andate a letto tranquilli.
Avrete un’idea di cosa significhi vivere in Islanda. Qui l’inverno ha braccia e gambe più lunghe del nostro: disteso sul calendario ne copre una porzione ben maggiore, come la neve che gli fa da giaciglio. Tocca attendere che si rialzi, si stiracchi nei primi palpiti di primavera e migri verso il Vatnajökull, il più grande surgelatore d’Europa, che lo conserverà integro durante la breve estate islandese. Allora si può tornare a calcare la terra lasciata libera dalla neve. Ma basta che ti togli dalla strada principale (anche là si chiama A1, ma scordatevi l’autostrada del Sole) e ti getti sulle vie interne o peggio ancora sulle piste e come niente dovrai vedertela con più di un guado. A volte si tratta poco più che di ruscelletti, ma c’è di quei fiumi che la pioggia gonfia e rende arroganti come tori aizzati dalla folla durante una corrida. Tipo da noi un’autostrada quando c’è traffico ma non tanto da impedire una costante corsa a 130/140 all’ora: mica ti viene in mente di attraversarla, macchina o piedi che siano. In Islanda invece gli viene la fantasia di provarci, col risultato che puoi vedere anche giganteschi pullman, che definirei 8 x 8, arrancare e sbuffare come bufali maestosi poco avvezzi alla sconfitta – e poi fermarsi, piegarsi, arretrare. Superbi vichinghi dall’istinto di nocchiero sono costretti a rispettare la momentanea superiorità del dio fiume: non si passa e basta. Resti col fiato sospeso (perché tu sei su quel pullman), salvo strilli e bestemmie, mentre alcune tonnellate di acciaio e carne umana cominciano a pattinare sul fondo del fiume e vedi acque color fango che si accaniscono contro la fiancata del Caronte a motore come arieti imbestialiti e qualche rivolo filtra dalle portiere e sei in mezzo al guado e capisci che di là non si arriva e pensi questi sono matti e chi me l’ha fatto fare. Poi il vichingo al volante, glaciale come il fiume che lo fronteggia, al momento giusto innesta la retromarcia e lentamente, incredibilmente, recupera la sponda dalla quale ci eravamo allontanati. Scendiamo dal pullman che quasi non ci si crede e non puoi credere che quel toro di sessant’anni in maglietta a mezze maniche (noi, giacche a vento) continui a guardare il fiume cercando di carpirgli il segreto, di coglierne il tallone d’Achille dove trafiggerlo. No grazie, noi ne abbiamo abbastanza, per oggi e per il resto del viaggio.
Acqua e fuoco: l’Islanda è butterata di vulcani, caldere, fumarole, solfatare. Una terra che bolle: in superficie, poco sotto, in profondità – ma il magma non è mai così distante da non poter venire a galla in poco tempo. La nostra guida, una inesauribile e inesausta valchiria dalle possenti forme, non manca di ripeterci in più situazioni che un fiume di lava scorre sotto i nostri piedi a circa due chilometri. Meno di un capello, in ambito geologico. Ti senti Ulisse fra Scilla e Cariddi: punto sul guado di fiume arrapato o sul vulcano in calore?
Eruzioni e colate laviche non ne abbiamo vissute (del resto, non stavano nel programma), però abbiamo attraversato, in macchina e a piedi, deserti neri di lava, campi sterminati di forme inverosimili, performanches di titanici artisti infernali. Vivi come un delirio, mentre a velocità da moviola zigzaghi lungo la pista del Landmannalaugar: siamo goffi astronauti a zonzo sulla Luna o anime dannate errabonde nell’Ade? Come chiazze di tempera schizzate da un artista naif, sul nero scabroso della lava spiccano macchie verdi di muschi e licheni: l’inno alla vita che, unico, osa sfidare la dittatura del silenzio. Anche il pensiero fatica a scivolare su questa anticipazione d’inferno