VIAGGIO IN ISLANDA Sabato 3 Agosto partenza destinazione Islanda.Quest’anno siamo solo in tre, Balos e Serjei con le loro XT 550 ed io con la mia fedele Tenerè 600. Paolo e Teppy non se la sono sentita di venire a ...
VIAGGIO IN ISLANDA
Sabato 3 Agosto partenza destinazione Islanda.Quest’anno siamo solo in tre, Balos e Serjei con le loro XT 550 ed io con la mia fedele Tenerè 600. Paolo e Teppy non se la sono sentita di venire a causa del freddo che si prevede troveremo.Il traffico è molto intenso ragione per cui decidiamo di abbandonare l’autostrada a Vipiteno.Attraversiamo l’Austria su strada statale e riprendiamo l’autostrada in Germania;durante un rifornimento, nel lubrificare la catena Serjei spacca il cavalletto della sua XT, motivo per cui quando decidiamo di fermarci dobbiamo controllare che ci siano pali o piante dove appoggiare la sua moto.La sera piantiamo le tende in un campo a metà Germania.
Domenica 4 Agosto : quando entriamo in autostrada ci viene un colpo: una fiumana di auto ha avuto la nostra stessa idea, ma dove vanno tutti? A tratti la coda è ferma per qualche km, dopo di che si rimette in movimento.Noi naturalmente in moto proseguiamo senza fermarci, anche se la media si abbassa notevolmente. Dopo centinaia di km in queste condizioni , nei pressi del confine con la Danimarca come d’incanto il traffico scompare.Ma dove sono scomparsi ? La sera siamo ad Hirtshals, l’estremità più a nord della Danimarca.Ci accampiamo su una collinetta in un campo di paglia. Da qui lunedì mattina ci imbarchiamo per Krinstiansand, Norvegia, dove arriviamo verso mezzogiorno dopo 4 ore di navigazione.Chiediamo ad una pattuglia di polizia se ci sia un concessionario Yamaha in città e questi ci accompagnano in auto con tanto di lampeggiante acceso quando percorriamo vie a senso vietato.
Troviamo un’officina generica che ha un bullone del cavalletto simile a quello che ci serve e,fattaci imprestare una morsa ed un solido martello, nel giro di un’oretta la moto di Serjeo ha di nuovo il suo cavalletto funzionante, anche se un pò svergolo.
Il tempo è sereno e caldo e la strada da percorrere molto pittoresca;cercando di stare leggeri con l’acceleratore ( a causa delle severe sanzioni previste dal codice della strada Norvegese per chi supera i limiti di velocità) percorriamo i 500 km che ci separano da Bergen,dove arriviamo martedì verso mezzogiorno. Il traghetto è appena arrivato e sta svuotando il suo carico.
Ci imbarchiamo e verso le 15 la nave salpa.La navigazione fila via liscia e verso mezzanotte facciamo una breve tappa alle isole Shetland per poi ripartire per le isole Faroer dove attracchiamo nel pomeriggio di mercoledì. Avendo un’ora a disposizione ne approfittiamo per scendere a terra e visitarne la capitale,una graziosa cittadina.
Quando riprendiamo la navigazione il mare è abbastanza agitato ma è una cosa sopportabile. La mattina di Giovedì avvistiamo la costa Islandese. Il tempo è abbastanza bello, anche se l’aria è fresca.Siamo tutti sul ponte ad ammirare questa terra che per noi è ancora misteriosa, con tutti i suoi ghiacciai e vulcani.La nave si infila in un fiordo lungo una quindicina di km per arrivare poi a Seydisfjordur, una piccola cittadina meta della nostra traversata.Non vediamo l’ora di inforcare le nostre cavalcature e partire all’esplorazione dell’Isola.Dopo un velocissimo controllo doganale ci avviamo lungo la strada principale. Il termometro segna 6 gradi ma, essendoci il sole, non ci preoccupiamo.
Dopo pochi km arriviamo a Egilsstadir, una cittadella dove cambiamo un pò di soldi, facciamo benzina e mangiamo baccalà fritto con riso.Visto che tutti quelli incontrati sulla nave avevano intenzione di percorrere l’isola in senso antiorario noi, da bravi diversi, decidiamo di seguire il percorso inverso. Il clima è mite, il sole splende e siamo ottimisti. Ci dirigiamo verso Sud e dopo pochi km di asfalto inizia il primo sterrato. Filiamo via veloci fino a quando incontriamo un convoglio di una decina di fuoristrada francesi su 4x4. Inizio a superarli con grande attenzione in quanto il fondo è ghiaioso e, uscendo dai solchi lasciati dalle auto, si entra in uno strato di ghiaia alto una decina di cm. Sarà questa una difficoltà ricorrente in tutto il nostro giro in quanto noi in moto siamo sempre più veloci delle auto e 4x4 per cui ogni tanto ci troviamo davanti qualcuno da superare. Fortunatamente sono tutti gentilissimi e quando dal loro specchietto mi vedono arrivare si spostano vistosamente, addirittura si fermano in parte alla pista per lasciarci passare.Ogni volta però è una sventagliata di sassi che mi fa temere per l’incolumità del faro