LA TERRA DEI TORAJA Non avremmo mai pensato di fare un giorno un viaggio nell’aldilà. Invece questo è successo veramente. Non fraintendeteci…non siamo morti…ben lungi dal voler lasciare questo mondo terreno, ma l’esperienza che abbiamo vissuto ci ha fatto immaginare ...
LA TERRA DEI TORAJA Non avremmo mai pensato di fare un giorno un viaggio nell’aldilà.
Invece questo è successo veramente. Non fraintendeteci...Non siamo morti...Ben lungi dal voler lasciare questo mondo terreno, ma l’esperienza che abbiamo vissuto ci ha fatto immaginare un mondo misterioso, tra la luce e l’ombra, che è presente, ma al tempo stesso appartiene ad un’altra dimensione. Questo l’abbiamo subito percepito varcando la porta che sugli altipiani di Sulawesi introduce alla terra dei Toraja. L’isola di Sulawesi è facilmente raggiungibile partendo dall’Italia (volo intercontinentale con scalo a Singapore), sia da qualsiasi altra isola dell’arcipelago indonesiano, con voli giornalieri per Ujung Pandang .
Il tour potrebbe avere una durata di 3 – 4 giorni.
Da Ujung Padang a Rantepao, città simbolo dei Tana Toraja occorrono circa 10 ore di auto. La cosa migliore da fare è affidarsi ad un autista con guida locale che conosce la zona e può esaudire qualsiasi richiesta di informazione e curiosità che si possa avere. Non solo, senza qualcuno del posto non è cosa semplice sapere dove si terrà in quei giorni una cerimonia funebre.
Noi abbiamo contattato la guida, la quale ha pensato a tutto, dai trasferimenti, ai pernottamenti e ai pasti, facendoci conoscere gli usi e costumi di questo popolo, oltre al gustoso cibo tipico di questa zona.
Il viaggio è abbastanza impervio fino a raggiungere una zona montuosa e aspra, ricca di vallate terrazzate, coltivate a riso.
Il nome Toraja in lingua locale significa "gente dell’altopiano", sono una popolazione di circa mezzo milione di abitanti.
Sembrerebbe che questo popolo sia arrivato a Sulawesi circa 3000 anni fa a bordo di barche che ora troviamo rappresentate nelle tipiche abitazioni di questa zona.
Prima di addentrarci nella terra dei Toraja, la nostra guida “bugis” , altro popolo, di origine mongola, che vive in queste terre, ci conduce a visitare l’immenso mercato dei bufali e dei maiali, fulcro di tutte le attività commerciali della zona. Bene! Dopo questa full immersion di gente, merci, odori, animali di ogni genere siamo pronti per il passaggio successivo, addentrarci in un villaggio. La visita ci sorprende un pochino, benché ancora tutte abitate queste case dalla sorprendente forma di barca poggiate su pali di legno, formano un misterioso agglomerato silenzioso, quasi abbandonato, i tetti alti si stagliano nel cielo e le decorazioni fatte di innumerevoli corna di bufalo donano un aspetto leggermente sinistro. Visitiamo ancora altri gruppi di case, alcune molto antiche, e rimaniamo ancora colpiti dalla calma che regna intorno ad esse, sembrano quasi diligentemente ancorate in un porto riparate da un mare impetuoso che le attende minacciose. La nostra guida che nel frattempo si era dileguata, si ripresenta annunciandoci che l’indomani si terrà una cerimonia funebre e che saremo sicuramente tra gli invitati, evento a cui non ci vogliamo sottrarre.
I Toraja hanno un’approccio particolare con la morte. Il defunto viene considerato “malato” fino al momento in cui la famiglia può permettersi il funerale. Il corpo viene adeguatamente imbalsamato e tenuto in casa in una stanza, continuamente visitato e omaggiato da tutti i parenti. Dopo vari mesi, in alcuni casi anche anni, raccolti i fondi per acquistare i bufali da sacrificare, radunati i parenti lontani , si può procedere al funerale vero e proprio che si svolge di solito tra luglio e agosto, periodo che coincide con la stagione secca
iaki67, 19/7/2010 15:44
Grazie