Volontario per scelta e turista per caso

In questo racconto non farò una scansione dei giorni. Me quedé (sono rimasto) in Ecuador dall'8 agosto all'8 settembre (partendo il 7 da casa e tornandoci il 9), e quindi fare un resoconto day by day sarebbe un'opera a dir ...

  • di Damiàn 1
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

In questo racconto non farò una scansione dei giorni. Me quedé (sono rimasto) in Ecuador dall'8 agosto all'8 settembre (partendo il 7 da casa e tornandoci il 9), e quindi fare un resoconto day by day sarebbe un'opera a dir poco titanica. Come se già non lo fosse raccontare quello che ho vissuto in quella che ora chiamo la mia "seconda patria", l'Ecuador (mi raccomando, l'accento sulla o!) e in quella che per me è una "seconda casa" e una "seconda famiglia", la Fundaciòn dove ho lavorato, a Quito. Dirò poi due parole per spiegarvi l'attività della fondazione, giusto per farvi capire cosa sono andato a fare.

Partiamo da un presupposto, che poi è anche il titolo: volontario per scelta. Decisamente non per caso, visto che la mia esperienza di volontariato è stata preparata, materialmente e "spiritualmente" da una associazione missionaria della diocesi di Treviso, per almeno sei mesi prima della partenza. E visto anche che la mia decisione di partire mi ha portato ad escludere (non senza difficoltà, anzi!) altre opportunità importanti che avevo per il mese di agosto. Ma il richiamo missionario, e la voglia di "fare qualcosa" (anche se, in effetti, in queste esperienze è più ciò che si riceve di quello che si da), hanno prevalso su qualsiasi altra cosa, e così, rompendo gli indugi, ho comprato il biglietto, non proprio economico in realtà (1600 euro) ma la colpa è mia che ho prenotato in effetti abbastanza tardi, a maggio).

E così, dopo qualche mese passato a chiedermi come sarà, che esperienza sarà, come sarà la vita in questo posto lontanissimo, mi sono imbarcato su un volo KLM da Venezia ad Amsterdam con altre due amiche, e da li via verso Quito, facendo scalo a Bonaire (Antille Olandesi) e Guayaquil (città costiera dell'Ecuador, nonchè prima città del Paese per dimensioni).

Del mio arrivo a Quito ho un'immagine straordinaria sempre in mente: l'aereo, da Guayaquil verso la capitale, deve superare le Ande (che si sarebbero rivelate mie future compagne di viaggio meravigliose) e virare poi verso nord per un breve volo di circa mezz'ora. Ad un tratto, sullo schermino dell'aereo che traccia l'itinerario e segnala i posti da vedere dal finestrino, compare la scritta "Chimborazo". Il vulcano più alto dell'Ecuador, il punto più vicino al sole del pianeta, una montagna che sognavo di vedere da quando iniziai ad interessarmi a questo piccolo grandissimo Paese. Subito mi affaccio al finestrino, ma vedendo il cielo nublado (nuvoloso) scrollo le spalle non senza delusione. D'improvviso, la mia vicina di posto quasi mi urla "il Chimborazo!!". Stupito mi volto, e d'improvviso, dalla coltre di nubi, ecco ergersi la cima del vulcano, che forava le nuvole e ci accoglieva in Ecuador.

Una volta a Quito ci accoglie il clima meraviglioso (almeno secondo me) della città, ben fresco di sera (da stare col maglione insomma) e quasi caldo di giorno. Non si direbbe mai di essere a 2800 metri! Dall'aeroporto ci siamo diretti ad Amaguana, paese del Canton de Quito a circa un'ora dalla città, dove si trova la cosiddetta "seconda casa" della Fundaciòn.

E' giunto il momento di dire due parole sull'attività di questo ente. Questa fondazione, gestita da suore salesiane, si occupa di accogliere nelle sue strutture bambine strappate alle strade di Quito o di altre zone dell'Ecuador. Accogliendole nella "prima casa" in centro a Quito, si occupano di dar da mangiare, vestiti puliti, in molti casi anche "rieducarle" alla vita civile, e contestualmente si cerca la famiglia d'origine (se presente) cercando di prenderne contatti e valutare se è possibile un reinserimento della bambina. L'attività di noi tre volontari all'interno della Fondazione è stata fondamentalmente di animazione a queste bambine, di compagnia, di aiuto anche, per quel poco che si poteva fare in una così breve permanenza. Io, in quanto ragazzo, sono anche potuto andare una mattina e una notte in giro per le strade di Quito con un volontario locale cercando quei bambini e bambine che lavorano per strada, per conoscerli, capirne la situazione, sapere se vanno a scuola

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