Miraggio Yunnan, l’eden a sud delle nuvole

Una regione poco conosciuta della Cina, avvolta nel mistero, con spettacolari scenari naturali, variopinti mercati, templi e monasteri, una incredibile varietà di gruppi etnici, una cultura millenaria e la leggendaria Shangri-La, ai piedi del Tibet

  • di Uzbe
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 20
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro

Degustiamo il tè in un localino caratteristico e nella Piazza del Vecchio Mercato donne in costume eseguono danze tradizionali richiamando numerosi spettatori e coinvolgendo anche noi. Una ragazza ci fa salire ai piani superiori dell’abitazione da dove si gode una magnifica vista sui tetti con le tegole in legno della città vecchia. Gironzoliamo fino all’imbrunire tra ponticelli, vicoletti con le case in legno, porte decorate da pitture e raffinati intagli, il mercato, in un brulichio di gente, colori, chioschi affacciati sul reticolo di canali, dove i locali mangiano a tutte le ore.

LA GOLA DEL SALTO DELLA TIGRE

Partiamo per il distretto tibetano di Zhongdian, conosciuto per le sue bellezze naturali. Lungo la strada tortuosa costeggiamo il Fiume Azzurro, prima della sosta pranzo per affrontare poi la gola del “Salto della Tigre”. Lunga 16 km, questa gola è fra le più profonde del mondo e raggiunge l’altezza di 3900 metri dalle acque del fiume Yangtze (o Jinsha), fino alle vette innevate dello Haba Shan e dello Yulong Xueshan (Dragone di Giada), che dominano l’intera area. Secondo la leggenda una tigre, per sfuggire ad un cacciatore, fece un balzo da una parete all'altra nel punto più stretto del canyon (25 m). La visita alla gola è regolamentata e dato il grande afflusso di visitatori sono state realizzate delle imponenti scalinate in legno per raggiungere il fondo della gola, con balconi a sbalzo sulle acque molto impetuose. Oltre 600 i gradini per la discesa ed altrettanti per la risalita, con possibilità di servizio di portantine.

Il Salto della Tigre è interessante, anche perché si trova lungo la tappa di trasferimento da Lijiang a Zhongdian (ribattezzata Shangri-La), ma probabilmente per apprezzarlo maggiormente bisognerebbe, magari, intraprendere un breve trekking lungo i sentieri che si intravvedono dall’alto della gola. Il paesaggio cambia completamente alla ripresa del viaggio: la terra è rossiccia, grandi distese di campi coltivati, spuntano le prime abitazioni di stile tibetano che indicano che ci stiamo avvicinando a Sangri-La, il luogo immaginario descritto nel romanzo Orizzonte perduto di James Hilton del 1933, che alcuni riconoscono in questa zona dello Yunnan. Arriviamo all’imbrunire e fa freddo, com’è fredda la cena a base di carne di yak lungo la strada per arrivare al Shangri-La hotel.

SHANGRI-LA: MONASTERO SONGZANLIN

Al mattino il termometro sfiora zero gradi. Si respira aria di Tibet, anche per l’altitudine: siamo a 3250 metri e tutto intorno il paesaggio è circondato da una fredda nebbiolina. Imbacuccati raggiungiamo il parcheggio del monastero buddista Songzanlin, dal quale poi con un loro mezzo si arriverà nel grande piazzale antistante il complesso abbarbicato lungo una collina. Il Songzanlin, o Ganden Sumtseling Gompa, della dottrina dei Berretti Gialli, risale a oltre 300 anni fa ed ospita circa 600 monaci. E’ uno dei 13 monasteri costruiti in seguito ad un decreto del Dalai Lama nel 1679 ed è il più grande in stile tibetano dello Yunnan. Durante la Rivoluzione culturale fu molto danneggiato, ma in seguito monaci e fedeli iniziarono la ricostruzione tuttora in corso in alcuni edifici. Per la salita, data l’altezza, bisogna tirare un po’ il fiato ogni pochi gradini, ma dall’alto il colpo d’occhio è fantastico per i colori dei palazzi, i tetti dorati che brillano sotto il sole, meravigliosi affreschi, raffiguranti storie e leggende buddiste e le sale riccamente adornate

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