Isola di Pasqua e Patagonia

Non mi piacciono i viaggi organizzati. Dagli altri. Per me una vacanza è alzarmi ogni mattina e decidere cosa fare e cosa non fare; se voglio andare a vedere un luogo particolare, non voglio essere vincolato ad orari prestabiliti, ma ...

  • di Matcorsa
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  • Viaggiatori: in coppia
 

Non mi piacciono i viaggi organizzati. Dagli altri. Per me una vacanza è alzarmi ogni mattina e decidere cosa fare e cosa non fare; se voglio andare a vedere un luogo particolare, non voglio essere vincolato ad orari prestabiliti, ma partire quando mi pare. Per me una vacanza è prendere il biglietto aereo di andata e (sigh!) ritorno e basta. Quello che succede in mezzo lo decido giorno per giorno, senza orari e vincoli imposti. Sono già vincolato per undici mesi l’anno. E’ vero, costa un po’ di più (voli di linea, non hai le tariffe scontate dei tour operator, ecc.), però fino ad ora sono stati i soldi spesi meglio e non mi sono mai pentito di avere speso follie per essere andato a vedere un luogo a lungo sognato.

Detto questo, avendo a febbraio un paio di settimane a disposizione, chiamo il mio fedele amico di Mantova (io sono di Padova) chiedendogli se anche lui ha ferie da fare. Risposta ovvia conoscendolo: “si”. “Che ne dici se andiamo in Patagonia e Terra del Fuoco?”. Altra ovvia risposta e lapidaria: “perché no?”. Infine gli chiedo:”e se facessimo anche una puntata all’Isola di Pasqua?”. “Ok”. Si è vero con lui non ho mai avuto difficoltà a convincerlo. Assieme ci siamo fatto 2 volte l’Australia e una volta il Kenia. Durante l’anno non ci vediamo mai. Ci vediamo solo in aeroporto e in viaggio. Praticamente ci vediamo solo all’estero. In Italia, mai. Ci siamo conosciuti a Darwin in Australia.

Nel giro di qualche giorno abbiamo i biglietti aerei per il viaggio che si articola in due fasi: il primo diretto all’Isola di Pasqua e poi la Patagonia e Terra del Fuoco.

11 febbraio Partiamo col viaggio.

Un lungo volo via Madrid, ci porta a Santiago del Cile. Arriviamo nella capitale sudamericana di mattina presto però il prossimo volo per l’Isola di Pasqua è per il tardo pomeriggio, per cui decidiamo di sfruttare il tempo a disposizione e, con un bus prima e la metropolitana poi, ce ne andiamo a scoprire un po’ la capitale cilena. E’ domenica e giustamente la gente è ancora a casa trovando quindi la città deserta. Solo verso le nove, lungo le vie più importanti iniziano ad arrivare le prime bancarelle ambulanti. Fa parecchio caldo.

Passiamo di fronte al palazzo della Moneda, sede governativa e poi in una piazza che non ricordo il nome, dominata dalla cattedrale. Entriamo per una breve visita, giriamo su e giù per i vicoli che ormai si sono animati e poi con tutta calma ce ne ritorniamo all’aeroporto.

Atterriamo ad Hanga Roa alle 23 e non avendo prenotato alcun hotel, ci affidiamo ad Oscar, un locale che dapprima ci fa vedere le foto della sua abitazione e poi, dopo una breve ma utile contrattazione sul prezzo, decidiamo di affidare a lui le prossime tre notti.

12 febbraio Ieri sera ho chiesto a Oscar:”domattina ... colazione alle 7, vero?” Mi ha sgranato due occhi che sembravano quelli di uno stitico nel momento della liberazione e mi risponde: “no, no, nooo ... qui la colazione viene servita dalle 9 in poi. Qui tutta la vita inizia alle 9”. Chiuso argomento, per cui nonostante ci siamo alzati alle 7 per via degli scompensi dei fusi orari, non ci resta che andare a fare due passi per Hanga Roa nell’attesa delle fatidiche ore 9. E ahimé, Oscar aveva proprio ragione. In giro per il “centro” (trattasi di una via principale con un paio di laterali) ci sono solo cani. Si perché qui sull’Isola di Pasqua gli esseri viventi più numerosi sono i cani, seguiti dai cavalli e poi dalla razza umana. Sono tranquilli salvo qualche azzuffata fra loro ogni tanto

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