Borneo, Komodo, Papua: primati, draghi e argonauti del Pacifico Occidentale

Un viaggio sulle tracce di oranghi, primati, draghi e tribù primitive... il tutto organizzato in completa autonomia

  • di cimolais
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Ciao a tutti, questo è il racconto del nostro viaggio tra Borneo, arcipelago di Komodo e Irian Jaya (Papua) dal 21 maggio al 07 giugno 2013 sulle tracce di oranghi, primati, draghi e tribù primitive; il tutto è stato organizzato in completa autonomia con il supporto di un’agenzia locale che ci ha fornito i giusti suggerimenti, appoggi per il disbrigo delle procedure burocratiche e contatti per il reperimento di guide e porters; il costo complessivo è stato di circa 7000 euro, tutto compreso per due persone.

Ciao a tutti, questo è il racconto del nostro viaggio tra Borneo, arcipelago di Komodo e Irian Jaya dal 21 maggio al 07 giugno 2013 sulle tracce di oranghi, primati, draghi e tribù primitive; il tutto è stato organizzato in completa autonomia con il supporto di un’agenzia locale che ci ha fornito i giusti suggerimenti, appoggi per il disbrigo delle procedure burocratiche e contatti per il reperimento di guide e porters; il costo complessivo è stato di circa 7000 euro, tutto compreso per due persone.

21-22 MAGGIO: VENEZIA-DOHA-JAKARTA

Pronti per la partenza! La ricerca dei voli su internet ha premiato Qatar Airways, una compagnia con cui abbiamo già volato altre volte e che ci ha sempre soddisfatto ampiamente, sia per la qualità dei servizi a bordo, che per la competitività delle tariffe.

Partiamo nel pomeriggio da Venezia alla volta di Doha, dove arriviamo attorno alle 23: l’aeroporto di Doha è un vero hub intercontinentale, molto trafficato ma estremamente efficiente e funzionale, in cui si viene indirizzati alla propria destinazione seguendo i pittogrammi in base al colore della boarding pass: per chi come noi ha un transfer di media-lunga attesa il colore di riferimento è il giallo.

A Doha ci sentiamo un po’ come a casa e raggiungiamo senza indugi la zona relax, uno spazio gratuito dedicato, con poltroncine reclinabili, coperte e cuscini, a cui si accede gratuitamente esibendo la boarding pass all’ingresso; se invece volete investire qualche decina di dollari c’è anche la possibilità di accedere all’Orix Lounge, una vasta sala di attesa dotata di comode poltrone, con open bar 24 ore al giorno e sicuramente più silenziosa del resto dell’aeroporto.

La notte trascorre tranquilla e, dopo l’immancabile colazione da Costa, ci avviamo al nostro gate per la partenza: l’aereo è pieno, in larga parte di indonesiani piuttosto indisciplinati che mettono a dura prova la pazienza delle hostess, ma trascorre senza noia grazie al sistema di entertainment di bordo che garantisce accesso ad un numero illimitato di film, giochi e programmi tv, spesso anche in lingua italiana.

Arriviamo puntuali alle 22 a Jakarta, dove sbrighiamo le procedure burocratiche relative al visto di ingresso in Indonesia (costo 25 USD), ritiriamo i nostri bagagli immersi in una specie di bolgia dantesca che costituirà il primo piccolo assaggio delle nostre vicissitudini aeroportuali in questo viaggio, e andiamo a fare la nanna nell’hotel dell’aeroporto, ubicato nel terminal degli arrivi internazionali. Domani infatti dovremo prendere il primo volo alle 7 per Pangkalan Bun, nostro approdo in Borneo, e non avrebbe avuto molto senso andare a dormire in città per poche ore. L’hotel è il tipico soggiorno da aeroporto, nulla di eccezionale, ma comodo, pulito e soprattutto vicino alle partenze.

23 MAGGIO: JAKARTA-PANGKALAN BUN-TANJUNG HARAPAN

Sveglia alle 5, colazione e pronti per iniziare l’avventura in Borneo; ci spostiamo in taxi al terminal dei voli domestici e andiamo al nostro check in: oggi voliamo con Kalstar, una delle numerose compagnie aeree indonesiane che svolgono decine di voli interni tra le mille isole, raggiungendo luoghi assolutamente sconosciuti e dai nomi impronunciabili. Le operazioni di imbarco ci regalano le prime perle da ricordare nell’enciclopedia dell’aviazione indonesiana: passiamo due controlli con metal detector in cui nessuno viene fermato nonostante suoni in continuazione, nei nostri zaini c’è il necessario per essere arrestati per terrorismo in un qualunque aeroporto europeo, ma qui nessuno pare interessato; arrivati al bancone del check in, consegniamo il nostro e-ticket ad un simpatico signore che improvvisamente sparisce con la nostra ricevuta e ricompare trafelato dopo un buon quarto d’ora dicendoci che non può stampare i nostri biglietti perché tutte le stampanti sono guaste e quindi ci lascerà un foglio compilato a mano da presentare alle hostess. Nell’attesa che vengano compilate queste benedette ricevute, osserviamo le operazioni di registrazione degli altri passeggeri: il concetto di bagaglio eccedente non è preso in considerazione e ognuno tenta di caricare a bordo almeno 3-4 colli, ma anche in questo caso, nessuno batte ciglio; l’unico caso in cui avviene una discussione è per impedire ad un ragazzo in ciabatte e costume da bagno di caricare nel bagaglio a mano una sega elettrica (giuro!)

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