Tra la cucina dell'inferno e le nevi del Kilimangiaro

Viaggio fai da te nei parchi del Kenya

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  • di glenngould
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Per un divoratore compulsivo di documentari naturalistici il sogno di essere, almeno una volta nella vita, nella savana, seduti su un pulmino dal tettuccio apribile anziché sprofondati nel divano del salotto di casa, si materializza improvvisamente quando tra le pubblicità che saltano fuori mentre navighi in rete compare la magica promozione della Turkish che ti manda in mezzo mondo con appena 500 euro.

Dopo un rapido esame delle varie mete possibili, io e la mia compagna prendiamo un volo per Mombasa. Sogniamo l'Africa, siamo abbastanza al risparmio e crediamo che col fai da te ce la caveremo con un'inezia. Pensiero sconsiderato: se sei un turista e non sai come muoverti in Africa paghi anche per respirare; ce ne rendiamo conto quando, acquistato il biglietto, inizia su Internet la ricerca forsennata dell'itinerario migliore per i pochi giorni che abbiamo a disposizione. Vorremmo vedere tutto, e rilassarci anche un po' al mare; motivo per il quale prendiamo anche un volo da Mombasa a Zanzibar, dove passeremo qualche giorno in un posto dove il mare, stando ai racconti di chi c'è stato, è molto meglio di quello di Malindi e Watamu.

L'organizzazione del safari è la cosa più difficile da qua, con quotazioni astronomiche, dovute anche alle altissime tasse di ingresso giornaliero ai parchi e alle sistemazioni nei resort, unica possibilità.

Alla fine si parte, con qualche prenotazione fatta su Internet e poco altro. Io sono soprattutto curioso di capire perché per spostarsi da un posto all'altro ci vogliono ore anche se sulla mappa i chilometri sembrano pochissimi.

24 MARZO

Arriviamo a Mombasa alle 6.00, in perfetto orario, e soprattutto in tempo per vedere il passaggio dal buio ai colori spettacolari dell'alba. Ci aspetta un autista, Mr. Francis, contattato da Roma via web, che ci porterà a Malindi dove saremo costretti nostro malgrado a passare la notte perché il safari parte da lì. Sulla strada ci fermiamo a Gede, dove siamo i soli a visitare le rovine di un'antica città Swahili sopraffatta dalla foresta, e abitata solo dalle scimmie. Posiamo i bagagli a Malindi e ci fermiamo a mangiare in un posto frequentato da locali, dove ci porta l'autista. Il cibo consiste, quasi ovunque, in qualche pezzo di carne accompagnato da une generosa porzione di riso. Dopo esserci rifocillati, partiamo alla volta di Marafa, una straordinaria sinfonia di roccia calcarea che da sola vale il viaggio. La chiamano Hell's Kitchen, la 'cucina dell'inferno': un'antica leggenda racconta che una famiglia della zona, ricchissima, aveva così tante mucche che col latte ci si lavavano. Dio per punizione li fece sprofondare qui, in questa depressione dove le temperature sono torride anche per l'Africa equatoriale. L'arenaria è scolpita in meravigliose formazioni, guglie, pinnacoli, gole, burroni. La strada per arrivare è uno sterrato di chilometri, nonostante sulla mappa sia raffigurata come una vera strada! Quando piove sembra un miracolo che le ruote della macchina non rimangano impantanate. Scopriremo che la maggior parte delle strade, in Kenya, sono così.

Per arrivare l'autista deve chiedere informazioni ad ogni passante. E i passanti ci sono, tanti, coloratissimi, in mezzo al nulla, davanti chilometri di sabbia da percorrere. Le donne in particolare sfoggiano abiti meravigliosi, e vanno sempre da qualche parte, spesso con un grosso recipiente sulla testa. Anche l'autista è sorpreso da Marafa, che non aveva neanche mai sentito nominare. ci riporta a Malindi, lasciandoci in spiaggia. E' pomeriggio, e approfittiamo dell'ultima luce per fare una passeggiata sulla spiaggia e un bagno

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