Vacanze lucane

Una settimana in Basilicata, fra mare e montagna
Scritto da: letisutpc
vacanze lucane
Partenza il: 12/07/2020
Ritorno il: 19/07/2020
Viaggiatori: 2
Spesa: 500 €

Durante i lunghi mesi del lockdown mai avremmo pensato di poterci concedere una vacanza estiva.

Se si potrà – ci dicevamo “sceglieremo un posto isolato, lontano da tutto e da tutti!

Per caso abbiamo visto una foto di Pietrapertosa, ce ne siamo innamorati e ci abbiamo costruito attorno le nostre vacanze estive 2020.

Organizzazione:

Alloggio: ci siamo rivolti come sempre a Booking, prenotando appartamenti per 1 notte a Matera e per 5 a Pietrapertosa: in entrambe le strutture la permanenza è avvenuta nel pieno rispetto delle norme anti-Covid.

Viaggio: ci siamo mossi anche qui nel modo più sicuro, con la nostra auto.

Guide: Lonely Planet Matera e Basilicata, più tante informazioni trovate on line, nei diari di viaggio di “Turisti per caso” e su un sito su tutti, Basilicatadavedere.com.

Giorno 1: Sassi, sempre sassi, fortissimamente sassi

L’incontro con Matera è stato amore a prima vista, nonostante le 6 ore di viaggio e qualche difficoltà per arrivare in prossimità del b&b, che si trova proprio all’interno del Sasso Caveoso.

L’auto l’abbiamo affidata ad un parcheggio indicatoci dallo stesso b&b: avremmo potuto lasciarla anche per strada, agli inizi di luglio parcheggi liberi se ne trovano facilmente, diciamo che abbiamo preferito una comodità in più.

Dalle finestre della nostra stanza la vista è spettacolare, quindi, tempo di un veloce riposino e, con in mano la cartina fornita dalla nostra host Teresa, partiamo: siamo proprio curiosi di scoprire se il titolo di capitale mondiale della cultura, di cui Matera si è orgogliosamente fregiata nel corso dello scorso anno, sia meritato o meno.

In pochi minuti siamo in piazza Vittorio Veneto: ad accoglierci, l’enorme elefante di Dalì, le cui opere, disseminate per le vie cittadine, hanno fatto da cornice alle celebrazioni del 2019.

La piazza è di forte impatto, dominata dal maestoso Palazzo dell’Annunziata, ex convento settecentesco oggi sede del cinema, della biblioteca provinciale e, all’ultimo piano, dell’Annunziata caffè, dalla cui terrazza pare si goda di una vista spettacolare.

Non è da meno, ve lo assicuro, anche la vista dal belvedere della piazza: il candore delle casette appiccicate una all’altra, i vicoli che scendono e salgono, i balconi fioriti… tutto vi rapirà all’istante.

Al centro della piazza il Palombaro lungo, enorme cisterna realizzata nel 500 come riserva idrica della città, capace di contenere fino a 5 milioni di lt di acqua! Considerati i grossi problemi di approvvigionamento idrico di tante città, Matera fin dall’antichità si è dimostrata all’avanguardia e questo è stato un punto a suo favore per ottenere il riconoscimento Unesco.

Naturalmente è possibile visitare questa enorme cisterna, noi però non l’abbiamo fatto, preferendo proseguire lungo “il Piano”, questo è il nome del quartiere che comprende oltre a piazza Vittorio Veneto anche via del Corso e via Ridola, anime dello shopping materano. Arriviamo alla chiesa barocca di San Francesco: sulla omonima piazza un’altra scultura di Dalì, una figura femminile su un pianoforte dalle sembianze umane. Ad attirare la nostra attenzione è ora la chiesa del Purgatorio, all’inizio di via Ridola, un’apoteosi di teschi, scheletri ed immagini macabre. Al momento è chiusa, scopriremo che apre solo in occasione di mostre temporanee organizzate al suo interno, un vero peccato non poterla visitare.

Su via Ridola si trovano anche il Museo archeologico nazionale e, proprio sul fondo, Palazzo Lanfranchi, sede del museo di arte medievale e moderna e del centro Carlo Levi: chi ci conosce sa quanto amiamo visitare i musei, ma, col poco tempo a disposizione, preferiamo andare alla scoperta di altri aspetti artistici che ci incuriosiscono maggiormente. Una sosta d’obbligo è sulla Piazzetta Pascoli, altro belvedere mozzafiato: la vista, questa volta, spazia sul Sasso Barisano e sulle magnifiche chiese rupestri verso cui ci dirigiamo pieni di aspettative.

Un’ultima nota su questa piazza: quando Palazzo Lanfranchi era una scuola, Giovanni Pascoli, fresco di laurea, vi insegnò latino e greco, dal 1884 al 1886. Chissà quanto ci mise ad arrivare qui, dalla Romagna solatia, il giovane e talentuoso professorino!

Salendo e scendendo per vicoli strettissimi, ci ritroviamo nel cosiddetto cimitero barbarico, una necropoli a cielo aperto con tombe di epoca longobarda scavate nella roccia. Di fronte, una vista spettacolare sulla Murgia. Scendiamo ancora un po’ ed eccoci davanti a Santa Maria delle Malve, la prima delle chiese rupestri, vanto di questa città. Al prezzo di 7 € a persona è possibile acquistare un biglietto cumulativo per vedere 3 chiese rupestri, non necessariamente nella stessa giornata.

Beh, se non ne avete mai vista una, questa vi stupirà con i suoi grandi affreschi dipinti fra l’XI e il XVII secolo, dal forte richiamo all’iconografia greco-ortodossa. Incredibile pensare che questo luogo sia stato usato come abitazione, fino agli anni 60 del secolo scorso! Fra le rocce che circondano la basilica spuntano le tante piante di malva da cui ha preso il nome. Arrampicandoci ancora un po’ fra le stradine raggiungiamo il Convicinio di S. Antonio, complesso di ben 4 chiese rupestri, chiuso per restauri.

Adesso è ora di scendere per arrivare a Santa Maria de Idris, che si trova sullo sperone roccioso del Monterrone, sormontato da una croce di ferro visibile anche da lontano. Il complesso è formato da 2 chiese: santa Maria de Idris e San Giovanni in Monterrone, unite da uno stretto cunicolo. Le immagini dei santi e delle madonne sono tutte molto espressive e di grande suggestione.

Lasciandoci alle spalle queste meraviglie scendiamo fino a raggiungere Piazza S. Pietro Caveoso, affacciata sulla Gravina: l’omonima chiesa è l’unica non scavata nella roccia. Per i cinefili, segnalo che la scena iniziale di “L’uomo delle stelle” di Tornatore fu girata proprio in questa piazza.

Passeggiamo piacevolmente in un’alternanza di vicoli stretti e strade più larghe, tira un po’ di vento, la gente è poca, l’ideale.

Ci fermiamo in una bottega di timbri per il pane, poi davanti a finestre, scale e scalette, accompagnati dalla musica soft che esce dai ristorantini che si stanno preparando ad accogliere gli ospiti per la cena. A tale proposito, decidiamo di uscire dai Sassi: la sensazione provata è quella di uscire da un mondo fatato, ve lo assicuro! Nostra meta è la trattoria Lucana, dove personale gentilissimo ci serve i piatti della tradizione, semplici e saporiti.



    Commenti

    Lascia un commento

    Basilicata: leggi gli altri diari di viaggio