Uno scrigno chiamato Bretagna

La Bretagna, luogo di cultura, tradizioni e leggende celtiche divisa tra l’Armor e l’Argoat, dove la forza della natura è padrona.
Scritto da: leonardomaura
uno scrigno chiamato bretagna
Partenza il: 31/07/2013
Ritorno il: 07/08/2013
Viaggiatori: 2
Spesa: 500 €

Oggi perlustriamo i dintorni di casa, a pochi km c’è una bella cittadina, Paimpol. Visitiamo l’Abbaye de Beauport una chiesa gotica priva del tetto, assomigliante alla nostra San Galgano ma più grande. Proseguiamo alla scoperta della costa cominciando da Ploumanac’h, sulla costa di granito rosa, l’impatto richiama un paesaggio a noi conosciuto, la Sardegna. Approfittiamo del sentiero che percorre tutta la costa Bretone, il Randonnée GR34 che da Mont-Saint-Michel arriva al Golfe du Morbihan, percorrendo 1600 km di costa, che in questo tratto prende il nome di sentiero dei Doganieri. In un tratto di circa 6 km si ammirano un susseguirsi di calette e scorci molto suggestivi, lo percorriamo soprattutto perché siamo alla ricerca della famosa casetta tra le rocce che dicono non sia facile trovare, poiché il proprietario ha chiesto all’ente del turismo di non pubblicizzarla. La morfologia ci fa pensare che sia qui vicina ma ci sbagliavamo infatti abbiamo visto tante belle case e casette ben localizzate ma non quella. Rileggendo i nostri appunti ci accorgiamo che il posto esatto si chiama Castel Meur e lì finalmente troviamo la mitica casetta, immortalata per la prima volta da un camminatore giapponese che percorrendo il Randonnée GR34 si è imbattuto in questo pittoresco scenario. Pubblicata la foto è divenuta in poco tempo il simbolo della Bretagna suscitando l’ira del proprietario che si è ritrovato da un luogo solitario a un luogo di pellegrinaggio. Al rientro alla ricerca di un luogo dove cenare ci imbattiamo casualmente in Tréguier , petites cités de caractère, borgo di origine vescovile che conserva ancora la sua identità medioevale, come spesso accade questi piccoli gioielli architettonici ricchi di piazzette e vicoli ci regalano visuali indimenticabili. Scelta la creperie ci immergiamo nei piaceri della cucina bretone assaggiando le prime gallette e bevendo sidro.

Giorno 4

Intera giornata dedicata alla visita dell’isola di Bréhat, la Lonely Planet la descrive come un luogo solitario con poche abitazioni, senza auto e consiglia di portarsi i viveri perché non ci sono luoghi di ristoro. In verità la parte sud è piena di case ben fatte secondo l’architettura bretone, con piacere si percorrono viuzze che serpeggiano tra le recinzioni. Al porto, oltre a due locali dove mangiare, c’è la possibilità di noleggiare le bici ma per l’80 % sono salite pertanto è molto meno faticoso e rilassante visitarla a piedi. Un altro posto dove mangiare lo troverete all’estremità dell’isola.

Giorno 5

Destinazione Finistère, (Penn-ar-Bed in lingua bretone) dal nostro campo base sono 231 km che interrompiamo facendo una sosta al Calvario di Guimiliau la guida lo riporta come uno dei piu’ belli della Bretagna, sicuramente è molto suggestivo. Alle 12:00 siamo a Finistère esattamente a Pointe du Raz un promontorio che si affaccia sul Mer d’Iroise, considerato idealmente il lembo di terra più ad ovest dell’intera nazione, isole escluse. Lungo la strada che abbiamo percorso l’impressione che ne abbiamo tratto è che paesaggisticamente forse è piu’ interessante la parte nord-est, dove le abitazioni hanno mantenuto un architettura piu’consona con il passato, mentre in queste latitudini compaiono qua e in là alcuni palazzacci, mostri architettonici che sviliscono il paesaggio. Pointe du Raz è molto ventosa specie se ci si avventura sulle propaggini delle scogliere comunque è caratterizzata dal fascino che normalmente viene attribuito a questi luoghi. Proseguiamo la nostra visita per la fascinosa Pont-Aven descritta come città ricca di mulini a vento; è uno dei villaggi più incantevoli della Bretagna, tanto da diventare nel passato rifugio per gli artisti parigini in fuga dal chiasso della città e alla ricerca dl’ispirazione rurale, primo fra tutti Paul Gauguin. In cerca degli scorci che hanno dato vita ai capolavori artistici, facciamo prima una sosta casuale a Pont-Croix cittadina facente parte del circuito delle petites cités de caractère e anche qui ci colpisce la chiesa gotica e un mercatino dell’antiquariato e vintage ricco di merce interessante e inesorabilmente acquistiamo qualche pezzo per il nostro guardaroba. Proseguendo raggiungiamo Pont-Aven che sono le 17:00, km percorsi 300 di solo andata. Nella cittadina c’è una festa patronale in costume bretone con le donne che indossano le tipiche cuffie. Possiamo assistere a balletti e canti, il paese è carino ma non all’altezza delle attese, anche se è ingiusto giudicare un posto in poco tempo. Per cena puntiamo su Concarneau, una piccola Saint-Malo. Grazie al fatto il tramonto non avviene prima delle 22:30 possiamo visitarla ancora con la luce e cercare una taverna per la cena. Rientro con ansia per la benzina in quanto tutti i benzinai aperti hanno il self-service ma non accettavano la carta di credito. Totale km percorsi 600, sfiniti ci ficchiamo a letto e con il senno di poi forse non valeva la pena arrivare così lontano, ci è piaciuta molto di piu’ la Bretagna della zona vicino a casa ma volevamo vedere Finistère.

Giorno 6

Il programma prevede visita di Cap Fréhel, Fort-la-Latte, Erquy, Dinard ,Dinan e Léhon totale km previsti e percorsi 257 tanto per non perdere l’allenamento. Prima destinazione Cap Fréhel, côte Émeraude (prende il nome dell’acqua verde smeraldo) un luogo sorprendente. Spiagge selvagge, mare smeraldo, un santuario degli uccelli, dopo una breve perlustrazione ci rendiamo conto, che possiamo raggiungere Fort-la-Latte a piedi. La mappa di Google ci dice 4 km a tratta, i cartelli indicano 1,15h, la guida parla di 6 km, il tempo è molto incerto ma considerato che la giornata è ancora lunga e il giorno passato abbiamo percorso 600 km in auto decidiamo di fare questo piccolo trekking. Il percorso è buono e gli scorci suggestivi a metà percorso però una leggera pioggerellina ci accompagna per un po’ ma poi per fortuna ci grazia visto che non avevamo preso nessun tipo di protezione contro la pioggia. Fort-la-Latte è una fortezza molto suggestiva a picco sul mare, dove un fortissimo e dispettoso vento rende instabile il cammino tra i passaggi dei ponti levatoio e in particolare l’ascesa alla torretta di avvistamento, tanto da far desistere quasi tutti i visitatori, in quanto molto esposta. Ripartiamo avendo speso 3 ore, a malincuore decidiamo di saltare Erquy e dirigersi direttamente a Dinard perlustriamo la città in lungo e in largo fotografando le classiche tende a rigoni che i bretoni utilizzano per ripararsi dal vento, fino ad arrivare alla fine di una piacevole passeggiata da cui ti trovi di fronte Saint-Malo, foto di rito. La terza tappa è Léhon, piccolissima perla bretone, a 1 km da Dinan che conserva ancora intatta la sua atmosfera medioevale tanto da rientrare tra i luoghi che si possono forgiare dell’appellativo di “petites cités de caractère”; all’imbrunire visita di Dinan con le sue caratteristiche casette medioevali, cena e rientro. Consiglio: se siete a Dinan non perdete assolutamente Léhon. Giorno 7 Penultimo giorno di vacanza, decidiamo di non allontanarci troppo dal campo base, prima puntata Paimpol.

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Ostriche a Cancale

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Honfleur

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Mont Saint Michel

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Ile de Brèaht

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Facce bretoni

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La casina tra le rocce

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Saint Malo

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