Lambratesi in thailandia

19 luglio- Bangkok Infine sono arrivato. I mesi scorsi sono sgocciolati trasformandosi in settimane, giorni, qualche ora di aereo stropicciato in seconda classe. Clima all'arrivo: afa insopportabile, smog, insomma, niente di nuovo rispetto ad un normale agosto a MIlano. L'autobus dall'aeroporto mi scarica direttamente in Khao San Road, enclave di...
Viaggiatori: fino a 6

19 luglio- Bangkok Infine sono arrivato. I mesi scorsi sono sgocciolati trasformandosi in settimane, giorni, qualche ora di aereo stropicciato in seconda classe. Clima all’arrivo: afa insopportabile, smog, insomma, niente di nuovo rispetto ad un normale agosto a MIlano. L’autobus dall’aeroporto mi scarica direttamente in Khao San Road, enclave di guest house, negozietti e turiste scollacciate. Prendo una camera modesta alla Sawasdee House, a circa 4 euro a notte. La stanza, con l’indispensabile fan (ventilatore) è ridotta all’essenziale, i bagni sono in comune ma tenuti bene, il panorama non proprio stupendo. Ma mi piace quest’atmosfera da ostello, da centro di smistamento di giovani occidentali in cerca di esotismo. Inoltre il bar ristorante, che si affaccia in Soi Rambutree, è abbastanza caratteristico e movimentato. Mi piace affacciarmi a fumare dalla finestra del corridoio e vedere gente che passeggia nella strada sottostante, anche ad ora tarda.

Bangkok (o Khrung Thep, come la chiama chi vuole atteggiarsi ad esperto dei luoghi, nel qual caso dovrebbe chiamarla col suo vero nome, che è Krung Thep Mahanakhon Amon Rattanakosin Mahinthara Ayuthaya Mahadilok Phop Noppharat Ratchathani Burirom Udomratchaniwet Mahasathan Amon Piman Awatan Sathit Sakkathattiya Witsanukam Prasit) beh, è una metropoli orientale confusa e visionaria, ma tutto sommato coerente, sudata e affollata ma con dignità. Gli abitanti sono generalmente affabili, a volte sconfinano nella molestia nel tentare di vendervi qualcosa, ma in generale si può girare abbastanza tranquillamente. Sembra lontana la sinistra ombra della violenza che di solito si accompagna alla povertà, come ad esempio nelle metropoli sudamericane. Tradizione e progresso in un mix abbagliante, bonzi in fila ad un bancomat, punkabbestia, guidatori di tuk tuk che vi vogliono portare a qualche ping-pong show, sarti indiani, routard di lungo corso. Non è raro vedere gente che dorme per strada, anche (forse soprattutto) di giorno. Il costo della vita è irrisorio per un occidentale. Oggi mi sono sentito un po’ solo, nonostante in serata abbia conosciuto una coppia di olandesi. Sarà lo spaesamento dell’arrivo. In piena notte, rosolavo nel letto per il caldo e ho deciso di scendere a fare due passi in strada. Ho acquistato da un ambulante un cartoccio di “mix croccante”, composto da locuste, camole, rane, grilli ed uno scarafaggio gigante. Sbocconcello un po’ le cosce delle cavallette, poi lascio perdere. Ho già capito che voler prendere precauzioni igieniche in Thailandia è come voler nuotare senza bagnarsi.

20 luglio- Bangkok Mi sono svegliato praticamente all’alba, il tempo di una doccia fresca e di una tazza di te e sono uscito. La meta era il tempio enorme di Wat Salamadoi, ma siccome era troppo presto mi sono fatto un giro per un mercato di bancarelle. Odori speziati carichi di un sentore di marcescenza; ero l’unico “falang” nei paraggi. Ho mangiato uno spiedino di credo (spero) pesce, mentre una pantegana passeggiava indisturbata fra i venditori. Dopo il Buddha di smeraldo, mi concedo una scorrazzata in tuk tuk, una cena nella luccicante Patpong, qualche acquisto di ricordini per amici e parenti.

21 luglio – In viaggio verso le isole Dopo una nottata pressochè insonne, ho fatto una passeggiata mattutina in Khao San. Qui pullulano piccole agenzie di viaggi e tour operator vari. Di solito tento di evitare intermediari, ma quando leggo che per poco più di 5 euro appoggiano le mie scarne chiappe sulla sabbia dell’isola di Koh Chang, mi lascio convincere. La mia guida ne parla bene, sembra un’isola con dei bei posti ancora non interamente sacrificati al turismo di massa. Sul pullman, un viaggio durato 7 ore quando in moto ne avrebbe richieste un paio andando piano, ho conosciuto un altro ragazzo olandese, Koen, che mi sembra abbastanza esperto di queste zone. Infatti vaneggia di arrivare, dopo Koh Chang, direttamente in Cambogia, passando per zone che sulla mia mappa sono segnate a foresta. Dopo un po’ di attesa, ci siamo imbarcati. Inutile dire che la puntualità in Thailandia è molto elastica, ma essendo italiano sono vaccinato. Ora sono sul traghetto, il mare è un tappeto nero, ci si potrebbe camminare sopra. Il tramonto è da cartolina, con immancabile stormo di uccelli che si staglia contro il sole arancione. La solitudine di ieri sembra svanita.



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