Eolie, Sicilia Orientale e Valle dei Templi

Un viaggio di cultura, mare e buona cucina tra isole Eolie, Etna, Taormina, Siracusa, Noto, Modica e Ragusa
Scritto da: lurens55
eolie, sicilia orientale e valle dei templi
Partenza il: 01/07/2013
Ritorno il: 20/07/2013
Viaggiatori: 2

Viaggio Tour Sicilia Orientale + Eolie e Agrigento

1-20 Luglio 2013

Partecipanti. Io e Franca

 

Prologo:

Come sempre organizzare il viaggio è un vero e proprio lavoro. Ore a esaminare siti internet, confrontare prezzi e servizi, leggere recensioni, fare telefonate. Partendo da Torino, è un viaggio piuttosto lungo da fare in macchina, così cerchiamo soluzioni alternative per fare meno chilometri di strada. C’è un traghetto della Siremar che parte la sera da Napoli e arriva a Lipari la mattina seguente (2 persone + auto da mt 4.5 costa 282 € con la cabina). Per entrare a Lipari con l’auto è necessaria una prenotazione alberghiera di minimo una settimana e ci vuole la dichiarazione dell’hotel.

Come sistemazioni abbiamo utilizzato B&B e agriturismi e i costi sono stati contenuti.

Un viaggio in auto che ha toccato l’isola di Lipari, l’isola di Vulcano, l’Etna, Taormina, la Riviera dei Ciclopi (Acireale, Aci Trezza, Aci Castello), Siracusa, la zona barocca (Noto, Modica, Ragusa) e, infine, la Valle dei Templi e le spiagge vicine. Un viaggio di cultura, mare e buona cucina

Lunedì 01-07-13

Si punta il navigatore su Cercola (NA) Viale Buonanno 10, dove ha sede il nostro hotel Relais Villa Buonanno. Dobbiamo fare circa 900 Km. Prendiamo la A21 (AT-AL), poi la A26 per GE, poi FI, Roma e finalmente usciamo al casello di Napoli pagando ben €65.20! Il viaggio Torino-Napoli tra gasolio e autostrada è costato 150€.

Lungo i 900 km di strada siamo incappati in circa 30 cantieri!

Usciti dall’autostrada, abbiamo preso una specie di tangenziale. Sul bordo della strada c’è una quantità impressionante di sacchetti di immondizia. Ma la gente si porta i sacchetti di monnezza in auto per mollarli in tangenziale!? Incomprensibile.

Il navigatore con sicumera ci indica un percorso un po’ tortuoso finchè ci troviamo in una stradina stretta che diventa sempre più stretta e da cui non si arriva in Viale Buonanno. Forse le mappe della zona sono state fatte un po’ alla “napoletana”. Cmq. ci troviamo di fronte l’entrata di servizio dell’hotel. Suoniamo e ci aprono. Percorriamo un vialetto e sbuchiamo nel parcheggio. Ce l’abbiamo fatta! L’albergo è bellissimo. Ci sono ampi saloni comuni arredati con gran buon gusto. Un giardino curatissimo. Purtroppo è in una zona piuttosto sgarrupata, a parte alcune ville di recente costruzione (tra cui una che ha all’ingresso una statua di Padre Pio a grandezza naturale e fuori appeso un minaccioso cartello che diffida, giustamente ma con linguaggio molto colorito, dal far defecare i cani nei pressi della villa).

Approfittando della connessione a I/net cerchiamo una pizzeria in zona. A 200 mt. dall’hotel ha sede quella che è al n. 1 su Tripadvisor: Ristorante del Pino. Ci facciamo una bufalina con filetti di pomodoro, un pezzo di babà, un pezzo di pastiera e un pezzo di cheese cake.

Una curiosità di questo ristorante è che tutto il personale, una dozzina di persone tra camerieri, pizzaioli e cuochi), è maschile. Una cosa del genere fino ad ora l’avevo vista solo nei paesi arabi.

Due passi per digerire e poi a leggere nel bellissimo patio dell’hotel.

Martedì 02-07-13

Dopo una colazione di qualità normale (visto l’hotel pensavamo che ci sarebbe stato un buffet più curato e ricco) ci siamo avviati verso Capodimonte per visitare il Museo allestito all’interno del Palazzo Reale. Facciamo così un primo assaggio del caos automobilistico, motociclistico, scooteristico e pedonale di Napoli. Guidare per Napoli è un’esperienza elettrizzante. Non ci si annoia minimamente. Ogni ora di guida a Napoli è un mese in meno di vita a causa dello stress.

Evitando una decina di collisioni arriviamo nei pressi del parco e troviamo un parcheggio gratuito.

All’ingresso del Parco c’è un cartello che vieta di introdurre palloni nel parco. Davanti a noi ci sono due ragazzini con 2 palloni molto ben visibili e i guardiani all’ingresso non hanno detto nulla. Dentro il parco di ragazzini che giocano a palla ce n’è una caterva. Dato che i ragazzini che giocano a palla non danno fastidio a nessuno, perché mettere un cartello di divieto, che tanto non viene fatto rispettare? Per generare la convinzione che dei divieti uno se ne può fottere? Molto più intelligente non metterlo.

Il parco è una meraviglia, con alberi secolari giganteschi. Anche il palazzo, imponente, è molto ben restaurato. Entriamo (bigletto €7.50, insegnanti 3.75, audiogiuida €5, ma fanno la svendita e la propongono a 3.50).

La maggioranza dell’esposizione consiste in dipinti di arte sacra. La parte dedicata alle porcellane consiste in sole due sale. Vale la pena in ogni caso visitare il museo anche per vedere l’interno del palazzo restaurato veramente molto bene.

Da Capodimonte ci dirigiamo verso il porto, perché i biglietti della Siremar comperati su internet devono essere “convertiti” in un apposito ufficio al porto. Qualunque biglietto che comperi su internet lo stampi e basta, invece la Siremar preferisce rendere le cose complicate. Da Capodimonte al Porto è un incubo. Il traffico è impressionante e il TomTom non sa che certe vie sono chiuse al traffico per lavori. Così giriamo un bel po’ a vuoto finchè troviamo delle classiche indicazioni stradali che indicano il porto. Con non poca fatica trovo la biglietteria e converto il biglietto.

Per far arrivare l’ora dell’imbarco decidiamo di andare in “coppo a Posillipo”. Il navigatore indica una strada che improvvisamente, senza nessuna segnalazione preventiva, è chiusa per lavori. Così si torna indietro e si costeggia il mare e arriviamo a Posillipo alla faccia del traffico e degli ingorghi. Trascorriamo qualche ora leggendo in un fresco giardino con vista su Capri e il Vesuvio (e un livello di sporcizia vergognoso). Qui il parcheggio è pure gratuito, mentre lungo il mare costa 3€ l’ora e nelle vie più interne 2€/h.

Alle 17.45 partiamo per raggiungere il porto. La distanza è 6.5 km. Facciamo i primi 5.5 km in circa 15 min. L’ultimo km vicino al porto in 20 min. con scooter e motorini che ancora un po’ passano sul cofano.

Trovare l’ingresso del porto di Napoli è stata un’impresa non da poco, perché non ci sono indicazioni. Il porto si vede bene, ma non si capisce da dove si entri. Finalmente un tizio mi indica l’ingresso, ma una volta entrati non troviamo indicazioni per il molo della Siremar. Giriamo un po’ a naso e chiedendo troviamo finalmente la nostra nave. Una bagnarola che ricorda la Tassili (vedi diario Sahara). Saliti a bordo scopriamo che la disorganizzazione regna sovrana. Per ritirare le chiavi delle cabine c’è da fare una coda lunghissima nonché incomprensibile, visto che la cabina è assegnata già sul biglietto. Per ingannare l’attesa facciamo cena con una eccellente mozzarella di bufala, arrosto e sfogliatella riccia. Poi bighelloniamo per la nave e finalmente verso le 20.30 (cioè un’ora e mezza dopo essere saliti) la coda è quasi esaurita.

La cabina è in linea con il resto della nave. Cioè scarsina.

Mercoledì 03-07-13

Dato che il primo scalo della nave è a Stromboli alle 5.40, verso le 5 svegliano tutti con un fragoroso annuncio urbi et orbi (tra l’altro tutti gli annunci sono rigorosamente in italiano; non una parola in inglese nonostante la presenza di stranieri a bordo). Visto che siamo svegli andiamo sul ponte a vedere Stromboli all’alba. Molto suggestiva. Macchie di verde emergono dal nero della lava e dalla sommità un filo di fumo bianco sale verso il cielo. Il paese, in basso sulla costa, è un agglomerato di case prevalentemente di colore bianco che contrasta con il nero intenso della spiaggia.

La cosa curiosa è stata vedere scendere dal traghetto un paio di auto, visto che la rete stradale dell’isola sarà 3 o 4 km in totale.

Visto che il bar della nave è aperto prendiamo un cappuccino slavato e un croissant di qualità discutibile (3€, offerta “dolce risveglio”). Anche questo è in linea con la qualità SIremar. La nave fa poi una sosta a Ginostra, dall’altro capo dell’isola. A Ginostra si scende solo a piedi. Dal porticciolo c’è una mulattiera che sale verso delle casette. Un posto molto selvaggio. Il mezzo di trasporto è l’asinello.

Lo scalo successivo è Panarea (h. 7:30) poi Salina (h. 8:30) e finalmente Lipari (h. 9:30).

In realtà arriviamo con una mezz’ora di ritardo. Le operazioni di sbarco sono cmq abbastanza veloci. Percorriamo la strada litoranea verso la frazione Acquacalda e alle 11 siamo sistemati nel Residence Acquacalda in una camera con piccolo terrazzino, arredata con mobili semplici, ma molto graziosa. Nel paese, a parte la spiaggia non c’è nulla, per cui andiamo a fare un giro a Canneto dove c’è un supermercato (un tantino caro). Prenotiamo anche il giro all’isola di Vulcano, per Venerdì da Gruppo Regina srl. Il giro costa 25€ a testa (dalle 9:30 alle 18), ma vista la nostra incertezza circa la prenotazione, la madama alla cassa promette che ce lo farà pagare solo 20. Vedremo.

Pomeriggio balneare. Anche se la località in cui siamo si chiama Acquacalda, l’acqua del mare è abbastanza freschetta. La spiaggia è di “rucassun”, perciò un po’ scomoda, ma l’acqua è bella limpida e non c’è quasi nessuno.

La giornata termina con la cena al ristorante convenzionato con l’albergo (ristorante “Al Tramonto”). Menù molto buono, con una scelta abbastanza ampia, dall’antipasto al dolce a 20€.

Giovedì 04-07-13

Cielo coperto alla faccia che in Sicilia c’è sempre il sole. Dopo colazione andiamo in una spiaggia nei pressi di Canneto (detta Spiaggia Bianca anche se di bianco non ha nulla) dove i ciottoli sono di dimensioni abbastanza piccole e quindi più confortevole rispetto alla spiaggia di massi davanti all’albergo.

Parcheggiata l’auto in strada, scendiamo da una lunga scalinata fino ad arrivare alla spiaggia. Acqua limpidissima, pulita ma mica tanto calda.

Visto che il tempo varia tra il nuvoloso e il coperto, dopo pranzo andiamo con la macchina a visitare alcune località dell’isola segnalate dall’ente turismo. A Quattropani c’è una chiesa antica. Imbocchiamo la strada a senso unico che scende ripidissima verso la chiesa e dopo una cinquantina di metri (e 2 tornanti) diventa larga qualche centimetro più della Focus. Così non possiamo fermarci nemmeno a fare una foto e non possiamo tornare indietro. Facciamo un paio di km su una stradina tortuosa strettissima e finalmente, all’ultima curva (stretta) per arrivare di nuovo sulla strada principale una madama con la Punto occupa la strada. Manovra millimetrica per far passare la madama e finalmente siamo sulla strada grande.

Proseguendo, troviamo il bivio per andare su una montagnola da cui si vede il panorama a 360°. La strada sembra abbastanza larga e ben tenuta, quindi procediamo. Fatti 500 metri, si stringe (ma non c’è nessuno, quindi continuiamo), poi diventa un po’ sconnessa (ma non c’è nessuno, quindi continuiamo), poi sempre più sconnessa, così torniamo indietro per un bel pezzo in retromarcia a passo d’uomo, perché girare è impossibile. Trovato uno slargo, con un po’ di manovre mi giro. Puntiamo verso le Terme di San Calogero, chiuse da 30 anni, ma sono visibili alcuni resti di epoca romana. Sosta successiva Lipari. Troviamo un parcheggio gratuito vicino al porto. Ci facciamo un giro per il centro e l’antica cittadella fortificata. Assaggiamo la granita alla mandorla dalla rinomata pasticceria Subba, citata dalla deludente Lonely Planet, ma a parte costare più cara che in altri posti (3€) è di qualità scarsa.

Dato che siamo a Lipari, che lunedì traghettiamo a Milazzo con la Siremar, che alla Siremar sono dei casinisti, cerchiamo (e troviamo) la biglietteria per sapere se per convalidare il biglietto comperato su I/net basta andare lì un po’ prima. La biglietteria è in un loculo sgangherato al porto. Entro e ci sono 2 persone che stanno comperando dei biglietti e il tizio che li vende che sta “santiando” all’indirizzo di non si sa chi in stretto siciliano e l’unica parola che capisco è “cabasisi”, termine diventato noto grazie a Camilleri. Qualora fosse necessario confermare che alla Siremar sono dei piantacasino, mentre sono lì che aspetto pazientemente udienza arriva di corsa un signore molto anziano trafelato, sull’orlo di un coccolone, che dice al tizio al bancone che invece di dargli i biglietti per la nave come aveva chiesto gli ha dato i biglietti per l’aliscafo. L’impiegato gli sostituisce i biglietti e il signore se ne va di corsa, perché la sua nave sta per partire. Ma non è finita, perché mentre ce ne andavamo via il signore anziano stava tornando sempre più trafelato (e pure incavolato). Come sia andata a finire non lo so. Mi auguro che sia riuscito a prendere la nave giusta.

Ripresa la macchina per tornare ad Acquacalda, imbocchiamo una strada (sbagliata) anche questa sempre più stretta che al fondo è pure chiusa. Così ennesima manovra in retromarcia con appena 2-3 cm per parte. Poi finalmente troviamo la strada giusta e ce ne torniamo in hotel.

Venerdì 05-07-13

Oggi si va a Vulcano. Colazione e poi a Canneto, dove parte la barca. Paghiamo il saldo della prenotazione (la signora mantiene la promessa verbale dell’altro ieri e ci fa lo sconto di 5€ a biglietto). Alle 9.30 la M/N VIKING (ma siamo in Norvegia?) salpa. Sosta a Lipari per raccogliere un altro nutrito gruppo di persone e poi via. Si fa il periplo dell’isola di Vulcano con varie soste, tra cui 2 per fare il bagno. Il timoniere della barca fa anche da cicerone spiegando con un linguaggio talvolta molto colorito i vari punti in cui sostiamo. Ad un certo punto parte con una frase piuttosto complessa azzeccando alla perfezione il congiuntivo, ma a metà parola si ferma e lo corregge in un triste condizionale. Peccato!

Ci dice che a Vulcano si fa una ricotta speciale (con cui alla pasticceria Remigio fanno dei cannoli da sballo) perché ci sono allevamenti di pecore e capre. Fatto il giro di tutta l’isola non abbiamo visto né una pecora né una capra. Le terranno nascoste?

Verso le 13 si scende al Porto di Levante da dove inizia la parte libera della giornata a Vulcano.

Ce ne andiamo al “centro geotermale” (ingr. 2€) per immergerci in una pozza di fanghi caldi solforosi (e anche debolmente radioattivi). A parte la puzza di uova marce, è una esperienza piacevole. Ci spalmiamo bene di pauta puzzolente che fa bene alla pelle. Dopodiché ci mettiamo a mollo nel mare dove ci sono soffioni caldi (a volte fin troppo).

Passiamo poi alle inalazioni di vapore sulfureo. Mentre inaliamo, facciamo quattro parole con due signori di Salerno che vengono a fare le vacanze alle Eolie da 27 anni. Ci suggeriscono di andare a mangiare l’arancino in un locale sulla spiaggia nera a poche centinaia di metri. Ci andiamo, leggiamo nel menù esposto che gli arancini sono surgelati (!?!?!), li chiediamo ugualmente, ma ci dicono che li hanno finiti.

Così ce ne stiamo un po’ a balneare sulla spiaggia nera (senza arancini). Il sole è cocente.

Tornati verso il porto andiamo da Remigio a mangiare il cannolo. Entriamo e facciamo una scansione visiva del bancone dei dolci. Di cannoli nemmeno l’ombra. Per fortuna il fatto che non siano nei vassoi è perché li preparano al momento, se no la cialda diventa molle. Due minuti e arrivano. Semplicemente straordinari.

Arriva l’ora del rientro. Alle 17.45 si salpa per Lipari-Canneto.

Sabato 06-07-13

C’è un bel sole. Mattinata balneare classica alla spiaggia sotto la cava di pomice abbandonata.

Si lascia l’auto in uno spiazzo sterrato e si scende per una stradina coperta di polvere bianca di pomice (trovato un bel pezzo di ossidiana). Spiaggia di ciottoli grossi con un fazzoletto di sabbia nera che, essendo arrivati presto (10.15), ci siamo accaparrati sistemando ombrellone e teli mare. Acqua pulita non troppo fredda.

In uno degli edifici ormai semidiroccati della cava, un intraprendente giovane ha aperto un chiosco e noleggia lettini e ombrelloni (2 lettini e 1 ombrellone 15€/giorno). La cosa bella è che ha messo i bidoni per la raccolta differenziata.

Dopo un pranzo dietetico (a compensazione degli eccessi alimentari a colazione e cena) e una siesta siculo-messicana, verso le 4 p.m. andiamo alla vicina spiaggia di Porticello. Molto sassosa. Acqua limpidissima anche qui. Un signore ha raccolto un sacchetto di ricci di mare e si mette a mangiarli. Gli chiedo che cosa si mangia dei ricci e mi risponde: le uova. Poi me ne dà uno da assaggiare (non male). Di un riccio si mangia una quantità di uova che sta sulla punta di un cucchiaino piccolo.

Per cena andiamo a Canneto a mangiare gli arancini da Papisca. 4 arancini enormi, croccanti, ancora caldi e una minerale grande, seduti al tavolo 12€. Poi alla pasticceria Creme Caramel a mangiare una cassatina (3€). Buona, ma farà 10000 kcal.

Domenica 07-07-13

Mattinata balneare alla spiaggia “ex bianca”.

Dopo la solita siesta molto lunga siamo andati a Porticello, però verso l’ex cava di pomice. Ci siamo trovati su una spiaggetta di ciottoli con alle spalle un alto pendio di polvere di pomice in cui i ragazzini si rotolavano infarinandosi tutti per poi lavarsi in mare e poi ricominciavano.

Quindi oggi nulla di particolare da segnalare.

Cena al solito ristorante convenzionato con il B&B da cui siamo usciti strapieni. Oggi le porzioni erano particolarmente abbondanti.

E con oggi finisce la prima settimana di vacanze e il soggiorno nell’isola di Lipari.

Lunedì 08-07-13

Oggi lasciamo l’isola di Lipari per trasferirci in Sicilia. Questo breve soggiorno a Lipari ci ha lasciato un’immagine dei siciliani e della Sicilia molto diversa da quella che siamo abituati ad avere dai telegiornali. Tutta l’isola è pulita e ordinata, sulle spiagge ci sono i cestini per la raccolta differenziata dei rifiuti, il traffico automobilistico è abbastanza sostenibile, le persone sono cordiali senza essere invadenti. Le case più vecchie, purtroppo invece non fanno bella figura. Sono piuttosto brutte e malandate. Qualcosa però sta cambiando, perché quelle recentemente ristrutturate sono state sistemate con buon gusto.

Caricata l’auto paghiamo (5 notti, camera doppia e colazione, 320€). Saluti e baci (qui i clienti che partono si baciano anche, non come al nord dove i rapporti umani sono molto più freddi). Sosta balneare alla spiaggia ex bianca per l’ultimo bagno eoliano.

Per pranzo abbiamo deciso di stare leggeri data la cena di ieri. Così abbiamo pensato di tornare da Papisca e prenderci due insalate. Giunti al bancone c’era un tale ben di dio che i propositi dietetici sono stati immediatamente archiviati. Ci siamo presi due “pidoni” farciti e una caponata veramente bbbbuona (13€ seduti al tavolo compresa la minerale).

Poi a Lipari alla pasticceria D’Ambra nei pressi di Marina piccola a mangiare il cannolo (€2.50) confezionato al momento. Buono ma non come quello di Remigio a Vulcano.

Alle 15.20 ci imbarchiamo sulla nave Isola di Stromboli della Siremar. Alle 15.45 parte.

Questa nave non è sgangherata e arrugginita come quella che abbiamo preso da Napoli, però l’accesso al ponte esterno è vietato, così siamo obbligati a stare chiusi dentro.

Arrivo a Milazzo alle 17.30. Operazioni di sbarco incredibilmente rapide. Imbocchiamo l’autostrada in direzione Catania.

La nostra meta è Mascali, un buon punto di partenza per visitare l’Etna, Taormina e la Riviera dei Ciclopi.

Usciti dall’autostrada a Fiumefreddo notiamo che qui il livello di pulizia non è quello delle Eolie. Sul ciglio della strada ci sono parecchi sacchetti di monnezza sparsi. Alle 19 il navigatore satellitare ci ha portati a Mascali nei pressi dell’agriturismo “Il pozzo antico”. Dico nei pressi, perché l’agriturismo è un po’ fuori mano e il TomTom non conosce l’ubicazione. C’è un cartello che lo segnala, ma in modo impreciso. Cmq. a forza di fare troviamo finalmente la stradina sterrata che porta all’agriturismo (un po’ in mezzo al nulla).

La camera è carina e dal cortile si vede l’Etna. La giovane proprietaria ci racconta che qualche mese addietro l’Etna ha buttato fuori una bella montagna di cenere che ha coperto tutto il circondario con uno spesso strato di cenere nera di cui ci sono ben visibili ancora le tracce un po’ ovunque.

Visto che hanno anche il ristorante, facciamo cena in loco con una ottima pizza margherita (metà per uno) e una altrettanto ottima grigliata di carne (sempre metà per uno) per 19€ compresa una minerale grande.

Martedì 09-07-13

Dopo una colazione soddisfacente, partiamo alla volta di Taormina percorrendo i 13 km di strada litoranea.

Il traffico è limitato per cui anche nelle strette strade che percorriamo non ci sono problemi.

Arrivati a Taormina lasciamo l’auto nel parcheggio Porta Catania (2€/h) dove c’è un sacco di posto libero. Dal parcheggio si accede direttamente alla via principale (isola pedonale) di Taormina: Corso Umberto I. Sicuramente una bella via con bei negozi e edifici storici, tra cui alcune chiese. In piazza IX aprile c’era una esposizione di fotografie relative a Taormina come set cinematografico.

Sempre sulla piazza c’è il più elegante bar di Taormina (Wunderbar) con terrazza panoramica e prezzi esorbitanti (un caffè al tavolo circa 5€, una consumazione “normale” dai 12 ai 20€).

Ci siamo inerpicati poi lungo la via crucis verso il monte Tauro. Dopo circa 250 scalini siamo arrivati in un punto da cui si vedeva tutta la città, il teatro greco e il golfo. Due ragazzi che stavano scendendo ci hanno detto che era inutile salire perché il castello saraceno era chiuso. Quindi ci siamo risparmiati la fatica e siamo tornati giù a girulare per le stradine. Visto che di teatri greci ne abbiamo visti già una caterva nei nostri viaggi e che questo è stato ampiamente rifatto, ci evitiamo la spesa di 8€ a testa per entrare.

Mentre passeggiamo sentiamo un tizio che dice che sta venendo “u maluventu”. In effetti in cielo si stanno addensando nuvoloni scuri (ma in Sicilia non fa sempre bello? Non c’è sempre il sole?).

Qui a Taormina notiamo un segno evidente di come sono cambiate le cose da 30 anni fa ad oggi. I cartelli di alcuni bar e ristoranti recano scritte in cirillico.

Dopo 3 ore di struscio per la città torniamo al parcheggio e ci dirigiamo verso le Gole di Alcantara ad una 15-ina di km nell’entroterra. Mentre andiamo il cielo è sempre più grigio e ogni tanto tira giù un po’ di gocce. Arrivati alle gole piove! Per fortuna dura poco e quindi scendiamo i 250 scalini per andare al fiume in fondo alla gola. Un po’ di esercizio fisico per contrastare la tendenza all’ingrasso causa ottima cucina sicula. È un posto molto suggestivo con rocce di forma strana (ricordano un po’ le “canne d’organo” di Skaftafell in Islanda. L’acqua del torrente è ghiacciata, ma c’è gente che si butta nella pozza e nuota. Io cammino qualche minuto nell’acqua bassa e mi si congelano i piedi.

La scalinata che scende e tutto il circondario sono tappezzati di cartelli pubblicitari che invitano con toni perentori a visitare un monastero di cappuccini a qualche km di distanza. Sono riusciti a mettere un cartello anche su una parete apparentemente inaccessibile. Un marketing decisamente aggressivo.

Il cielo continua ad essere grigio. Andiamo cmq in spiaggia a Marina di Cottone che è vicino al nostro agriturismo. Spiaggia di ghiaia piccola, enorme e vuota. Qui hai solo dei “lontani” di ombrellone.

L’acqua del mare è limpidissima ma freschina. La giornata non invita al bagno in mare, così torniamo in camera a godere la tranquillità dell’agriturismo.

Cena al ristorante dell’agriturismo.

2 bruschette, 1 piattone di pasta alla Norma, 5 involtini di pesce spada, acqua minerale, 27€.

Dopo cena abbiamo fatto un giro in paese, ma è deserto. Un bar e un paio di chioschi aperti.

Mercoledì 10-07-13

Alle 8 siamo svegli. Cielo azzurro. Etna sgombro da nubi con un pennacchio di fumo grigio.

Verso le 9 partiamo. Alle 10 siamo sul piazzale della funivia dell’Etna (Rifugio Sapienza, 1920 m.) e c’è nebbia che va e viene. Per salire sul vulcano ci sono diverse possibilità: partire a piedi lungo la strada fino a 2900 metri (costo nullo), prendere la funivia fino a 2500 metri e poi salire a piedi fino a quota 2900 (costo €27.50 A/R), oppure arrivati a quota 2500 prendere uno dei pulmini fuori strada per arrivare a quota 2900 dove attende una guida che accompagna lungo il bordo di 2 crateri. Quest’ultima opzione costa la bellezza di €57.50. Avevamo trovato caro l’ingresso all’Antelope Canyon e agli Universal Studios, ma questo in rapporto al servizio che viene fornito è ben più caro. Il giornaliero per gli impianti di risalita sulla Via Lattea in Val di Susa costa 34€!

Però l’alternativa è salire a piedi e tra la mancanza di allenamento e l’altitudine non è fattibile per noi. Insomma: se non c’hai il fisico, paga. In compenso c’è anche chi invece il fisico c’è l’ha, eccome. Un tizio è arrivato a quota 2900 in bici! È un sfacchinata incredibile. Arrivati su (col pullmino 4×4 la nebbia continua ad andare e venire. La temperatura è sui 13 gradi e alcuni turisti (in particolare ragazze) sono in tenuta balneare. È vero che siamo quasi a metà luglio, ma a 3000 metri è difficile che faccia un gran caldo.

Il panorama è spettrale. Tutto è cosparso da uno spesso strato di ghiaietta nera e spessi strati di neve (a luglio, in Sicilia!), ci sono sbuffi di fumo che escono dalla terra e l’odore di zolfo aleggia nell’aria.

Ci sono tantissime coccinelle. La guida ci dice che vengono portate su dalle correnti ascensionali e una volta qui, non trovando nulla di cui cibarsi, muoiono. Una mi sale sul dito, così la metto delicatamente nella tasca del giubbotto (più tardi sarà liberata nel giardino dell’agriturismo).

Finito il giro dei 2 crateri (durata circa 30-35 minuti) si torna giù col pullmino. Nel bar della seggiovia c’è una esposizione di foto e un video delle varie eruzioni che hanno distrutto il rifugio, la funivia e alcune case e ristoranti. Davvero impressionante. La domanda che sorge spontanea è: ma come può venirti in mente di costruirti la casa sulle pendici di un vulcano attivo?

Verso le 13, prendiamo la via del ritorno. Arrivati a Zafferana viene giù un bello slavazzo e il cielo è sempre più grigio. Mi chiedo se questo maltempo non sia dovuto alla presenza dell’Etna che coi suoi 3300 metri favorisce la formazione di nubi.

Il tempo nel tardo pomeriggio migliora un po’ quindi andiamo alla spiaggia, la cui pulizia lascia molto a desiderare. Ci sono parecchi rifiuti di vario genere lasciati sulla spiaggia. È anche vero che di cassonetti e bidoni non se ne vedono e quindi diventa un po’ difficile educare la gente ad usarli, se mancano. Le Eolie erano decisamente un altro mondo.

Per passare una sera un po’ diversa andiamo a Giardini Naxos, rinomata località rivierasca che la guida Lonely Planet elogia. In realtà non è poi un granché sia come edifici (c’è una chiesa che definire orribile è essere generosi e le case sono mal tenute), sia come spiaggia, molto stretta. Quella libera inoltre è pure sporchissima.

Anche il gelato che abbiamo preso in una gelateria sul lungomare era di qualità discutibile (poco cremoso, gusti tutti simili tra loro).

Giovedì 11-07-13

Al mattino il cielo è azzurro. Nessuna nuvola, se non intorno alla cima dell’Etna. Andiamo sulla spiaggia a Marina di Cottone, che è vicino all’agriturismo. Purtroppo è abbastanza sporca. Anche l’acqua ha un velo luccicante oleoso in superficie e oggi c’è pure affollamento.

Dopo pranzo ci dirigiamo ad Acireale dove c’è una cattedrale barocca e due chiese (di cui una è chiusa) sempre in stile barocco.

Poi ad Aci Trezza dove ci sono i faraglioni di origine vulcanica. Il paesaggio è molto suggestivo. Di spiaggia nemmeno l’ombra, perché la costa è di origine vulcanica. Ci sono però delle piattaforme in legno con le scalette per scendere in acqua. Ci facciamo un bel bagno, poi un giretto per il paese (questo che è molto turistico è pulito) e quindi torniamo in camera.

Per cena decidiamo di mangiare alla tavola calda che abbiamo visto ieri sera. Due calzoni ripieni e una birra grande €4.20. I calzoni costano €1.30 l’uno e sono pure buoni e freschi di forno. Un prezzo incredibilmente basso. Prendiamo poi un cannolo alla elegante pasticceria che c’è di fianco alla tavola calda (€1.90) ma dopo aver mangiato il cannolo di Remigio a Vulcano nessun altro riesce più a soddisfare il palato.

Venerdì 12-07-13

Visto che la spiaggia e il mare qui a Mascali sono scadenti dal punto di vista della pulizia, dobbiamo rivedere il travel plan per la giornata di oggi che prevedeva ozio balneare. La signora che gestisce l’agriturismo ci dice che Catania vale la visita. In realtà anche la guida parla bene del centro storico. Da qui sono circa 35 km e il navigatore stima circa un’ora di viaggio fino al centro di Catania prendendo l’autostrada da Giarre.

In circa 35 minuti percorriamo i 32 Km da Mascali all’uscita “centro” della tangenziale di Catania.

Sulla tangenziale ad un certo punto c’è un cartello che indica “Attenzione Curva Pericolosissima”. È la prima volta che vedo un superlativo in un cartello stradale.

Usciti dalla tangenziale siamo a 3Km dal parcheggio di piazza Borsellino. Tre km di casino infernale percorsi in 25 minuti.

Qui anche le attempate madame alla guida sono agguerritissime. Ti tagliano la strada per infilarsi prima di te, ti costringono a inchiodate per non prenderle in pieno, potessero ti passerebbero sul cofano per fare prima.

Un vero stress anche se non raggiunge i livelli di Napoli.

Arrivati al parcheggio non ci sono problemi a trovare posto (75 cent. l’ora, dalle 13 alle 15.30 gratuito). Non ci sono nemmeno parcheggiatori abusivi. Pochi passi e siamo nella zona del mercato a ridosso di Piazza Duomo. Il mercato del pesce è molto caratteristico. Prezzi modestissimi. Pesce stupendo.

Da lì accediamo a Piazza Duomo. Una piazza quadrata ai cui lati ci sono edifici barocchi di grande pregio. Vediamo in sosta uno di quei trenini turistici. Un giro di circa 3/4 d’ora costa 5€. Saliamo a bordo così facciamo un giro di orientamento.

La guida ci informa che a Catania ci sono 600 chiese di cui 11 dedicate a Sant’Agata. Noi ne vedremo solo una piccolissima selezione.

Tornati in Piazza Duomo col trenino partiamo a piedi per visitare con più calma alcune delle cose che abbiamo visto passando, tra cui alcune chiese, qualche piazza e il giardino Bellini.

La casa di Bellini non l’abbiamo vista perché chiude alle 13.

Tornando indietro per via Etnea (angolo Piazza dell’Università), ci fermiamo al Cafè Charmant a prendere una granita di mandorla (2€). Altro che la granita di Subba tanto elogiata dalla insoddisfacente Lonely Planet. Questa è un vero capolavoro! Densissima, soffice, saporita, delicata.

Proseguiamo fino a Piazza Duomo e vicino alla Fontana dell’Amenano c’è il “Cathedral’s bar” che ha fuori un cartellone che pubblicizza il caffè espresso al banco a 40¢. Proviamo a prenderlo. È ottimo e costa davvero 40¢.

Alle 14, di Catania abbiamo visto le cose più importanti e quindi ci spostiamo ad Aci Castello.

Essendoci messi in viaggio nel periodo della siesta, il traffico è molto più scorrevole.

Aci Castello non è un granché. C’è un curioso castello normanno su una rocca sul mare e basta. C’è anche una scogliera lavica dove si può prendere il sole (non si può certo definire comoda, perché è piena di spuntoni). Ce ne stiamo un po’ lì, poi andiamo ad Aci Trezza che è più bella e dove è facile entrare in acqua dalle piattaforme di legno. Bagno in un’acqua verde limpidissima e non fredda. Poi in camera.

Sabato 13-07-13

Lasciamo Mascali diretti a sud verso il cuore del barocco siciliano.

Mascali e l’agriturismo sono stati un buon punto di partenza per una comoda sistemazione non troppo cara ideale per visitare Taormina, l’Etna, Catania e la Riviera dei Ciclopi. Dal punto di vista balneare non sarebbe male se le spiagge della zona non fossero un monnezzaio.

Verso le 9.30 partiamo per Siracusa. Da Catania a Siracusa l’autostrada è “aggratis”. Alle 11 siamo arrivati. Qui il traffico è molto più ordinato che a Catania. Il codice della strada anche qui è interpretato in modo flessibile, ma non cercano di passarti sul cofano.

Mollata la macchina al parking Talete (che era di Mileto, antica città Greca, e non di Siracusa come Archimede!) partiamo a piedi ad esplorare l’isola di Ortigia dove è sorta e cresciuta la città di Siracusa nell’antichità. È un dedalo di viuzze strette con un centro storico molto bello in stile barocco. Abbiamo visitato l’interno del Duomo e di qualche chiesa. Stupendo il dipinto di Caravaggio nella chiesa di Santa Lucia.

Siamo anche andati a visitare il Museo dei Pupi, dove sono esposte molte marionette.

In 3 ore abbiamo girato in lungo e in largo Ortigia. La parte nuova della città non sembra valere la pena di una visita e quindi ci dirigiamo verso l’Agriturismo Terra di Pace di Noto. Anche da Siracusa a Noto l’autostrada è gratuita.

Arrivati lì constatiamo che la struttura è abbastanza sul rustico, fin troppo. Stiamo andando a scendere come qualità, ma a salire come prezzi. Questo, rispetto al B&B Acquacalda, non è bello e curato come quello, non ha nemmeno la colazione inclusa e costa di plù.

Ha però una discreta piscina, che utilizziamo.

È anche disponibile (a pagamento) una lavatrice con cui intraprendiamo una strenua lotta per farle lavare e centrifugare i panni. A lavare ci siamo riusciti, a centrifugarli no, così li abbiamo stesi grondanti.

Ma fa talmente caldo che asciugano in poco tempo lo stesso.

Andiamo a Noto a fare la spesa. Parcheggiata l’auto si tratta di trovare un supermercato. Ci sono due signore, una anziana e l’altra molto anziana, che stanno camminando a braccetto nella via e chiediamo loro dove sia possibile trovare un negozio di alimentari. La signora anziana ci chiede: un supermarket? Rispondiamo di sì e lei molla la nonnina e di buon passo ci accompagna fino quasi al negozio. Fatta la spesa, andiamo a zonzo per la città, dove c’è una notevole concentrazione di chiese barocche molto belle sia all’esterno sia all’interno.

Per la cena ci affidiamo all’agriturismo. Molto soddisfacente. Antipasti misti, pasta con peperoni e mandorle, lonza di maiale con “panure” di mandorle, erbe aromatiche, scorza di limone e per finire un semifreddo alla ricotta, acqua, vino per 18€.

Il titolare dell’agriturismo ci tiene compagnia durante la cena parlandoci delle varie coltivazioni che ha. Sono davvero tutti molto gentili e disponibili. È solo un po’ caro come sistemazione per dormire.

Domenica 14-07-13

Svegliati alle 9 dopo una bella dormita. Colazione autogestita. Poi andiamo a Noto. Fatto circa 1 Km dall’agriturismo abbiamo visto un brutto incidente ad un motociclista, rigorosamente senza casco, in una bella pozza di sangue. Dato che c’erano già 6 auto ferme a soccorrere il malcapitato abbiamo evitato di fermarci anche noi.

Arrivati a Noto, parcheggiamo senza problemi nei pressi della porta est della città dove c’è un viale ombrosissimo tra due file di ficus pluricentenari.

Visitare Noto al mattino è stata una buona idea, perché non c’è ancora affollamento e la temperatura è sopportabile.

Visitiamo la cantoria e le terrazze della chiesa di S, Chiara in cui risiedevano le suore di clausura dell’ordine delle clarisse (biglietto 2€).

Dal terrazzo c’è una bella vista sul Duomo (ricostruito a seguito del crollo del 1996, causato da lavori fatti male), sul Palazzo del Municipio e su Viale Vittorio Emanuele.

Finito il giro della città ce ne stiamo un po’ seduti su una panchina a godere dell’ombra di secolari ficus (a noi di ficus benjamin ne sono morti una discreta quantità, qui vivono da oltre 200 anni).

All’entrata di una delle numerosissime chiese c’era un simpatico cartello che diceva: ” il Signore ha molti modi per parlarti, ma di sicuro non ti telefona al cellulare, per cui quando visiti la chiesa, spegnilo”.

Tornati all’agriturismo entriamo in camera e scopriamo che nessuno è passato a rassettarla.

Vado in cerca di qualcuno e trovo una tizia con degli strofinacci in mano e le chiedo quando fa la camera. Questa mi risponde che non è prevista la pulizia. Quando usciamo per andare al mare ci fermiamo alla reception per reclamare sulla mancata pulizia. L’impiegato ci dice che non è proprio previsto che si facciano le pulizie quotidiane, per cui gli dico che ne parlerò più tardi con Vincenzo, il titolare.

Ce ne andiamo al mare, un po’ a nord del Lido di Noto, dove troviamo una bella spiaggia di sabbia e un’acqua turchese non troppo fredda.

Pomeriggio balneare. Poi verso le 18.30, quando i bagnanti locali cominciano a lasciare la spiaggia ce ne andiamo pure noi. Arrivati in camera, Vincenzo ci intercetta per ascoltare le nostre lamentele (preavvisato dall’impiegato).

Dopo una pacata discussione durante la quale gli dimostriamo dati alla mano che il suo agriturismo è caro e che ha delle cose da migliorare, ci offre di cambiarci sistemazione dandoci una camera da 3 posti con cucinotta, ma noi non abbiamo voglia di traslocare. Ci garantisce che farà pulire la camera tutti i giorni e poi ci propone di offrirci gratis le prossime colazioni, visto che siamo scontenti.

Noi gli diciamo che ci basta che ci faccia pulire la camera e ce ne andiamo a Noto a cenare in una tavola calda sulla piazza del teatro, dove mangiamo un arancino al ragù cotto in forno (anzichè fritto) buonissimo, della pasta con le sarde, lasagne e un pezzo di pizza “pachino e mozzarella”, minerale grande: tutto buono, €14.50.

Mentre passeggiamo per Noto squilla il telefono. È Vincenzo che vuole sapere se ci spostiamo nella casetta più grande, ma gli diciamo che rimaniamo dove siamo. Il negoziato si conclude con l’accordo che da domani la colazione è gratis.

Ancora due passi per vedere Noto illuminata e poi a dormire.

Lunedì 15-07-13

Questa mattina colazione all’agriturismo con formaggi, biscotti, succhi di frutta, latte di mandorla, marmellate. Tutto di ottima qualità, in particolare il latte di mandorla.

Si parte alla volta di Modica. Un breve viaggio attraverso una campagna bruciata dal sole. Grandi distese di terreni brulli di colore giallo e piantagioni di ulivi e mandorli.

Arrivati a Modica bassa, parcheggiamo nei pressi dell’ufficio informazioni turistiche (75 cent/h) dove ci indicano un percorso di visita.

Prima tappa la Cattedrale di San Pietro, Duomo di Modica bassa. Una chiesa molto bella. Un signore ci avvicina e comincia a farci da cicerone guidandoci nella visita della chiesa. A parte il fatto che parlava con un accento molto siculo di non facile comprensione, ci ha fatto notare molte peculiarità che ci sarebbero sfuggite, essendo la Lonely Planet della Sicilia piuttosto carente di informazioni.

Proseguiamo passando davanti alla casa natale di S. Quasimodo (non particolarmente interessante) e poi alla Cattedrale di San Giorgio, Duomo di Modica alta. Gli interni sono meno belli di quelli di S. Pietro, però questa ha un organo di 3000 canne di grande pregio.

Sosta alla cioccolateria aperta in memoria di Don Pino Puglisi ad esaminare il campionario e assaggiare un bel po’ di cioccolato ai vari aromi.

Siamo poi passati nelle vicinanze del Portale De Leva. Fatti una 30-ina di scalini per andarlo a vedere, abbiamo trovato il sito chiuso.

Ci spostiamo a Scicli. Uno dei principali set delle riprese della fiction TV del Commissario Montalbano.

Arriviamo in una piazzetta dove c’è il Palazzo Iacona, dove ha sede la Questura di Montelusa. A poca distanza il Municipio (un palazzo del 1906) dove ha sede il commissariato di Vigata. Sempre nel municipio la sala di rappresentanza del sindaco è la stanza del Questore Bonetti Alderighi.

Con un biglietto che costa 4€ si visita questa sala, una chiesa sconsacrata e un palazzo nobiliare.

La sala del municipio, che in TV sembra enorme, in realtà è una sala ampia, ma nulla di speciale.

Quando girano pezzi delle fiction, svuotano la piazza, la gente deve stare fuori dal campo di ripresa, le auto scorrazzano in una via che in realtà è lunga sì e no 200 metri.

Scicli comunque è una cittadina molto bella, abbastanza fuori dai circuiti turistici, ma che vale senza dubbio una visita di un paio d’ore.

Visto che siamo sulle tracce di Montalbano andiamo anche a vedere la casa di Marinella, alias Punta Secca.

La casa di Montalbano, nella realtà è un B&B. La famosa verandina in cui ogni tanto mangia è minuscola e con la balaustra piuttosto malandata.

La spiaggia di fronte alla verandina che sembra enorme è una spiaggia “fitusa”, stretta e piena di alghe e roccette. Perciò abbiamo cambiato spiaggia. Siamo andati a Donnalucata dove abbiamo trovato uno spiaggione gigantesco, con sabbia dorata e fine tipo Sahara. L’acqua vicino a riva era tiepida, ma quando ti allontanavi c’erano parecchie infiltrazioni di correnti fredde.

Tornando siamo ripassati dalla cioccolateria Don Puglisi dove abbiamo acquistato un po’ di tavolette di cioccolato, mandorle e pasta di mandorla. Ci siamo fatti spiegare come mai il cioccolato di Modica sia granuloso. Il motivo è nella bassa temperatura (35°) a cui viene lavorato il cioccolato con lo zucchero. La commessa ci fa assaggiare un latte di mandorla ottimo.

Ritornati in camera, vediamo che non solo l’hanno pulita e rassettata, ma hanno cambiato le lenzuola e persino il copriletto. Da una esagerazione all’altra.

Martedì 16-07-13

Dopo una buona colazione si parte per Ragusa con l’obiettivo di visitare Ragusa Ibla, la parte antica della città.

Lasciata l’auto sul ponte Papa Giovanni XXIII (free parking), nella parte nuova (nonchè alta) della città, andiamo in piazza San Giovanni all’ufficio turistico a prendere la piantina della città e a farci dare indicazioni sul percorso da seguire.

La visita inizia dalla Chiesa di San Giovanni di fronte all’ufficio turistico. Bella da fuori, nulla di speciale all’interno.

Poi cominciamo a scendere un numero interminabile di scalini passando davanti a numerose chiese barocche. Anche qui a Ragusa il numero di chiese è notevole.

Arriviamo al Duomo, la Cattedrale di San Giorgio. Anche questa chiesa ha una facciata sontuosa molto bella, ma come interni non è un granché.

Scendiamo ancora fino a raggiungere i giardini Iblei, dove c’è una chiesetta del 1563 restaurata nel MCMII e nient’altro se non una gradevole ombra.

Ce ne stiamo al fresco in attesa del bus n. 11 delle 13.50 che ci riporta su al parcheggio.

Mentre siamo lì che leggiamo rilassati su una panchina cominciano a cadere grosse gocce di pioggia. Ci rintaniamo sotto un balcone ad aspettare il bus. Alle 14.05 non si è ancora visto. Finalmente arriva, saliamo, timbriamo i biglietti. Parte, fa 20 cm. di strada e si pianta. L’autista traffica un po’ con levette, pulsanti, grandi colpi di acceleratore dando l’impressione di fare cose assolutamente a caso tipo il cazzotto alla TV quando fa le righe. E proprio come per la TV quella serie di manovre incomprensibili sblocca il mezzo che con grande fatica comincia a salire “in vetta”. Penso che i Ragusani di sopra abbiano ben pochi amici sotto e viceversa.

Da Ragusa ci spostiamo al Castello di Donnafugata, che nella fiction di Montalbano è la lussuosissima dimora di Don Balduccio Sinagra.

Il biglietto per visitare le stanze del piano nobile costa 6€; aggiungendone 2 si può anche visitare l’enorme terrazzo e il parco. Dato che dopo la biglietteria non c’è un cane che controlla avremmo anche potuto pagare solo 6€ e andare ugualmente al parco e al terrazzo. Ma questo lo abbiamo scoperto dopo.

Le stanze sono tutte arredate, con tappezzerie alle pareti, quadri, ecc. Divieto assoluto di fare foto e film (a fronte di 8€ lo ritengo un sopruso, ma ormai è una pessima consuetudine in molti musei).

Il parco è tenuto malissimo, ed è un peccato, perché ci sono alberi secolari di magnolia di una bellezza straordinaria.

Terza tappa del giro Comiso. Sulla guida c’è scritto che è una bella cittadina, ma non è vero. Ci sono 2 chiese chiuse e nemmeno di particolare pregio artistico. Il paese è sgangherato. Non vale la pena fermarsi. Di fianco all’ingresso del Municipio, c’è una grande foto di una bella chiesa (che ricorda molto il Duomo di Ragusa Ibla) con sopra uno slogan pubblicitario di Comiso. Dato che il portone del Municipio è aperto, entro per chiedere dove si trovi la chiesa rappresentata nel cartellone. Una signora esce, guarda il cartellone e dice: non è qui a Comiso, è il Duomo di Ragusa. Ma questi un po’ di ritegno ce l’hanno? Fanno cartelloni falsi a che pro?

Già che c’erano potevano mettere la Statua della Libertà o la Tour Eiffel.

Visto che a Comiso non c’è nulla, ce ne andiamo. La strada per Ragusa si inerpica sul fianco della collina con una lunga serie di tornanti molto ripidi. Arrivati a Ragusa Ibla parcheggio vicino ai Giardini Iblei con l’obiettivo di cenare alla trattoria Vigata che propone il menù ibleo a 18€, dall’antipasto al dolce, bevande incluse.

Curiosità gastronomica: i ravioli ripieni di ricotta dolce (nel senso di zuccherata) conditi con del sugo di pomodoro e pezzetti di maiale.

La cena è stata molto soddisfacente, ma abbiamo mangiato troppo. Finiremo le vacanze con qualche chilo in più.

Mercoledì 17-07-13

Oggi giornata balneare. La meta è l’Isola delle Correnti a Capo Passero che si trova a circa 35-40 km dal nostro agriturismo. Gli ultimi 3 km di strada sono abbastanza sconnessi, poi l’ultimo km è di strada sterrata.

Le indicazioni stradali non sono chiarissime, per cui finiamo in uno spiazzo sul mare con posteggiatore abusivo (è il primo che troviamo in tutto il viaggio) abbastanza lontano dall’isolotto. Torniamo indietro e prendiamo a naso un’altra strada che diventa sempre più sconnessa, perciò torniamo indietro. Tentiamo con una stradina sterrata che indica un “lido” e finiamo in uno spiazzo delimitato da paletti dove c’è un tizio che riscuote 3€ per parcheggiare tutta la giornata.

Mollata l’auto facciamo poche decine di metri e ci troviamo in una bellissima spiaggia di dune di sabbia fine di colore rossiccio tipo sahara vicinissimi all’isolotto che si trova sullo spartiacque tra il mar mediterraneo e il mar jonio ed è ad un centinaio di metri dalla terra ferma. È curioso vedere che sul lato a sinistra dell’isolotto lo jonio è molto calmo, piatto come una tavola, mentre il mediterraneo è più mosso.

L’isolotto è raggiungibile camminando nell’acqua alta circa 1 metro, così vado e cammino nel punto più meridionale d’Italia (escludendo Linosa e Lampedusa). Siamo ben più a sud di Tunisi.

L’acqua è cristallina e abbastanza calda per cui fare il bagno è molto piacevole. Ce ne stiamo lì fin verso le 16.30 poi andiamo a visitare la riserva naturale di Vendicari, indicata come una delle zone umide in italia in cui sostano gli uccelli migratori. Adesso più che zona umida sembra il deserto dell’Arizona. Ci mancano i saguari, ma il panorama è simile: terra screpolata, stoppie, nessun segno di vita. In lontananza si vede una tonnara semidiroccata.

Visto che di uccelli non se ne vedono, torniamo in camera e ci rinfreschiamo nella piscina.

Cena autogestita, ultimo giro a Noto con granita di mandorla poco soddisfacente al bar che c’è vicino alla porta est.

E con oggi si conclude la visita nella zona barocca. Domani si va ad Agrigento.

Giovedì 18-07-13

Poco dopo le 9 partiamo per Agrigento, via Ispica e Gela. Circa 180 km.

Il viaggio si sviluppa su strade prevalentemente strette e tortuose. Ogni tanto qualche tratto veloce.

Attraversiamo zone bruciate dal sole dove non si vede anima viva per chilometri. Una specie di Death Valley “de noantri”.

A mezzogiorno siamo nella periferia di Agrigento al B&B “Casa Fiorita”. Il B&B, a 10′ di strada dalla Valle dei Templi, è all’ultimo piano di un condominio. Visto da fuori non presenta per nulla bene, ma una volta dentro l’impressione cambia radicalmente. È tutto rimesso a nuovo, con bei mobili, pulito, ordinato. La camera è molto spaziosa e costa 49€ al giorno con la colazione.

Dopo esserci sistemati partiamo alla volta della Scala dei Turchi, una località balneare molto suggestiva, con rocce di calcare di colore bianco.

Arrivati in loco, troviamo parcheggio lungo la strada (e meno male perché c’è un parcheggio privato piuttosto caro). Il posto scenograficamente è davvero bello, ma dal punto di vista balneare è poco fruibile. Ci sono pozze di acqua stagnante e accessi al mare da rocce ricoperte di alghe. Per fare il bagno ci spostiamo alla spiaggia del lido Majata Beach. Sabbia fine, dorata, abbastanza affollata, bambini e adulti che sguazzano nell’acqua. Visto il caldo mi butto per un rapido bagno. Uscito dall’acqua, mentre mi sto asciugando vedo un po’ più lontano sulla spiaggia un cartello. Mi avvicino per leggerlo. È un cartello di divieto di balneazione causa inquinamento ambientale. Mi domando: ma se la zona è inquinata, perché dare permessi di impiantare stabilimenti balneari? Perché non intervenire per risolvere il problema dell’inquinamento?

Ce ne torniamo in camera per una bella doccia. Mi infilo nel box (un po’ piccolo), apro l’acqua calda pregustando una lunga e corroborante doccia, ma dopo un bel po’ che scorre l’acqua è sempre fredda. Mi sciacquo velocemente, mi asciugo e vado a cercare Pierluigi, il ragazzo della reception, per segnalare il problema. Molto solerte, interviene subito, controlla il boheler a gas, ma il risultato è che l’acqua fredda era e fredda rimane. Chiama al telefono il titolare per farlo venire. Mentre aspettiamo, l’acqua magicamente comincia a venire calda. Mi infilo sotto la doccia e riprende a venire fredda. A questo punto rinuncio alla doccia e usciamo per fare uno spuntino, lasciando a Pierluigi il compito di sistemare lo scaldabagno.

Nella panetteria-tavola calda quasi di fronte ci mangiamo arancini e cannoli ottimi e poi partiamo per la Valle dei Templi per la visita serale (dalle 19.30 alle 23.00). Turno di visita attivato da ieri. Costo del biglietto 10€, costo parcheggio 3€. Ci sono poi le guide autorizzate che chiedono 10€ a persona (ma contrattando strenuamente si può scendere anche a 5).

Girare al tramonto e poi al buio tra i resti dei templi greci di 2600 anni fa è molto suggestivo. Peccato le zanzare.

Terminata la visita alle 22 passate, coi piedi che fumano, torniamo in camera. Adesso l’acqua calda c’è, sebbene ad intermittenza, ma riesco finalmente a fare la doccia e poi il meritato riposo. Domani ultimo giorno di vacanza in Sicilia.

Venerdì 19-07-13

Dopo un’ottima e abbondante colazione cerchiamo sulla scadente guida Lonely Planet una bella spiaggia dove passare la giornata.

Guardando su I/net le immagini delle spiagge segnalate intorno ad Agrigento, si vede che a Eraclea Minoa (40 km) oltre ad esserci una bellissima spiaggia, dietro c’è una pineta.

Il posto è decisamente molto più bello della Scala dei Turchi. Spiaggione di sabbia fine e dorata, acqua non troppo fresca, pulita, non ci sono divieti di balneazione per inquinamento.

C’era una medusa che girava, piuttosto grande (25 cm di diametro) tutta bianca con un bordino nero attorno al cappello. Per fortuna non ci siamo scontrati. L’ho vista a circa 1 metro da me.

Quando il sole picchia e il caldo diventa insopportabile, ci mettiamo nella pineta dove si sta da “puciu”. Ombra, fresco, venticello. Da passarci tutte le vacanze! Ma oggi è l’ultimo giorno. Da domani si comincia il lungo viaggio di ritorno.

Al pomeriggio sono arrivate delle persone in spiaggia e hanno discusso dove mettere l’ombrellone per non togliere “la vista” a quelli che ci sono già. Una cortesia d’altri tempi.

Verso le 17 cotti dal sole e dal caldo torniamo in camera.

Poi si va ad acquistare gli ultimi souvenir gastronomici (vini e formaggi siculi) e quindi a fare cena al ristorante/pescheria che ha un menù di pesce a 25€ tutto compreso. Ci portano da mangiare una quantità insensata di roba. Cinque antipasti freddi, cinque caldi (tra cui un ottimo fritto di paranza, frittelle di nonnato, sarde al beccafico), due primi, una grigliata di pesce. Per fortuna come dolce c’è solo una piccola mousse di limone e non una torta nuziale. Finiamo in bellezza con un limoncello. Il conto (50€) è presentato su un pezzo di carta qualunque, ma dato il prezzo irrisorio, non abbiamo voglia di discutere sullo scontrino.

Sabato 20-07-13

Oggi si torna a casa.

Da Agrigento a Catania ci sono vari cantieri stradali. Un po’ si viaggia su strade strette un po’ su pezzi di autostrada. Arrivati a Catania, l’autostrada fino a Messina è a pagamento e quindi c’è il casello. E al casello c’è una bolgia di auto che si infilano da tutte le parti. Così solo per prendere il biglietto ci è voluto un quarto d’ora.

Alle 11.45 siamo al molo della Caronte per traghettare a Villa San Giovanni. Costo per l’auto (inclusi i passeggeri) €38.50.

Sul ponte traghetto c’è un vu cumprà che vende ventagli di plastica. Da notare che sul suddetto ponte c’è un vento che porta via.

Alle 12.45 siamo dall’altra parte. Per riuscire ad entrare nell’autostrada per Salerno abbiamo fatto un giro incredibile. A causa di deviazioni e strade chiuse il navigatore si arrende.

Seguiamo le indicazioni stradali, ma i cartelli sono appoggiati malamente in prossimità delle deviazioni e poco visibili. Perdiamo circa mezz’ora per riuscire ad entrare sulla A3.

Cominciamo il lungo ritorno su una strada che sembra più ad una strada secondaria in un paese fortemente sottosviluppato che ad una autostrada.

Dopo alcune decine di km di strada orribile, cominciano dei tratti di vera autostrada su cui hanno messo un incomprensibile limite di 60 km/h. Poi tratti di stradine, cantieri interminabili, poi di nuovo strada bella, e così via fino a Salerno.

Proseguiamo. Il traffico è quasi nullo. Si viaggia rilassati.

Andiamo avanti ancora un po’.

E poi ancora un po’. Poi non vale la pena uscire dall’autostrada per cercare un hotel dove fermarci per dormire. Conclusione all’1.35 a.m. del 21 luglio siamo a casa.

Questa vacanza siciliana è stata piacevole sotto molti punti di vista: architettonico, naturalistico, balneare e gastronomico.

I siciliani sono in generale cordiali, cortesi, disponibili, non come i calabresi che ci trattavano malissimo (tranne poche eccezioni).

È stato solo noiosissimo il ritorno. 17 ore di viaggio: 16 ore di guida più un’ora per traghettare.

Il contachilometri segna 86551. Abbiamo percorso 4073 km.

Costi:

La vacanza in 2 è costata circa 3000 euro, di cui 1100 per B&B e Agriturismi e 600 circa per il viaggio A/R (traghetti, autostrade, carburante).

Lorenzo Masera [email protected]



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